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le vie della libertà |
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PREMESSA
I liberali sanno che la democrazia liberale non è un sistema perfetto,
ma è certamente quello più favorevole alla libertà, alla dignità e alla giustizia
sociale. Sanno anche che nessun programma politico e nessuna azione degli organi
istituzionali possono sortire risultati utili senza il consenso e la collaborazione
responsabile dei cittadini.
Da questa convinzione nasce l'impegno dei liberali per una società
capace di abbattere le barriere che si frappongono all'assunzione, da parte dei cittadini,
di una responsabilità consapevole e matura: consapevole, perché fondata sulla libera
convinzione che ognuno è l'artefice primo del conseguimento delle proprie aspettative di
vita; matura, perché la sua assunzione è frutto di un processo di acquisizione e
rafforzamento che deve accompagnare i cittadini in ogni fase della loro vita.
Nello Statuto di BERGAMO LIBERALE è affermata la convinzione dei
liberali bergamaschi che libertà e dignità umana siano inscindibili dal senso di
responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Una società può dirsi compiutamente
liberale quando libertà e diritti individuali si coniugano con il senso di
responsabilità dei cittadini: è proprio questo senso di responsabilità che li nobilita
e, con essi, nobilita la dignità umana.
Sotto questo profilo va sottolineata l'autonomia dell'etica
liberale, perché fondata sul senso di responsabilità individuale, in contrapposizione a
tutte quelle dottrine politiche che si fondano su di un'etica eteronoma, rispetto
alla quale l'individuo si pone come mero esecutore obbligato di norme di comportamento
prefissate e sanzionate da una volontà esterna. E' quanto avviene nei regimi dittatoriali
o teocratici, o anche solo autoritari, che sono da sempre i peggiori nemici della
democrazia liberale.
In una società compiutamente liberale le istituzioni pubbliche, che
rappresentano i cittadini e sono al loro servizio, sanno creare le migliori condizioni per
l'affermazione del senso di responsabilità dei cittadini. Ciò significa favorire le
condizioni perché ciascun cittadino possa costruire e realizzare i propri progetti di
vita, sottraendosi da sé all'ignoranza, alla povertà, al disagio, all'insicurezza e alla
conseguente paura. Significa anche che l'intervento pubblico diretto deve essere
indirizzato prioritariamente ad alleviare i problemi di chi proprio non può farcela da
solo.
Il decadimento del dibattito politico e della classe dirigente, il
senso di impotenza di fronte all'incancrenirsi di problemi irrisolti, l'incapacità di
affrontare efficacemente le nuove sfide di una società in radicale evoluzione,
l'incrudelirsi del rivendicazionismo degli interessi di parte rispetto all'interesse
generale del quale, invece, dovrebbero essere portatrici le pubbliche istituzioni, tutto
ciò svilisce e vanifica il metodo della libertà e del confronto nella responsabilità,
favorendo quello della violenza e della rissa. I liberali bergamaschi temono, soprattutto,
che il progressivo venir meno del senso di responsabilità dei cittadini rischi di far
perdere, alle singole comunità e all'Italia nel suo complesso, le ragioni dello stare
insieme.
E' convinzione di BERGAMO LIBERALE che, in tali condizioni, un
programma politico non possa e non debba limitarsi ad elencare soluzioni a singoli
problemi, senza farle precedere da un fermo monito al senso di responsabilità di ognuno e
dall'invito pressante a riscoprire le ragioni dello stare insieme, a ricostruire
l'equilibrio tra diritti e doveri come pure tra la nostra libertà e quella degli altri, a
lavorare con la convinzione che ogni risposta data al disagio e alla sofferenza altrui è
anche un passo avanti verso il miglioramento delle condizioni di vita di tutti.
Conoscenza, salute, benessere economico, sicurezza, incontro sono le
vie attraverso le quali si rafforza la libertà individuale e si estendono le opzioni di
vita dei cittadini, ma sono anche le vie attraverso le quali la giustizia si rafforza
nella sua capacità di assicurare uguaglianza di diritti e di opportunità e la
responsabilità verso gli altri rafforza la coesione sociale. Sono, infine, le vie sulle
quali devono confrontarsi le forze politiche nell'assunzione delle proprie responsabilità
di indirizzo politico e di governo della società, affinchè le pubbliche istituzioni
possano essere le migliori alleate dei cittadini nel rimuovere gli ostacoli che si
frappongono alla costruzione e realizzazione dei loro progetti di vita.
In un periodo in cui cresce il rumore di fondo di chi a parole si dichiara liberale,
BERGAMO LIBERALE vuole dare il suo contributo a realizzare in concreto una società
liberale; si propone di interpretare le istanze dei cittadini e di dare voce a quanti di
loro non sopportano più che le forze politiche si occupino e preoccupino solo di se
stesse, di contrastarsi sui propri interessi di parte, anziché confrontarsi sui problemi
dei cittadini e concorrere responsabilmente alla loro soluzione. E' anche la ragione per
cui BERGAMO LIBERALE si è tirata fuori dalle continue risse tra Polo e Ulivo, tra Lega e
resto del mondo. BERGAMO LIBERALE non vuole esserne complice: vuole solo lavorare per
lasciare questa società un po' migliore di come l'ha trovata. |
| (schede) |
LA VIA DELLA CONOSCENZA I liberali nutrono piena fiducia nella
capacità dell'uomo di pensare ed agire liberamente, di distinguere il bene dal male. La
convinzione opposta appartiene, invece, da sempre a quanti propugnano regimi totalitari,
autoritari e teocratici. I liberali credono che la conoscenza sia essenziale alla
comprensione di ciò che unisce gli uomini tra loro e del rapporto inscindibile che essi
hanno con l'ambiente.
La conoscenza aggiunge valore alla dignità umana ed è condizione
irrinunciabile per l'esercizio della libertà individuale. Anche il diritto individuale
all'uguaglianza nei punti di partenza viene infranto quando la società non è in grado di
offrire a tutti le basi della conoscenza attraverso un'adeguata istruzione sin dai primi
anni di vita. In una società sempre più complessa in cui il valore delle conoscenze
acquisite deperisce sempre più velocemente, deve essere assicurata a tutti la
possibilità di rinnovare continuamente e in ogni fase della vita l'accesso alle nuove
conoscenze, come condizione perché ciascun individuo possa sottrarsi da sé ai pericoli
di emarginazione. Là dove la conoscenza manca o insterilisce, avanza inevitabilmente il
deserto della povertà e dell'emarginazione e, con esse, il decadimento della civiltà e
della pacifica convivenza.
In un'epoca in cui la conoscenza ha dischiuso all'uomo spazi finora
inesplorati nel sapere scientifico e nelle sue applicazioni tecnologiche, i liberali si
battono affinchè le nuove conoscenze scientifiche non siano ostacolate da dispute e
opposizioni derivanti da pregiudizi ideologici e da visioni religiose, siano sempre
all'esclusivo servizio dell'uomo, del suo diritto alla vita senza sofferenza, del suo
essere parte della natura e non opposto ad essa e del conseguente diritto ad interagire
con la natura nel rispetto degli equilibri e dei legami che lo uniscono alle altre specie
viventi ed all'ambiente nel suo insieme. Nell'affermare ciò i liberali si ispirano ad
un'etica laica che presuppone l'idea di un pluralismo di valori, ugualmente ultimativi e
ugualmente legittimi, a cui si accompagna il pluralismo dei gruppi e degli individui che
ne sono portatori, siano essi credenti di un qualsiasi credo religioso ovvero siano essi
non credenti.
Nell'affermare come inalienabile il diritto individuale alla
conoscenza, i liberali sono mossi anche dalla consapevolezza che, se la democrazia è
dibattito, partecipazione responsabile e condivisione di scelte, senza la realizzazione in
concreto di quel diritto individuale non può esservi neppure vera democrazia. Ed è
proprio l'appartenenza responsabile di ogni individuo ad una società politica,
organizzata secondo il metodo e le regole della democrazia, ciò che integra il diritto
individuale con il dovere di ciascuno di alimentare la propria conoscenza e con il dovere
della società di abbattere ogni ostacolo che ad essa si frappone.
La conoscenza è, infine, lo strumento principale con cui abbattere le barriere
dell'intolleranza culturale, religiosa, politica e razziale, delle divisioni di classe,
delle ingiustizie sociali ed economiche in un'epoca in cui tali problemi non appartengono
più solo alle società chiuse come storicamente affermatesi o alle relazioni tra popoli
anche lontani, ma si frappongono, a volte anche drammaticamente, alla compiuta
realizzazione di società aperte, multietniche e multirazziali. La conoscenza è anche lo
strumento principale per abbattere qualunque discriminazione sessuale, in una società in
cui neppure alle donne riesce di acquisire pari opportunità di affermare la propria
dignità e libertà. |
| (schede) |
LA VIA DELLA SALUTE Il progresso delle scienze mediche, dopo aver debellato malattie
che, ancora pochi secoli orsono, causavano la decimazione di intere popolazioni e
l'insorgere di immani tragedie sociali ed economiche, ha saputo poi offrire cure efficaci
contro una infinità di altre malattie e, con esse, l'aspettativa di una vita migliore e
più lunga. Peraltro, restano ancora numerose le malattie di fronte alle quali la scienza
medica fatica a trovare rimedi o resta impotente. Singolarmente prese non implicano
tragedie come quelle sopra ricordate, ma, ove le si consideri tutte insieme, costituiscono
senza dubbio un fenomeno imponente e socialmente rilevante. La malattia, qualunque
malattia, crea sofferenza in chi ne è colpito e negli affetti di chi gli è vicino,
consuma risorse utili alla vita, sottrae energie umane alla società, ingenera paura e
insicurezza. La lotta alla malattia è senza dubbio al primo posto tra quelle cui il
singolo non può opporsi con le sue sole forze: essa richiede l'impegno solidale della
società intera e delle sue risorse: impegno nel favorire la ricerca scientifica, impegno
nell'approntare competenze professionali e strutture adeguate, impegno nell'individuazione
delle cause e nella prevenzione.
L'evoluzione delle conoscenze teoriche e
delle possibilità tecnologiche nel campo biologico e medico solleva opportunità e
problemi che non hanno precedenti nella storia dell'umanità, ivi compresa la possibilità
di intervenire sulla stessa natura umana. I liberali, consapevoli delle attese e dei
timori che accompagnano le applicazioni delle nuove conoscenze, indicano per esse la via
del rispetto della dignità umana, della diversità degli uomini e delle loro convinzioni,
della lotta alla sofferenza, dei diritti individuali tradizionali e di quelli nuovi che
nasceranno dall'affinamento delle conoscenze e della consapevolezza morale.
I liberali sono convinti che la via della salute parta dalla tutela e
dalla valorizzazione ambientale, con ciò attribuendo a queste un significato che va al di
là di fini estetizzanti o di prudente gestione economica delle risorse. Ad una più
intensa azione per la tutela dei sistemi e degli equilibri macroambientali, deve
accompagnarsi un'attenzione continua, convinta e profonda all'equilibrio e all'igiene
microambientali. Il verde non è solo un colore che ravviva lo sfondo grigio del cemento e
degli asfalti, le emissioni inquinanti nell'aria e nelle acque non sono solo fonte di
odori molesti o causa di degrado dell'ambiente, l'inquinamento acustico nelle vie, nelle
case e nei posti di lavoro non è solo fattore di fastidio e disturbo: tutto ciò
costituisce attentato gravissimo alla salute dei cittadini.
I liberali sono convinti, infine, che la via della salute implichi la necessità di una
più razionale distribuzione delle risorse a favore dell'attività sportiva, privilegiando
luoghi e attrezzature dello sport praticato rispetto a quello osservato. All'attività
sportiva, un tempo praticata quasi esclusivamente dalla gioventù, si sono via via
avvicinate fasce di popolazione di età più avanzata, con esigenze e motivazioni diverse
da quelle tradizionali della competizione sportiva. In considerazione di ciò i liberali
ritengono superata la distinzione tra attività sportive "maggiori" o
"minori", avendo ognuna una sua peculiare dignità ed utilità meritevoli di
attenzione e sostegno, anche quando intorno ad esse non ruotano interessi economici di
rilevante entità. |
| (schede) |
LA VIA DEL BENESSERE Storicamente il liberalismo è nato per affermare
il diritto di ogni essere umano a non essere schiavo di nessuno, a poter disporre
liberamente del proprio lavoro, della propria creatività e della propria iniziativa. Ha
opposto tali diritti a chi li violava in nome di un ordine costituito e fondato sui
privilegi derivanti dall'appartenenza alle caste aristocratiche, ecclesiastiche, militari
e di censo. E, proprio perché i privilegi di quelle caste avevano il loro baluardo
nell'esclusiva della proprietà e della ricchezza, i liberali si sono sempre battuti per
la diffusione della proprietà e il diritto alla sua tutela come condizioni della libertà
e del benessere individuale.
Non vi è dubbio che la diffusione del liberalismo nelle società
occidentali ha contribuito ad un generale accrescimento di tutto ciò che costituisce
oggetto del diritto di proprietà, sia per quanto concerne i beni materiali, sia per
quanto concerne i prodotti dell'ingegno nel campo industriale, scientifico, letterario e
artistico. Con l'accrescimento dei beni disponibili e dei diritti su di essi, si sono
accresciute anche le condizioni di benessere dei cittadini. Al contrario, non vi è dubbio
che le condizioni di arretratezza e di povertà sono oggi caratteristiche di quei paesi
che non hanno conosciuto una vera rivoluzione liberale. Così come non vi è dubbio che
alla crescita del benessere economico non sempre si è accompagnata la crescita della
responsabilità individuale - anche verso se stessi - e collettiva nei confronti di quanti
si dibattono nel bisogno e nel disagio.
Ogni passaggio epocale - quello dalla società feudale alla società
borghese, dalla società agricola a quella industriale, e così via - ha rimesso in gioco
assetti sociali ed economici consolidati. Lo stesso avviene nel passaggio da quella chiusa
entro confini territoriali a quella globale. In tali passaggi epocali c'è chi difende i
privilegi ed i vantaggi acquisiti nella società di appartenenza e si oppone ad ogni
cambiamento; c'è chi vi si oppone nella consapevolezza di non essere attrezzato ad
affrontarlo; c'è chi lo affronta e soccombe; ma c'è anche chi non era in grado prima di
affrontare la povertà, il disagio, la sofferenza e in tali condizioni rimane anche dopo.
Povertà, disoccupazione ed emarginazione sociale deteriorano la vita
degli uomini, e specialmente delle donne, dei bambini, degli anziani e costituiscono i
pericoli maggiori per la società civile. La povertà genera disperazione e la
disperazione genera estremismo, intolleranza ed aggressività.
Né un'economia lasciata a se stessa, né un'economia paralizzata da troppe regole o
sottomessa all'invadenza dello stato, possono dare una risposta alle aspettative di
benessere della maggioranza dei cittadini. Se, da un lato, il senso di responsabilità
degli individui nell'attrezzarsi ad affrontare le sfide della vita resta il fattore
decisivo sulla via del benessere, dall'altro lato è la società nel suo insieme che deve
operare ogni sforzo per offrire agli individui le opportunità di accrescere e mettere a
frutto il loro senso di responsabilità, indirizzando il sostegno diretto e le risorse
disponibili laddove ciò sia veramente necessario ad evitare irreversibili penalizzazioni
nelle aspettative di una vita dignitosa. |
| (schede) |
LA VIA DELLA SICUREZZA Ogni comunità umana trova le ragioni della sua
esistenza nella convinzione dei suoi membri di poter dare una risposta migliore e più
efficace ai problemi della sicurezza personale e dei beni di ciascuno, sia che la minaccia
giunga dall'esterno, sia che essa venga dall'interno della stessa comunità. Quando la
paura prevale su un ragionevole senso di sicurezza, ne soffrono le ragioni stesse dello
stare insieme. Tali ragioni appaiono maggiormente intuitive, e quindi più diffuse, nei
periodi storici di più accentuata conflittualità e minaccia bellica. Nei periodi di
pacifica convivenza esse assumono contorni meno definiti e si rapportano a una
molteplicità di fattori percepiti dalle sensibilità individuali in maniera diversa. Tale
percezione è influenzata senz'altro dal livello delle conoscenze dei cittadini (ciò che
è sconosciuto genera maggiore paura), dal grado di consapevolezza dei mezzi propri di
difesa (bambini, donne, anziani, emarginati hanno minori mezzi di difesa propri), dalla
gravità oggettiva di ciò che ti minaccia o ti colpisce (una malattia seria o incurabile;
una crisi economica che vanifica le aspettative di lavoro e di benessere; una calamità
naturale che si porta con sé le fatiche di una vita, e così via). In tali situazioni
cresce la domanda di aiuto che i cittadini, anche quelli maggiormente responsabili ma che
non ce la fanno da soli, rivolgono alle pubbliche istituzioni. In tali situazioni si
misura anche il grado di responsabilità della classe dirigente, di politici e
amministratori locali; la si misura secondo la prevenzione attuata per ridurre l'impatto
delle avversità, secondo l'efficienza organizzativa, secondo le risorse mantenute
disponibili e sottratte a sprechi e fatuità.
Se si è accennato alla sicurezza contro eventi eccezionali è per
rendere più intuitiva la necessità di un maggior senso di responsabilità nelle
istituzioni e in chi è chiamato a reggerle, oltre che nei cittadini che con il loro voto
esprimono la classe politica. Peraltro, il senso di responsabilità e la capacità di
amministrare la cosa pubblica si misurano soprattutto dalla qualità dei servizi
istituzionali offerti ai cittadini. Qui si vuole porre l'accento sull'attività di
prevenzione e repressione della macro-criminalità e della micro-criminalità,
quest'ultima per tanti aspetti connessa con la prima. Nonostante significativi successi
ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata italiana, resta diffusa la sensazione
dell'incapacità di affrontare la pressione esterna di nuove organizzazioni criminali
internazionali, non meno potenti, organizzate ed efferate. E' opinione dei liberali che
questa lotta non possa prescindere da una strettissima cooperazione internazionale tra
governi, magistrature e forze di polizia.
Si è detto che la micro-criminalità è in gran parte dipendente dalle
organizzazioni criminali internazionali, e che la lotta a quelle può comportare
importanti successi nella lotta a questa. Non va, peraltro, trascurato che la migliore
prevenzione della micro-criminalità si ottiene con interventi mirati ed incisivi in
quelle aree di disagio sociale che ne costituiscono l'humus naturale. Sotto questo profilo
va rafforzata la collaborazione tra le pubbliche istituzioni e quelle associazioni di
volontariato che hanno saputo mettere in opera strategie efficaci nel contrastare disagio
ed emarginazione. Laddove non arriva la prevenzione le pubbliche istituzioni devono
opporre un'efficace azione repressiva, perché riesce intollerabile che oggi in Italia la
micro-criminalità goda di una pressochè totale impunità. Solo la certezza di non poter
sfuggire alla legge e alle sue sanzioni, più che la pesantezza di queste ultime, possono
indurre una progressiva diminuzione della criminalità. Le pene detentive devono avere
carattere residuale rispetto a misure punitive che possono essere altrettanto efficaci
senza comportare il sacrificio della restrizione personale. In ogni caso strutture e
organizzazione del sistema carcerario non devono risultare lesive della dignità umana ed
ogni sanzione deve essere mirata al successivo pieno reinserimento nella società.
Connesso con il problema della prevenzione e repressione dei crimini è l'altro - non
meno rilevante - della riorganizzazione e modernizzazione del sistema giudiziario
italiano, dei tempi di celebrazione dei processi, della garanzia di terzietà dei giudici
e di una più radicale definizione del loro ruolo rispetto alle funzioni investigative e a
quelle della pubblica accusa. La riorganizzazione e modernizzazione del sistema
giudiziario italiano non è meno pressante per la giustizia civile ormai giunta ad un
punto drammatico di collasso. |
| (schede) |
LA VIA DELL'INCONTRO Nel progressivo evolversi di una globalizzazione
delle relazioni umane e tra stati, acquisiscono sempre maggior rilievo alcune
problematiche, la cui soluzione sfugge alle capacità dei singoli stati e dei loro
ordinamenti giuridici. La lotta alla criminalità internazionale; la lotta ai crimini
contro l'umanità ed i connessi diritti umani; la prevenzione e riduzione dei conflitti
bellici regionali e delle guerre civili; la lotta contro la fame nel mondo; la tutela
dell'ambiente e del patrimonio storico e monumentale; la tutela della libera circolazione
sui mercati internazionali di materie prime, merci, capitali e manodopera, entro un
sistema che salvaguardi, da una parte, gli interessi degli operatori economici e dei
consumatori e, dall'altra, i diritti dei paesi più poveri e delle loro popolazioni; sono
tutte sfide che richiedono una più stretta cooperazione dei popoli e dei loro governi
affinchè si possa giungere ad un sistema giuridico internazionale e ad organismi
internazionali capaci di intervenire tempestivamente ed efficacemente per farlo
rispettare. In questa prospettiva i liberali bergamaschi auspicano una sempre più
completa integrazione politica della Comunità Europea ed un rafforzamento effettivo dei
poteri di tutte le istituzioni dell'ONU.
L'incontro tra popoli e istituzioni governative non deve far scordare
che una società liberale si regge sulla valorizzazione e tutela della dignità
individuale e dei diritti ad essa accordati, così come libertà e dignità nella
responsabilità implicano un intreccio di relazioni capaci di dare una risposta migliore
alle scelte di vita proprie e degli altri.
I liberali sanno come le ragioni, che inducono gli individui ad
incontrarsi e a mettere in comune affetti, esperienze di vita ed operosità, siano spesso
radicate nella comunione di valori culturali, religiosi, ideali. Essi credono che, in un
quadro sociale di diffusa tolleranza, rispetto, comprensione e collaborazione, la
diversità e il pluralismo di tali valori siano una ricchezza insostituibile per la
società in quanto moltiplicano le ragioni dell'incontro tra individui singoli o
associati, aumentano le opportunità di non vedere frustrato il senso di responsabilità e
quelle di realizzazione delle scelte di vita, coprono spazi di sostegno altrimenti non
raggiungibili dalle pubbliche istituzioni, rendono la società più coesa e meglio
attrezzata ad affrontare sfide ed avversità.
I liberali bergamaschi credono che tra gli obbiettivi indilazionabili
della società italiana contemporanea vi sia quello di rimodellarsi su di una più
significativa valorizzazione di tutte le esperienze d'incontro. E' in questa prospettiva
che devono essere riconsiderati anche ruolo e funzioni degli enti locali, perché
diventino sempre più soggetti responsabili di governo effettivo.
I liberali vedono nella famiglia il luogo privilegiato dell'educazione
e della formazione dei cittadini e credono che sia compito prioritario degli enti locali
attuare tutte quelle iniziative che possano favorire il migliore conseguimento dei fini
della convivenza famigliare. Essi sanno che proprio la famiglia è il luogo in cui possono
trovare sollievo i problemi dei cittadini più deboli e bisognosi di incontro (bambini,
donne, anziani, portatori di handicap), ma sanno anche che il degrado della civile
convivenza e il mancato rispetto dei diritti individuali originano spesso proprio al
riparo delle mura domestiche. L'attenzione prioritaria delle pubbliche istituzioni ai
problemi della famiglia sarà tanto più efficace quanto più saprà considerare entrambi
gli aspetti della convivenza famigliare.
I liberali considerano qualsiasi rapporto affettivo e di mutua collaborazione e
sostentamento altrettanto importante di quelli che reggono la convivenza nella famiglia
tradizionale. Credono che una società rispettosa della libertà e dignità umana non
possa esimersi dall'abbattere le barriere del pregiudizio, dell'intolleranza e
dell'incomprensione che ancora causano la discriminazione tra forme di convivenza diverse
rispetto a quelle tradizionali, siano esse fondate su di un sentimento di amicizia oppure
su di un più solido legame affettivo eterosessuale o omosessuale. |