OCALAN: la spuntano i turchi

17.02.1999 - Con un colpo di mano in Kenia, i Turchi rapiscono Ocalan dall'ambasciata greca. Per come si sono svolti i fatti, sembra più verosimile che kenioti e greci abbiano consegnato Ocalan ai turchi. Al di là delle imputazioni rivolte dai turchi ad Ocalan - peraltro non dissimili da quelle rivolte un tempo al premio Nobel per la pace Arafat - resta il fatto che la comunità internazionale ha rifiutato la mano tesa di Ocalan e del PKK per una reale soluzione pacifica della questione curda. Ogni volta che le sorti di un popolo vengono lasciate alla legge delle armi e all'arbitrio del più forte, è la sconfitta del processo di pacificazione e di civile convivenza tra popoli,  è l'umiliazione del ruolo delle istituzioni sovranazionali. Da troppo tempo l'ONU ha abdicato al suo ruolo di supremo regolatore politico delle controversie internazionali, lasciando il passo al potente regolatore militare della NATO. Da qualche tempo anche la NATO sta diventando mera copertura di operazioni militari condotte dai paesi più forti che ne fanno parte.
Il quadro è completo ove si consideri la grave insipienza e, quindi, la quasi totale assenza di una politica estera comune dell'Unione Europea. Non sappiamo se Ocalan sarà processato e giustiziato o se morirà casualmente nelle trucide galere turche, ma, comunque, vada gli saremo grati per aver messo a nudo il gretto pilatismo della Germania e dell'Europa, oltre all'indolenza pasticciona dell'Italia. Gli saremo grati per averci resi ancora più convinti della necessità di un rinnovato impegno a rivoltare le istituzioni sovranazionali, perchè esse possano riappropriarsi dell'unico ruolo che spetta loro: supplire l'incapacità o la malavolontà degli stati nazionali nella tutela dei diritti individuali ovunque vengano violati, nella promozione della pace, della democrazia, dello sviluppo economico e sociale dei popoli, nella soluzione dei problemi macro-ambientali e nella difesa del patrimonio archeologico, monumentale e artistico.