| KOSOVO: tre interrogativi | |
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26.03.1999 - I bombardamenti sulla Serbia sono accompagnati in questi giorni da lunghi dibattiti sui mass-media. Chi critica lintervento militare e chi ne è favorevole. A volte le opinioni affondano le radici in pregiudizi e come tali sono scarsamente attendibili, a volte le sorregge un ragionamento e perciò vanno vagliate con attenzione. Alla fine, però, sono tre gli interrogativi ai quali ciascuno di noi deve dare una risposta. Il primo è se a Rambouillet è stato fatto davvero tutto il possibile per evitare la guerra: la risposta non la sapremo mai. Sappiamo, invece, che la Serbia non ha cessato di ammassare truppe in Kosovo, di perpetrare massacri di civili, di radere al suolo interi villaggi, proprio mentre le trattative con i paesi occidentali miravano a fermare tutto ciò. Il secondo interrogativo è se alle soglie del 2000 loppressione e lo sterminio di un popolo debba essere considerato fatto interno di un qualsiasi paese o debba essere considerato violazione dei basilari diritti umani e, come tale, offesa allintera umanità e alla comunità internazionale. Il terzo interrogativo coinvolge la titolarità della legittimazione ad intervenire a tutela dei diritti umani violati e le modalità per lesercizio di tale diritto. Spetta allONU o spetta a qualsiasi paese singolo o associato ? e, nel secondo caso, quali garanzie vi sono perché lesercizio di questo diritto non sia esercitato discrezionalmente (Kosovo si, Kurdistan o Birmania no) ? La questione della certezza del diritto internazionale e delle procedure per il suo esercizio, diventa dunque essenziale. Sotto questo profilo appaiono non più dilazionabili un rafforzamento dellONU e delle sue capacità decisionali, la soppressione del diritto di veto entro il "club" del consiglio di sicurezza, la revisione delle procedure per la nomina del consiglio di sicurezza, lallontanamento dallONU di quei paesi che non ne rispettano i princìpi costitutivi o che di fatto li violino. Finchè lONU non sarà ciò che noi tutti vorremmo che fosse, non ci resta che valutare caso per caso la legittimazione degli interventi, come quello attuale in Serbia, laddove la diplomazia fallisce. Così come non ci resta che lottare per rompere il silenzio e richiamare lattenzione della comunità internazionale su tutte quelle violazioni dei diritti umani e dei diritti fondamentali dei popoli, dei quali non si curano nè lONU per le ragioni che abbiamo detto sopra, né altri paesi perché privi di un interesse proprio. |
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