campo nomadi: i diritti umani possono convivere con la sicurezza

09.11.1999 - Nuova Fiera, nuovo Ospedale, tram veloce, Centro Sociale "Pacì Paciana", campo nomadi, ristrutturazione del corpo di vigilanza urbana: sono alcune delle patate bollenti che la nuova amministrazione si è trovata sul tappeto e che ora vuole affrontare e risolvere per poi amministrare senza scossoni gli ultimi anni che la divideranno dalle prossime elezioni. Sono patate bollenti perchè su di esse la destra aveva fondato le proprie battaglie contro la Giunta e la maggioranza precedente, oltre che scaldato gli animi in campagna elettorale. Che poi affronti questi problemi con coerenza rispetto agli impegni presi, è cosa ancora da dimostrare. Noi non gliene faremo una colpa se le decisioni che assumerà non saranno proprio coerenti. Scaldare gli animi e cavalcare gli umori della gente è cosa facile quando si è in minoranza, come è cosa facile fare polemica politica proponendo "bianco" quando gli avversari propongono "nero", e viceversa. Amministrare e amministrare bene, si sa, è un'altra cosa: occorre avere una visione d'insieme dei problemi, tenere d'occhio le compatibilità finanziarie, muoversi nel rispetto delle normative vigenti. E' così che ieri sera si è scatenata la "bagarre" in consiglio comunale tra maggioranza di destra e Lega sul problema della localizzazione del campo nomadi. La nuova maggioranza lo vuole più piccolo, rispetto a quello previsto dai suoi predecessori, e più lontano dall'abitato del quartiere di Boccaleone, sul confine con il comune di Seriate amministrato dalla Lega che del campo nomadi non vuole neppure sentir parlare. La "bagarre" si è conclusa con un rinvio della discussione.
Con la legge 22 dicembre 1989, n. 77, la Regione Lombardia si è dotata di uno strumento normativo per la tutela delle popolazioni appartenenti alle «Etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi» e, di anno in anno, l'ha finanziata con somme cospicue. E' una legge attuativa della "dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" nella parte in cui detta dichiarazione riconosce i diritti delle minoranze etniche ed il relativo diritto di quelle dedite al nomadismo. E' una legge che incoraggia gli interventi di tipo sociale nel settore sanitario, in quello dell'istruzione, della tutela culturale, etcc... nel rispetto delle tradizioni e delle abitudini di vita di quelle popolazioni. Ma è anche una legge che offre uno strumento più efficace per il controllo degli insediamenti al fine di prevenire i problemi di sicurezza che spesso sono collegati alla presenza di nomadi sul territorio. La legge, dunque, prevede l'istituzione di campi nomadi nei comuni ed i requisiti cui i campi devono conformarsi perchè siano garantiti, da un lato, i diritti di cui si è detto, dall'altro, la sicurezza delle popolazioni che li ospitano. Il "campo nomadi" è, dunque, un preciso dovere anche per una città come Bergamo, dalle grandi tradizioni di civiltà. Ciò che però conta di più, non è la semplice istituzione di un qualsiasi campo nomadi per lavarsi la coscienza, ma è soprattutto la capacità dell'amministrazione comunale di dare attuazione in concreto alla dichiarazione dei diritti dell'uomo e soddisfare le finalità che la legge regionale ha voluto. Se ciò non avverrà, anche i problemi della sicurezza, per la parte connessa con la presenza di un campo nomadi, non avranno la risposta che pure meritano. Insomma, un'amministrazione seria e lungimirante deve saper conseguire la tutela equilibrata dei diritti degli uni e degli altri perchè possa essere salvaguardata la pacifica convivenza nella diversità.