|
20.02.1999
- "Solve et repete", ovvero prima paga, poi chiedi indietro quello che non
dovevi pagare: questo è il principio sul quale si regge il sistema fiscale in Italia.
Qualcosa di analogo si è fatto strada anche nel campo giudiziario: prima ti metto in
galera, poi, se mi dimostrerai d'essere innocente, allora potrai tornare libero.
Ovviamente, guai a chi pensa che l'ufficio imposte o il magistrato di turno possano
aver commesso un errore a monte nell'accertamento dell'evasione o del reato: parliamo di
errore, ovviamente, perchè dubitare della buona fede è blasfemia.
In nome del "solve et repete" ora il governo ha varato una riforma della
riscossione dei tributi che autorizza le esattorie all'espropriazione forzata dei beni di
chi non paga i tributi entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale. Gli
italiani devono ringraziare il governo per la generosità di un termine così ampio entro
il quale, notoriamente, è possibile ottenere l'annullamento delle "cartelle
pazze" - per colpa dei computers - o lo sgravio dall'ente impositore, magari dopo un
regolare giudizio tributario che, altrettanto notoriamente dura assai meno di 60 giorni.
Ringraziamo il governo per i 60 giorni: qualcuno aveva proposto che l'esecuzione forzata
iniziasse contemporaneamente alla notifica della cartella esattoriale. Nessuna pietà per
gli evasori ! ma neppure per un governo che affossa i più elementari princìpi della
civiltà giuridica. |