DROGHE LEGGERE e depenalizzazione

04.03.1999 - Nel proprio manifesto programmatico "Bergamo Liberale" ha espresso la convinzione e l’impegno affinchè le pene detentive abbiano carattere residuale rispetto a misure punitive che possono essere altrettanto efficaci senza comportare il sacrificio della restrizione personale. Ciò non solo per un evidente principio garantista, ma anche perché ciò facilita l’esecuzione della pena e conferisce ad essa maggiore certezza. In questa direzione si sta muovendo il parlamento con la legge di delega al governo sulla depenalizzazione dei reati minori. Furto semplice, guida senza patente, ubriachezza molesta, emissione di assegni "privi di provvista, mendicità, sono alcuni dei reati depenalizzati; altri sono stati declassati, come l'oltraggio a pubblico ufficiale. Non più pene detentive, ma sanzioni pecuniarie ed altre misure collaterali, come la sospensione dall’attività. Restano invece reato gli atti di apologia del fascismo, che potevano essere depenalizzati dal momento che la nostra legislazione prevede già come reati la diffusione di idee, la commissioni di violenze o l’incitamento ad esse, fondati sull’odio razziale, etnico, nazionale e religioso oltre che le idee e gli atti volti al sovvertimento delle libere istituzioni democratiche.
La maggioranza dei DS, la destra ed i partiti dei cattolici hanno, invece, bocciato la depenalizzazione dell’uso in gruppo delle droghe leggere. E’ un tema che da tempo divide opinione pubblica, forze politiche e quanti si occupano della prevenzione del fenomeno droga e del recupero dei tossicodipendenti. Una soluzione deve essere comunque trovata perché è evidente che continuare a considerare l’uso di droghe leggere come reato penalmente perseguibile, da un lato, non giova a contrastare il fenomeno e, dall’altro lato, se consideriamo che l’uso di droghe leggere è divenuto ormai un fenomeno di massa tra i giovani, induce a riflessioni sconfortanti sulla possibilità che possa crescere in loro e nella società di domani quel rispetto della legalità che è presupposto necessario della civile convivenza.