RADICALI: liberali o libertari ?

07.03.1999 - Si chiude il congresso della galassia radicale all'insegna della "Rivoluzione Liberale". Davanti agli schermi televisivi ci coglie un brivido nel vedere evocato nell'insegna l'antifascista Piero Gobetti, proprio nel giorno in cui Marco Pannella si rivolge al congresso provinciale romano di AN con le parole "amici missini" e "amici fascisti". Siamo abituati alla petulante platealità dei radicali, alle loro contraddizioni, ai loro assurdi: nel tentativo di accreditarsi a dritta e a manca, il popolo radicale e la pur dignitosa idea libertaria che lo anima sono ormai ridotti al nulla. Abbiamo condiviso molte battaglie con i radicali, forse ancora ne condivideremo, ma la nostra resta e rimane un'anima liberale, una concezione liberale della politica. Certamente comprensive del pensiero economico liberista e, perchè no?, anche parzialmente di quello libertario. Il liberalismo è per noi innanzitutto uguaglianza di libertà, di diritti, di opportunità per ciascun individuo. Il liberalismo è per definizione la teoria dei limiti del potere statale, economico, sociale, ma non si spingerà mai ad essere individualismo integrale o anarchismo. C'è un presupposto etico irrinunciabile nelle ragioni liberali dello stare insieme: rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad una vita degna, il più possibile conforme ai progetti e alle aspettative di ognuno. Le ragioni liberali dello stare insieme sono anche le ragioni del primato della politica rispetto al mero liberismo economico e all'integralismo individualista.
Lo capiranno mai i radicali italiani ?