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10.03.1999
- Il termine
"agevolare" ha il suo contrario in "ostacolare". Se il legislatore
sente la necessità di concedere agevolazioni rispetto ad una normativa generale,
significa che quella normativa è un ostacolo. Gli ostacoli vanno rimossi. In Italia,
però, si preferisce da sempre una legislazione che crea ostacoli. Gli ostacoli, si sa, a
volte generano postulanti e clienti il cui servilismo cresce con il crescere delle
agevolazioni concesse per graziosa magnanimità del principe, altre volte generano merce
di scambio. Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Io ti allento un po le tasse
o ti creo degli incentivi per la rottamazione e tu non mi crei problemi sulle 35 ore, sui
lavori parasubordinati, sul collocamento dei disabili, sulla rappresentanza sindacale,
etcc
E questo il tipo di relazioni che il governo ha avviato con il mondo
dell'imprenditoria: ne è un esempio la riduzione dellaliquota IRPEG dal 37%
al 19% sugli utili accantonati per linvestimento in beni strumentali. Se poi le
agevolazioni privilegiano la domanda per investimenti anziché quella per i consumi e ne
trarranno beneficio prevalentemente le imprese medio grandi limitatamente a due
anni -, non cè da preoccuparsi: piccole e micro imprese sono postulanti e clienti
diversi con cui trattare uno scambio diverso in tempi diversi. Qualcuno lo chiama metodo
della "concertazione": Ciampi e Cofferati ne sono così entusiasti che pensano
di esportarlo anche nel resto dEuropa. Se sopravvivesse il decreto 5 giugno 1448 di
Filippo Maria Visconti "Nemo pisset ad scallas Pallatii nec in Brolleto",
certamente qualche potente associazione di incontinenti e prostatici riuscirebbe a
spuntare una sacrosanta agevolazione. Se poi sopravvivesse quello del 7 maggio 1476 "
Crida quod sodomite tam agentes tam patientes comburrantur" certamente i produttori
di jeans riuscirebbero a far evitare il rogo ai loro clienti. |