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18.03.1999
- Scrivevamo il 1°
marzo scorso che un posto d'insegnante è come il tozzo di pane che non si nega a nessuno.
Un tozzo di pane proprio a buon mercato, considerati gli stipendi degli insegnanti.
Dobbiamo ricrederci: a qualcuno il tozzo di pane verrà certamente negato. Il prossimo
concorso per posti di ruolo nella scuola vedrà un esercito di 2 milioni di aspiranti.
Davvero troppi, anche per un tozzo di pane. Pensavamo che un posto di lavoro così
squalificato e sottopagato non avrebbe interessato nessuno o solo pochi disperati.
Sbagliavamo. Ma, a parte il discorso retributivo che vedrà tra non molto insorgere i 44
mila fortunati prescelti tra i 2 milioni di aspiranti oggi disposti a tutto per il tozzo
di pane, ci chiediamo se sia legittimo discriminare tra coloro che oggi sono già nella
scuola - sia pure come precari - e coloro che nella scuola aspirano ad entrarvi per la
prima volta. Ci chiediamo se l'ingresso dei docenti nella scuola debba avvenire una volta
per tutte e per tutta la vita, se debba semplicemente regolarizzare posizioni di lavoro
precario o aumentare il numero degli occupati, ovvero se non debba fondarsi su un esame
severo ed attento delle conoscenze e delle attitudini indispensabili a istruire e formare
i nostri giovani. Insomma, la nostra sfiducia in questi maxiconcorsi è profonda. Da
liberali vorremmo che gli insegnanti venissero selezionati e assunti direttamente dalle
scuole, messi alla prova nei singoli istituti, valutati anche da alunni e genitori. E se
alla prova sul campo non si dimostrassero all'altezza del loro compito, vorremmo che
venissero messi alla porta per far posto ad altri più meritevoli e capaci. E' volere
troppo ? non lo crediamo. |