|
19.03.1999
- Ieri, a Reggio
Emilia, un ragazzo di diciannove anni ha ucciso a coltellate la madre; un altro di
ventinove anni, nel cagliaritano, dà fuoco al padre. Oggi, a Roma, un altro giovane tenta
di ammazzare il padre con la freccia di un arco da competizione. Non passa giorno senza
che, qua e là per lItalia, un figlio non ammazzi un genitore o un genitore non
ammazzi un figlio. Sono drammi famigliari che hanno la loro causa nel degrado dei rapporti
allinterno delle famiglie ed è la ragione per cui inquietano meno lopinione
pubblica. Sono fatti di altri, allinterno di altre famiglie: nella nostra non
accadrebbe mai. I cittadini si sentono insicuri per la crescita di episodi di violenza
perpetrati da estranei o da stranieri. Così va in televisione un servizio
sullassassinio di un prete da parte di un extracomunitario, con lintera
popolazione di una paesotto di frontiera che insorge per scacciare tutti gli
extracomunitari e chi offre loro un aiuto e un conforto. Lassassinio di una
nigeriana ad opera di un frate è, invece, nulla più che un fatto pietoso da avvolgere
nel silenzio e dimenticare: nessuno insorge per scacciare i frati. Cè qualcosa che
non va nel modo di affrontare simili problemi, nel ridurli entro categorie: genitori,
figli, preti, extracomunitari, etcc
Dietro a ciascun episodio criminale cè un
dramma individuale, di disperazione, di angoscia, di disagio. Semplificare giova a poco,
assolvere o condannare per categorie non porta da nessuna parte. E lindividuo
in crisi, nei rapporti con altri individui allinterno e allesterno di forme
comunitarie di appartenenza o di convivenza. E tutta la nostra società che deve
essere ricostruita dalle fondamenta sul rispetto di ogni singolo individuo, della sua
dignità, della sua diversità, delle sue capacità o dei suoi limiti. Perché sono i
singoli individui che compongono la famiglia, la comunità, la società e troppo spesso
sono proprio queste allorigine del disagio dei loro membri. Per fortuna ci sono i
matti a darci ancora un po' di speranza. Come quello del lecchese, rinchiuso per anni
entro un ospedale psichiatrico e ammutolito nella sua sofferenza, che ritrova la parola e
il sorriso nellincontro casuale con lanziano padre.
|