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22.03.1999
- Ci si avvicina, ormai, al referendum del 18 aprile e il dibattito sui
mass-media, forse più che nellopinione pubblica, comincia a scaldarsi. Noi liberali
pensiamo che sia sacrosanta labolizione della quota proporzionale dal nostro sistema
elettorale per il Parlamento. NellItalia dei compromessi e delle mille furbizie non
cè posto per un sistema elettorale ibrido. Non cè posto neppure per una
campagna denigratrice dei sistemi proporzionali, che in altri paesi hanno dato e danno
ottima prova di sé. Ben intesi, nessun sistema elettorale è perfetto, ma è certamente
meno perfetto quando si tratta di un ibrido come in Italia. I sistemi elettorali, poi, non
sono da se soli sufficienti a rendere solida ed efficiente una democrazia, quando le
stesse forze politiche perpetuano comportamenti che confliggono con uno dei presupposti
della democrazia: rendere esplicita la volontà degli elettori. Per creare confusione da
noi si è giunti al sistema maggioritario non sul presupposto che abbia titolo ad entrare
in Parlamento il candidato più valido del partito più apprezzato, bensì un candidato
che sia espressione di una eterogenea coalizione di molti partiti. E leffetto
dello sciagurato "bipolarismo". Allinterno della coalizione si spartiscono
i collegi tra questo o quel candidato di questo o quel partito. Così si aumenta la
moltiplicazione per partenogenesi delle formazioni minori (siamo a oltre 50) ed il loro
potere di ricatto; si incrina la governabilità del paese perché gli eletti in Parlamento
fanno poi turismo politico da questo a quel gruppo parlamentare, da una aggregazione ad
un'altra (cd. ribaltoni e ribaltini). Insomma, nessun sistema elettorale potrà mai
sortire quei risultati che gli italiani auspicano da tempo, se non vi è
contemporaneamente unassunzione di responsabilità da parte delle forze politiche e,
soprattutto, da parte di quelle maggiori: ciascun candidato e ciascun partito corra con le
proprie gambe e vinca il migliore. Se Ds e FI hanno il 20% ciascuno dei consensi
elettorali e per vincere nei collegi uninominali basta un voto in più degli altri, vadano
per loro conto alle elezioni, senza accordi con i partiti minori. Molti di questi ultimi
scompariranno e non ce ne duole; altri, che hanno qualcosa di diverso da proporre e
candidati validi potranno sopravvivere e, magari, domani insediare i partiti maggiori.
Questa è la chiarezza e la democrazia che gli italiani vogliono. |