CIAMPI e le riforme costituzionali

26.05.1999 - Il tema delle riforme della Costituzione si ripresenta oggi all’attenzione delle forze politiche per iniziativa del Capo dello Stato che ieri si è incontrato con i presidenti di Camera e Senato e delle rispettive Commissioni competenti in materia di riforme costituzionali. Il fallimento della Bicamerale, presieduta da D’Alema, è stato originato da una visione parziale e di parte che le singole forze politiche avevano delle soluzioni possibili: il timore dei liberali è che il clima politico non sia ancora sufficientemente disteso per affrontare temi che richiedono una visione "alta" della politica, scevra da interessi di parte, quale questo Parlamento non è ancora riuscito a darsi. In queste condizioni è preferibile legiferare con leggi ordinarie: se vi sono le maggioranze qualificate per le riforme della costituzione, perchè non dovrebbero esserci quelle semplici per varare una migliore legislazione ordinaria? Ciampi, già dal suo insediamento al Quirinale, aveva manifestato il proposito di lavorare col massimo impegno per rilanciare la riforma della Carta Costituzionale. Oggi, poi, Ciampi ha avuto il primo incontro ufficiale con il Consiglio Superiore della Magistratura al quale ha indicato come prioritarie le riforme per il "giusto processo", del "giudice unico", della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, della formazione iniziale e permanente dei magistrati, dello snellimento del contenzioso civile. Egli ha, altresì, ricordato che ogni anno l’Italia subisce numerosissime condanne in sede europea per le lungaggini dei suoi processi, sopportandone costi elevati per risarcimento dei danni ai cittadini.