TERRORISMO: l'assassinio di D'Antona

31.05.1999 - Dopo l'assassinio di Massimo d'Antona e la rivendicazione da parte delle Brigate Rosse, politici, forze dell'ordine e comuni cittadini si interrogano sulla possibilità che l'Italia ripiombi negli anni oscuri del terrorismo, che sembravano ormai appartenere ad un passato, tragico, ma pur sempre passato. Per la verità, chi sembra non preoccuparsi più di tanto è solo Bertinotti: dopo l'appoggio offerto al criminale Milosevic, sembra trovare giustificazioni anche ai criminali delle BR. Dal canto suo, Veltroni offre una spiegazione che vuole essere anche un messaggio di fiducia: " i terroristi non hanno capito che l'Italia non è più quella di 20 anni fa". Per la verità neppure l'Italia di 20 anni fa era tale da giustificare il terrorismo, così come non è diversa oggi che gli ex-PCI sono al governo. A ben vedere, neppure il crollo dell'impero comunista sovietico rende diverso, per quel che ci occupa, il contesto internazionale di oggi rispetto a quello di 20 anni fa. La follia si è solo trasferita altrove e, in alcuni casi, ancor più vicino a noi, rispetto ai confini dell'ex-impero sovietico. La domanda che dobbiamo porci è: "perchè l'Italia dovrebbe essere immune dalla follia criminale di pochi ?". Non c'è alcuna ragione perchè non lo sia. E, se così stanno le cose, non vi è neppure ragione perchè si debbano intavolare disquisizioni sociologiche. La criminalità è stata combattuta ieri, così come deve essere combattuta oggi: non deve trovare impreparati nè i nostri governanti, nè le forze dell'ordine, nè la coscienza civile dei cittadini.