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18.06.1999
- Il Governo ha approvato
oggi, in via definitiva, il decreto legislativo di riforma della sanità pubblica. Medici
e dirigenti ospedalieri hanno proclamato uno sciopero per il 21 giugno. Della riforma si
può condividere la più accentuata responsabilità attribuita ai primari e la valutazione
che di essa deve essere effettuata ogni cinque anni, ma non pare che l'attribuzione della
valutazione ad una specifica commissione di camici bianchi possa mettere al riparo dai
giochi di potere delle baronie mediche. Soprattutto, se i primari debbono essere
responsabilizzati, non si può prescindere dall'attribuire loro un più vasto potere nella
scelta dei collaboratori e nell'acquisizione di tutto ciò che può contribuire al
migliore espletamento del loro ruolo: ciò sembra confliggere con analoghi poteri dei
dirigenti amministrativi.
Senz'altro criticabile è l'ingessamento del sistema sanitario pubblico attraverso la
irreversibilità della opzione di lavoro esclusivo. Certamente l'attività esterna e
libero-professionale dei medici ospedalieri è stata fonte di non pochi abusi, ma una
maggiore elasticità nei rapporti con il sistema privato convenzionato potrebbe solo
giovare al sistema pubblico. Altrimenti, cosa ci stanno a fare le convenzioni ed il rigido
sistema di controlli che esse comportano? |