LEVA OBBLIGATORIA: l'abolizione è un'opportunità per scelte liberali

06.09.1999 - Servizio militare e obiezione di coscienza, protezione civile e servizio civile. Sono quattro nozioni ben distinte tra loro e che si atteggiano in modo diverso l'una con l'altra. Al dovere etico-costituzionale di difendere con le armi la propria patria si contrappone la convinzione etica-filosofica-religiosa di chi rifiuta l'uso delle armi. Il contrasto si può risolvere mantenendo l'obbligatorietà del servizio militare e al contempo l'esenzione dall'obbligo per gli obiettori; oppure abolendo l'obbligo e istituendo un servizio militare su base volontaristica che non confligge con le convinzioni degli obiettori. A noi liberali sembra da molti anni la via migliore e quella capace di dare alle nostre Forze armate quella professionalità ed efficienza finora largamente disattese. Il Governo attuale ha sposato questa tesi e noi ne siamo solo contenti.
Protezione civile e servizio civile, non sono invece nozioni tra loro in contrasto. La protezione civile è anzitutto un dovere dello Stato verso la collettività dei cittadini: buon senso vorrebbe che fosse lo Stato stesso a garantirla, con uomini e mezzi. Il servizio civile è, invece, un dovere di ogni singolo cittadino attuabile entro un servizio di protezione civile pubblico, oppure attraverso prestazioni ad enti pubblici o ad associazioni ed enti privati con finalità solidaristiche, umanitarie di tutela dell'ambiente o del patrimonio storico-culturale. Non vi è, dunque, conflitto tra le due nozioni.
Il conflitto sembra nascere, invece, dall'ipocrisia con cui è stato sin qui affrontato il rapporto tra le quattro nozioni di cui si è detto sopra. Lo Stato ha mantenuto il servizio militare obbligatorio, dispensandone gli obiettori ed istituendo un servizio civile sostitutivo. Ovviamente quest'ultimo, non è stato realizzato entro un sistema di protezione civile statuale, mentre all'esercito si sono via via attribuiti compiti di protezione civile. La possibilità di esercitare l'opzione tra servizio militare e servizio civile, ha reso di fatto non obbligatorio e volontaristico il primo, mentre si è continuato a giustificare il secondo con l'obiezione di coscienza. In assenza di un servizio nazionale di protezione civile, si sono avvantaggiati del servizio civile gli enti pubblici e le associazioni di volontariato per reperire personale aggiuntivo. E questi sono insorti contro l'abolizione della leva obbligatoria che comporta di necessità l'abolizione dell'obbligatorietà del servizio civile sostitutivo.
In mezzo a tanto pasticcio, si può trovare una soluzione liberale che salvaguardi la libertà individuale di offrire o meno una propria prestazione ? noi crediamo che un esercito volontario e professionale tuteli l'esigenza di una difesa efficiente, che l'istituzione di una struttura di protezione civile su base volontaristica sarebbe del tutto auspicabile, che la scelta fortemente apprezzabile di offrire un aiuto al prossimo e alla collettività possa essere incentivata mediante un sistema più esteso di facilitazioni e di aiuti ad associazioni ed enti, oltre che con la istituzione di un sistema premiale per chi meritoriamente vi si impegna. Se, come sembra, il governo vuol ridurre l'aliquota IRPEF, perchè non cominciare proprio da quanti possono dimostrare un impegno in enti ed associazioni volontaristiche ? E' solo un esempio, ma crediamo che esso si collochi su una strada ancora tutta da scoprire.