ED ORA CI PROVA AMATO

11.09.1999 - Ci hanno provato Segni con il "Patto Segni", Bordon con "Alleanza Democratica", Dini con la sua "Lista Dini", Maccanico con l’"Unione Democratica", Cossiga con l’"UDR". Sono diventati degli zombi. Prodi ha messo insieme qualche sindaco con Di Pietro, ma già, dopo il magro risultato delle Europee, si avvertono i segnali dell’incipiente disgregazione de "I democratici". La coppia corsara Pannella-Bonino si tiene prudentemente alla larga dalle istituzioni italiane e si guarda bene dal competere con lo schieramento della sinistra o con quello della destra, anche se il cuore e le ragioni della borsa la trattengono a destra. D’Alema e Berlusconi hanno portato a compimento il loro disegno. Dentro e fuori lo schieramento socialista dell’uno o quello democristiano dell’altro, ogni iniziativa che cerchi di dar vita ad una forza politica diversa ed autonoma sembra destinata al fallimento. A ben guardare, però, tutti i tentativi di cui si è detto hanno qualcosa in comune: l’accettazione supina e acritica – quasi fatalistica ! – dell’ineluttabilità del cosiddetto "bipolarismo", che presuppone l’impossibilità, per ogni altra forza politica, di crearsi uno spazio "proprio" fuori da quelli saldamente occupati dalla cultura socialista o da quella democristiana. In realtà, tutti i tentativi di cui si è detto all’inizio, non solo non si ponevano contro il "bipolarismo", ma neppure si connotavano per una autentica diversità di cultura politica negli uomini e nelle idee rispetto ai due "poli".
Ora ci prova Amato, che, non solo è un socialista - e come tale non è diverso da D’Alema - ma neppure aspira a porsi fuori dai due schieramenti. Il suo destino è segnato. Finchè in Italia la cultura politica liberale e chi la vuole rappresentare politicamente non si riappropriano della consapevolezza della loro diversità rispetto a socialisti e democristiani, recuperando davvero la voglia ed il coraggio di confrontarsi e competere con la cultura socialista e con quella democristiana, è davvero sciocco illudersi di poter delegare la rappresentanza liberale a chi liberale non è.