Galli della Loggia: il re è nudo!

22.09.1999 - Finalmente qualcuno ha l'intelligenza e il coraggio di gridare: il re è nudo! Lo fa Galli della Loggia e - guarda guarda - con un articolo di fondo sul "Corriere della Sera" di oggi. Non sempre siamo stati d'accordo sulle analisi e le proposte di Galli della Loggia, ma bisogna riconoscere che questa volta l'ha proprio azzeccata, anche se noi preferiamo usare il termine "liberali" anzichè quello di "centro", come fa lui. Egli afferma che in un sistema all'ingrosso bipolare com'è il nostro, essere una formazione di centro, collocarsi al centro, vuol dire qualcosa, ha contenuto politicamente caratterizzante e non è pura propaganda, solo se implica non apparentarsi in via preliminare con nessuno dei due punti divaricati dell'arco elettorale, nè con la destra nè con la sinistra. Secondo Galli della Loggia, un partito votato all'intesa perenne con la sinistra o con la destra, politicamente parlando, è alla fine solo un partito di sinistra o di destra. Conclude che la vera sostanza della paura delle formazioni di "centro" - noi preferiamo dire "liberali" - a staccarsi dalla sinistra o dalla destra è la mancanza di coraggio loro e dei loro capi; tra questi ultimi ci sono grand commis, politici navigati, laici, cattolici, belle teste, dottori più o meno sottili, ma un capo non c'è e "questo, se non proprio tutto, basta comunque a spiegare parecchio". L'opinione di Galli della Loggia è davvero di cristallina limpidezza e perciò gli perdoniamo una cosa detta, che non condividiamo, e un'altra che non ha detto, ma che forse non stonava nell'insieme del discorso. La prima è che, comunque, in prossimità delle elezioni una formazione di centro debba stipulare accordi elettorali con la sinistra o con la destra: noi aggiungiamo che, quando sinistra e destra sono impresentabili come in Italia, vi è anche la terza opzione di competere elettoralmente con esse, magari andando incontro ad una sconfitta sicura, ma salvando quella coerenza e dignità che fanno, della sconfitta di oggi, il seme della vittoria di domani. La seconda cosa - quella non detta - è che i capi, cui accenna, sono generali senza esercito perchè, in politica, nessuno combatte per i galloni del generale, ma per affermare idee e idealità proprie e condivise con altri. Soprattutto, nessuno combatte per dei generali che non ha scelto, perchè a sceglierli sono stati i generali dei due schieramenti avversari.