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27.10.1999
- Il
Governo ha presentato la legge finanziaria per il 2000: riduzione
dell'aliquota IRPEf sui redditi fino a 30 milioni; detrazioni fiscali
per i redditi più bassi; deduzioni fiscali sulla prima casa e per gli
inquilini; sgravi fiscali per le famiglie con bambini, anziani e
handicappati; abbattimento d'imposta alle imprese che reinvestono;
aggravio fiscale per le pensioni più alte; etcc... Il Polo ha
presentato la sua contro-finanziaria: riduzione dell'aliquota IRPEF fino
a 60 milioni; riduzione delle tasse sulla benzina; non imponibilità ai
fini IRPEF di ICI e IRAP; contributi alle giovani coppie per l'acquisto
della prima casa; 60 mila lire al giorno alle famiglie con bambini,
anziani, handicappati; incentivi alle imprese; congelamento del canone
di concessione per Mediaset; etcc...
Insomma, il 2000 in Italia non vedrà proprio nulla di nuovo sul fronte
fiscale: saremo sempre alle prese con riduzioni, detrazioni, sgravi,
abbattimenti, contributi, incentivi e via dicendo con il vocabolario di
una lingua fiscale che dovrebbe essere ormai morta da molto tempo e che,
invece, imperversa in quelle caselline dei vari chilometrici moduli per
la dichiarazione dei redditi o dell'IVA, che fanno la gioia e la fortuna
di ragionieri, commercialisti, CAF, ma costituiscono l'incubo del povero
contribuente che desidera capirci qualcosa e compilare da sè la propria
dichiarazione dei redditi. Cento tasse e balzelli; mille riduzioni,
deduzioni, sgravi, agevolazioni e, spesso, aggravi nel tentativo di
ritagliare su misura per ogni contribuente un abito fiscale ormai troppo
stretto e frustro. E, se da un lato è vero che il debito pubblico
accumulato dall'Italia è stratosferico e non facilita l'ottimismo circa
una sostanziale riduzione del peso fiscale, dall'altro lato è vero che
una giungla di balzelli aiuta il potere politico a giostrarsi nella
raccolta di consenso elettorale tra questa o quella categoria di
cittadini, nonchè a premiare gli amici e punire gli avversari. Aiuta
l'iniquità, ma anche l'ingiustizia.
Una riforma fiscale per gli anni duemila dovrebbe vedere, da un lato, un
radicale spostamento dell'imposizione dal centro agli enti locali con la
contemporanea responsabilizzazione di questi ultimi nell'assunzione
delle decisioni di spesa; dall'altro lato, dovrebbe vedere la
trasformazione dell'imposizione fiscale da "atto d'imperio" ad
atto cui il contribuente partecipa, quanto meno, con l'esercizio di
opzioni che tengano conto delle sue esigenze o delle sue aspettative di
cittadino. Insomma, già oggi il mondo finanziario e quello assicurativo
- per non dire di servizi privatizzati, come la telefonia -
offrono prodotti differenziati: perchè anche il "prodotto"
fiscale non può incamminarsi sulla stessa strada ?
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