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13.12.1999
- Ieri,
dopo aver recitato l'Angelus domenicale, papa Wojtyla ha rivolto alla
comunità internazionale un appello per la moratoria di tutte le
esecuzioni capitali. Ha ricordato come l'incipiente anno del giubileo
sia "un'occasione privilegiata per promuovere nel mondo forme
sempre più mature di rispetto della vita e della dignità di ogni
persona". E' un appello importante che conforta quella
stragrande maggioranza dei cattolici che da sempre si batte con impegno
e coraggio per l'abolizione della pena di morte nel mondo. E' un appello
che conforta anche il mondo laico che sulla pena di morte combatte le
proprie battaglie a fianco dei cattolici. E' un appello che conforta
anche noi liberali, credenti o meno.
Da liberali, però, continuiamo a non comprendere perchè la chiesa
cattolica non faccia della pena di morte una questione di principio
morale assoluto, come per l'aborto. Il papa ha infatti aggiunto: "
i casi di assoluta necessità della soppressione del reo sono ormai
molto rari, se non addirittura inesistenti". E' la posizione
del catechismo della chiesa cattolica: una posizione che fa della pena
di morte un problema pragmatico. In alcuni casi la pena di morte è
giusta, ma sono tanto rari ! Perchè una vita in essere deve avere un
valore minore della vita in fieri? Con ciò non ci associamo certo alle
battaglie antiabortiste della chiesa e sull'aborto manteniamo ferma la
nostra posizione laica, pur con tutti i dubbi che l'applicazione
concreta della legge ci pone. Vorremmo solo che qualcuno ci spiegasse
quella che noi consideriamo una gravissima incoerenza nel magistero
morale della chiesa.
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