| Le elezioni inglesi confermano la bontā del maggioritario | |
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06.05.2000 - Il 4 maggio si č votato in Gran Bretagna per una elezione suppletiva parlamentare e per il parziale (in alcuni casi totale) rinnovo dei consigli comunali. Non ci interessa qui sottolineare che i liberali hanno strappato ai conservatori il seggio parlamentare di Romsey con l'elezione della 43enne farmacista Sandra Gidley, portando cosė a 47 il numero dei parlamentari liberali eletti direttamente; nč ci interessa sottolineare che i liberali amministrano con maggioranza assoluta 10 cittā e sono determinanti per fare maggioranza in una trentina delle altre 142 cittā. Nei prossimi giorni pubblicheremo un "dossier" con analisi e tabelle dei dati relativi a tutte le 152 cittā inglesi. Ci preme, invece, sottolineare come il sistema maggioritario non sia per niente quel mostro che i proporzionalisti vogliono far credere. In Parlamento sono rappresentate ben 14 formazioni politiche e un numero non minore č rappresentato nei consigli comunali a fianco di moltissimi consiglieri eletti come indipendenti. Certamente il sistema maggioritario non premia le formazioni minori, se č vero che i liberali con circa il 20% dei voti hanno solo il 7% dei parlamentari. La competizione elettorale in Gran Bretagna si gioca tutta a livello locale, dove non contano solo le ideologie di riferimento dei partiti, ma soprattutto i candidati che quei partiti rappresentano. Insomma, in una democrazia vera i partiti camminano se anche i loro candidati hanno gambe per camminare: non potrebbe mai esistere un bipolarismo che, come da noi, premia i servitori dei partiti maggiori o chi ha solo risorse economiche da buttare in campagna elettorale. Non solo, con il sistema maggioritario possono trovare rappresentanza anche quei partiti con forte connotazione locale, ma scarsamente rappresentativi a livello nazionale. Per intenderci, una Lega Nord non ha alcun interesse a diluire i propri voti su tutto il territorio nazionale. |
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