| Pio IX: beata indecenza | |
|
03.09.2000
- Il lunario ci informa che S. Gregorio Magno è il santo
ricordato e venerato dalla Chiesa il 3 settembre. E' il Papa che,
con un'accorta politica diplomatica, sul finire del VI° secolo
si conquistò il favore della regina Teodolinda e salvò Roma
dall'invasione dei Longobardi. Furono proprio i cattolici
longobardi a donare al papato quella città di Sutri che
dal 728 consentirà alla Chiesa di avviare il proprio
potere temporale. Un potere temporale durato sino al 1870,
quando gli uomini del generale Cadorna entrarono in Roma per
consegnare all'Italia unita la sua capitale. Per quegli strani
paradossi spesso ricorrenti nella storia della Chiesa, il 3
settembre del 2000 viene beatificato proprio il Papa che non
seppe conservare il potere temporale. O forse non volle, come
suggerirà lo storico Giovanni Spadolini nel capitolo "Il
Papa solo" della sua opera "Il Tevere più
largo". Di Pio IX° Spadolini scrisse: " Il merito
storico di Pio IX, dal punto di vista del cattolico, è di
aver compreso che la causa del Papato poteva essere salvata
soltanto sul piano universalistico, sul piano della fede, e che
nessuna combinazione diplomatica sarebbe riuscita a evitare il
particolarismo degli Stati, a scongiurare il trionfo della
nazionalità, a prevenire il successivo definirsi e
differenziarsi dei blocchi". In verità, il benevolo
giudizio di Spadolini non sconta il fatto
che Pio IX (uomo di non eccelsa cultura) non aveva altra via
d'uscita che quella: tutte le altre erano state
irrimediabilmente compromesse dalla sua totale incapacità di
attendere alle cure del potere temporale, di interpretare i
tempi nuovi e dare una risposta alle aspettative del suo popolo
assillato da una crisi economica acutissima, da una teocrazia
che non lasciava alcuno spazio agli aneliti di libertà e
democrazia, dalla frustrazione di una restaurazione inflessibile
che aveva cancellato anche le modeste concessioni del primo anno del suo pontificato, da una ottusa diplomazia
vaticana che chiudeva ogni porta anche alle soluzioni suggerite
da gran parte del mondo cattolico dentro e fuori i confini dello
stato pontificio - ivi compresi lo stesso Vittorio Emanuele II e
una parte importante dei politici piemontesi - e, nello stesso
tempo, non riusciva a rompere quell'isolamento dalle potenze
straniere tradizionali sostenitrici del papato, per il quale
lavorava invece con straordinaria abilità il conte di Cavour. |
|