| Quel che si usa in USA, non si usi in Italia | |
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13.11.2000 - Ad una settimana di distanza dalle votazioni per l'elezione di chi dovrà guidare nei prossimi quattro anni la maggiore potenza economica e militare del mondo, il risultato sembra scomparso nelle paludi della Florida. A noi non interessa sapere qui se i due principali candidati e i due rispettivi partiti, che mai si sono assomigliati tanto, vincono perchè uno ha scelto un vice-presidente ebreo o perchè l'altro ha scelto un vice-presidente la cui figlia lesbica è impegnata attivamente in battaglie a favore degli omosessuali. Nè interessa sapere se Gore è in grado di assicurare ancora per molto l'incredibile sviluppo economico del paese ed un risanamento tanto incisivo del bilancio federale, come li hanno consegnati al paese otto anni di amministrazione democratica. Non ci interessa neppure sapere se Bush è in grado di eguagliare in economia i successi ottenuti come "giustiziere" nei bracci della morte del Texas, come sembra aspettarsi quel 25% del paese che lo ha votato. Ci interessa soltanto mettere in evidenza come queste elezioni abbiano segnato l'apice della crisi della democrazia americana, prima ancora che del suo sistema elettorale. Sono tre gli aspetti maggiormente significativi di questa crisi:
Ci sarebbe anche un quarto aspetto: quello di due partiti titani sempre più simili tra loro come espressione della parte opulenta della società. Peraltro, qui la democrazia si riprende la sua piccola rivincita: entrambi sono condizionati da partiti nani che tolgono loro quella manciata di voti necessari a vincere. Questa volta è toccato a Nader determinare la sconfitta (probabile) dei democratici, visto lo scarsissimo risultato del partito di destra di Buchanan. Il fatto che una parte numericamente insignificante di elettorato possa assumere una funzione decisiva nel determinare il vincitore delle elezioni, è l'unico aspetto consolante di queste elezioni americane anche se non è in grado di riconciliare l'America con una forma di democrazia che non sia solo formale, ma anche sostanziale (intendendosi questi termini nell'accezione comune e non in quella usata nella scienza politica). |
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