Quella della Provincia di Bergamo non è parità ma discriminazione

22.01.2000 - La Provincia di Bergamo ha stanziato 750 milioni per 480 borse di studio da £.1.500.000 da assegnare a studenti meritevoli e disagiati che frequentino scuole medie superiori non statali. Non è dato sapere se i 750 milioni provengano da lasciti specificamente preordinati a tale finalità, ovvero se provengano dal denaro dei contribuenti. Optiamo, però, per la seconda ipotesi e l'iniziativa non può che sollevare inquietanti interrogativi. Sappiamo bene che la destra ha fatto della cosiddetta parità scolastica uno dei suoi cavalli di battaglia; sappiamo anche che parte della sinistra, nel tentativo di accontentare la sua componente cattolica ha fatto propria la battaglia della destra. A fine settembre 1999 il consiglio della Regione Lombardia varava una legge per l'attuazione della cosiddetta "parità scolastica": non sappiamo che fine abbia fatto la legge, ma crediamo che abbia incontrato qualche ostacolo, come quella della Regione Emilia-Romagna, bocciata dal Governo per illegittima invadenza delle competenze statali. Ma, al di là delle questioni relative alla sfera delle competenze regionali e statali, ci pare che distribuire denaro pubblico a studenti (per giunta meritevoli e in condizioni economiche disagiate) sul solo presupposto che frequentino una scuola privata, violi il basilare principio di uguaglianza tra i cittadini, introduca una inaccettabile discriminazione tra i nostri giovani in ragione della scuola scelta, punisca il merito degli studenti migliori (e disagiati) della scuola pubblica, istituzionalizzi la discriminazione tra studenti meritevoli di serie A (quelli che frequentano le scuole private) e gli altri di serie B (quelli che frequentano la scuola pubblica). La posizione dei liberali sulla controversa questione dei finanziamenti pubblici alla scuola privata, non è pregiudizialmente ideologica. Crediamo che sia possibile superare gli scogli costituzionali (di riforme costituzionali si fa un gran parlare di questi tempi ed alcune modifiche sono già state apportate alla carta costituzionale), ma non crediamo e non vogliamo che la carta costituzionale sia violata o elusa. Ogni modifica della Costituzione richiede però che ci si intenda su cosa vogliamo che sia un assetto diverso e più moderno del pianeta scuola in Italia. Scuola pubblica e scuola privata possono convivere - come già convivono - in un quadro di integrazione reciproca e di condivisione di obbiettivi comuni; così come un sistema di sanità privata convive con quello pubblico. Ma le differenze tra sanità e scuola balzano evidenti: in entrambe i pazienti sono pazienti e basta, da curare e non da influenzare nelle loro convinzioni o fedi religiose. Così non è nella scuola o almeno così non dovrebbe essere. Se le scuole private devono essere finanziate con denaro pubblico proveniente da cittadini di ogni convinzione o fede religiosa o di nessuna fede religiosa, allora diventa imprescindibile chiedere alle scuole private, che vogliono accedere ai finanziamenti pubblici, alcune garanzie: nella selezione del corpo docente (competenza e indifferenza per le convinzioni personali) e nella offerta di una istruzione e formazione non condizionata da convinzioni ideologiche o religiose. Ben inteso, ciò vale sia per la scuola pubblica, sia per la scuola privata. Alle une e alle altre dovrebbero essere applicati criteri rigorosi circa il raggiungimento di standards qualitativi ed erogati finanziamenti in ragione del raggiungimento di tali standards. Ma un sistema integrato di scuola pubblica e di scuola privata finanziata con denaro pubblico, deve sottostare anche a regole condivise circa la sussidiarietà dell'una rispetto all'altra, per evitare lo spreco di risorse pubbliche scarse. Tutto ciò che non soggiace a questi pochi ed elementari princìpi non rientra certo nel concetto di parità scolastica, ma in quello di distrazione di denaro pubblico per finalità di parte.
Ed è a questo secondo concetto che noi crediamo appartenga la discriminazione attuata dalla Provincia di Bergamo con l'erogazione di fondi pubblici ai soli studenti delle scuole superiori private.  Inquieta anche la circostanza che la qualifica di "meritevole" (ci auguriamo non anche quella di condizione  disagiata) sia rimessa alla discrezionalità delle scuole private che hanno così un'opportunità in più di procacciarsi studenti-clienti. Un brutto pasticcio davvero che denota ancora una volta come stia degradando irreparabilmente, a favore degli interessi di parte, quel senso dello Stato che deve appartenere ad ogni pubblico amministratore: anche di regioni, province e comuni.