vigile di quartiere: soluzione inadeguata

15.02.2000 - Partirà a marzo la fase sperimentale dell'introduzione anche a Bergamo del "vigile di quartiere": una sperimentazione che durerà tre mesi ed interesserà i quartieri di Redona e S.Caterina nella quinta circoscrizione. Cinque vigili andranno ad aggiungersi ai tre già presenti in circoscrizione. L'obbiettivo è quello di affidare ai vigili funzioni di prevenzione oltre che di intervento repressivo, di farne cioè gli occhi dell'amministrazione comunale sui problemi della sicurezza e le orecchie dei cittadini sulle situazioni di disagio e di rischio. Noi liberali ci auguriamo con tutto il cuore che l'esperimento dia buoni frutti, ma ne siamo fortemente scettici. Negli anni '60 siamo stati i primi a proporre l’istituzione del "vigile di quartiere" a Bergamo. Oggi, di fronte ai mutamenti socio-economici della città, alla diversa natura e diverse cause della criminalità da combattere, crediamo che il solo "vigile di quartiere" possa dare uno scarsissimo contributo alla prevenzione ed uno ancor più scarso alla repressione. In campagna elettorale abbiamo indicato una diversa via da percorrere. Gli elettori non ci hanno capito o, più probabilmente non siamo stati capaci di farci capire: solo 1500 elettori delle circoscrizioni ci hanno appoggiato e, come è giusto che sia in democrazia, chi ha avuto il consenso della maggioranza degli elettori ha il dovere di dare attuazione ai propri programmi. Da parte nostra continuiamo a ritenere che la sfida della sicurezza possa essere meglio affrontata attraverso il coordinamento sul territorio di competenze professionali ed umane diverse. Ai vigili , già presenti nelle circoscrizioni, andrebbero affiancati assistenti sociali, le associazioni di volontariato che operano sul fronte del disagio sociale, della lotta all’emarginazione e del recupero di chi ne è vittima: andrebbe, insomma mobilitato quell'imponente patrimonio di risorse umane che esiste e fa onore alla nostra città. Senza dimenticare il contributo che potrebbe venire dalle associazioni delle comunità straniere che vanno aiutate, valorizzate e responsabilizzate. Crediamo che sia più efficace un coordinamento sul territorio cittadino di tutte queste competenze umane e professionali, la loro costituzione in gruppi stabili di lavoro che tengano costantemente monitorato il territorio e individuino le situazioni di rischio attivo e passivo per le persone e per i beni, che intervengano direttamente per contrastare il pericolo nel momento in cui sorge ed è più facile eliminarlo, che si rapportino con le forze dell’ordine o le istituzioni cittadine quando il pericolo supera le loro capacità d’intervento, che dialoghino costantemente con la popolazione per ricevere informazioni e dare risposte ai problemi. A distanza di trenta anni da quando proponemmo il "vigile di quartiere" è così che noi vorremmo oggi fosse data risposta alla pressante e legittima domanda di sicurezza che proviene dai cittadini.