Bergamo a lutto per la morte di Marzio Tremaglia

25.04.2000 - Sabato scorso si è spento a Bergamo l'Avv. Marzio Tremaglia. Dal 1980 al 1995 è stato consigliere comunale di Bergamo per il Movimento Sociale Italiano e poi per Alleanza Nazionale; eletto nel 1995 al Consiglio della Regione Lombardia, ha ricoperto per tutta la legislatura la carica di  assessore regionale alla "Trasparenza e alla Cultura", riconquistando sul campo la rielezione in consiglio regionale con oltre 6.000 voti di preferenza. A pochi giorni dal suo 42° compleanno, una malattia incurabile lo ha strappato alla moglie e ai due figlioletti, alla madre e al padre On. Mirko; lo ha strappato anche alla sua città di Bergamo che ha sempre servito con intelligenza e passione, senza mai anteporvi altro interesse che non fosse quello di renderla migliore.
Così lo ricorda Vittorio Vivona: " Conobbi Marzio nel 1980 quando venne eletto consigliere comunale di Bergamo per il Movimento Sociale. Aveva solo 22 anni e credo sia stato il più giovane consigliere mai eletto al consiglio comunale di Bergamo. Con i suoi colleghi e miei coetanei Tentorio e Amadeo si era instaurato subito, già nel precedente mandato amministrativo, un ottimo rapporto personale: il rispetto e la lealtà reciproci furono immediati, pur nella totale diversità di concezioni politiche. Confesso che con Marzio non fu altrettanto facile. Sarà stato il timore di essere sottovalutato per la sua giovane età o, forse, la preoccupazione di dissipare il dubbio che la sua presenza in consiglio comunale fosse in qualche modo tributaria verso il nome che portava, verso un padre che era e rimane il punto di riferimento ideale e morale della destra bergamasca, ma certamente anche nelle pause del consiglio amava di più confrontarsi che indulgere a qualche chiacchierata amichevole con noi colleghi più anziani. Per la verità, le sue preoccupazioni non erano per niente giustificate perchè, già dopo il suo primo intervento in consiglio comunale nell'ottobre del 1980, tutti noi acquisimmo la certezza che il posto in consiglio comunale se lo era guadagnato proprio per la sua intelligenza e le sue capacità. Era in discussione la delibera sul "diritto allo studio". In quegli anni e prima di scadere nella routine amministrativa e gestionale, il dibattito sul "Piano annuale per il diritto allo studio" era sempre stato elevato ed ogni parte politica vi contribuiva con i suoi uomini migliori, confrontando le rispettive concezioni ideali e le conseguenti proposte. Marzio non solo seppe cogliere molto bene le contraddizioni della delibera, frutto del compromesso mal riuscito tra la visione laica dell'assessore Passerini Tosi e quella cattolica della democrazia cristiana; seppe soprattutto cogliere un aspetto della delibera che la rendeva peggiore rispetto a quelle degli anni precedenti: si trattava del disimpegno generalizzato dell'amministrazione comunale nel settore dell'integrazione degli alunni portatori di handicap. La critica era giusta e ben argomentata, ma aveva anche un significato politico rilevante per essere indirizzata ad un assessore che, della lotta a favore dei portatori di handicap,  aveva fatto una ragione di vita e che quella lotta ha sempre onorato con impegno ammirevole. La critica, infatti, implicava un giudizio pesantemente negativo sulla maggioranza DC-PRI e sulla capacità del PRI di condizionare la DC sui temi che gli stavano maggiormente a cuore. Al termine del suo intervento mi complimentai con Marzio Tremaglia e lo assicurai che avrei ripreso quella critica anche nel mio. Da allora i nostri rapporti si fecero via via più cordiali e non cessarono di esserlo anche dopo che il suo impegno politico si trasferì in regione. Al di là delle diverse idee politiche, ho sempre nutrito un'ammirazione profonda per la sua capacità di anteporre il bene della sua città ad ogni altra cosa. Ne ebbi testimonianza anche nel 1997 quando si prodigò perchè la Regione Lombardia desse il proprio patrocinio al I° Meeting internazionale delle fondazioni liberali, svoltosi a Bergamo. Con la sua morte così prematura Bergamo perde non solo uno dei suoi figli migliori, ma anche un politico illuminato che aveva ancora tantissimo da darle".