da Haider un monito alle democrazie europee

02.02.2000 - Con la presa di posizione degli altri 14 governi dell'Unione Europea il caso, della nuova alleanza di governo tra il partito popolare austriaco e quello liberal-nazionalista di Jörg Haider, è entrato prepotentemente nelle cronache di tutti i mass-media, inclusi quelli nostrani. Le preoccupazioni espresse dai 14 governi europei sono anche quelle di noi liberali, come dei liberali austriaci di "Liberales Forum", il partito della Sig.ra Heide Schmidt (3,9%), che, dopo la conquista della leadership dello FPO da parte di Haider, ha raccolto i liberali fedeli ai valori ed ai princìpi dell'internazionalismo liberale. Se da un lato è vero che il secondo posto (26,9%) è stato conquistato dal partito di Haider grazie alla esplosiva miscela di nazionalismo xenofobo e populismo, non è meno vero che i maggiori partiti austriaci sono in gran parte responsabili del suo successo. La tradizionale alleanza tra i due maggiori partiti, quello socialdemocratico e quello popolare, ha addormentato la coscienza politica dell'intero paese privandolo di quel sale della democrazia che è l'alternanza e il ricambio dei partiti al governo. Sotto questo profilo l'Austria ha rappresentato un'anomalia rispetto ai tradizionali assetti politici degli altri paesi dell'UE, fondati sull'alternanza di governo tra socialisti e popolari. Sarebbe, però, un errore ritenere che la sola alternanza di governo tra i due citati partiti possa mettere gli altri paesi della UE al riparo da sgradite sorprese: cessati i grandi conflitti ideologici, gli elettori europei faticano sempre più a cogliere sostanziali differenze tra socialisti e popolari, mentre entrambi questi partiti faticano, a loro volta, ad interpretare le ansie e le speranze di una società in fase di accelerata trasformazione. Le democrazie europee si trovano oggi ad affrontare un problema sin qui trascurato, spesso volutamente trascurato per gli egoismi di parte: quello di un ragionevole ampliamento delle opzioni di scelta tra partiti democratici che, detto per inciso, è l'opposto di quanto si sta facendo in Italia con l'ingessamento bipolare. Non è solo un problema di tecniche elettorali, ma è, soprattutto, il problema di come far ritrovare agli elettori quella tensione ideale che consenta loro di cogliere, entro un sistema di democrazia liberale, opportunità smarrite, differenze forzosamente occultate, speranze sopite. La soluzione può venire solo in minima parte dalle forze politiche; deve procedere, invece, dalla società civile, dalle élites della cultura e del lavoro, dalle agenzie che formano le opinioni. Quando qualcuno sostiene che i mass-media devono concedere spazi alle opinioni politiche in ragione della loro consistenza elettorale, quella soluzione si allontana, con la conseguenza che, anche qui in Italia, non si faticherà di certo a trovare un Haider qualsiasi che raccolga con maggior profitto l'eredità dei Bossi e dei Cito.