Sanità: consumato il matrimonio tra demagogia e becera ideologia di sinistra

16.03.2000 - Sono due i primati europei del nostro sistema sanitario: quello di essere il più costoso per le casse pubbliche e quello di essere il più inefficiente. Un passo avanti venne fatto con la riforma del 1992 che, nel sottrarre ai partiti politici la designazione delle dirigenze delle Unità Sanitarie Locali e delle aziende ospedaliere, aveva introdotto per la prima volta in Italia il principio della gestione imprenditoriale del sistema sanitario pubblico. Un passo indietro - e di molto ! - lo si è fatto con il decreto legislativo 229 del 1999 che introduce nella riforma del 1992 il divieto, per i medici ospedalieri e delle cliniche universitarie, di esercitare la libera professione fuori dalle strutture pubbliche.   Invece di proseguire sulla strada della riforma del 1992, correggendo manchevolezze o disfunzioni che certo non sono mancate in sede di prima applicazione, il governo di sinistra si è buttato in una battaglia ideologica contro l'attività libero-professionale dei medici ospedalieri e dei docenti universitari che non dipendono dal ministero della sanità, ma da quello dell'università e della ricerca scientifica. Non a caso abbiamo detto che si tratta di una battaglia ideologica, perchè già l'anno scorso abbiamo denunciato da questo sito il sistematico attacco governativo e parlamentare alle libere professioni, citando l'esempio della riforma dei CAF, che spiazzava dottori commercialisti e ragionieri e la riforma della professione d’avvocato, che rischia di aprirsi a cani e porci. D'altra parte il ministro Rosy Bindi non fa mistero della volontà punitiva della libera professione medica e attacca con una demagogia tipica della più becera sinistra l'intera classe medica che abbina l'attività libero-professionale all'attività entro le strutture pubbliche della sanità. Che non manchino casi di spregevole strumentalizzazione dell'attività pubblica ai fini di un facile procacciamento di clientela o casi di strozzinaggio ed evasione fiscale sulla pelle dei malati, non saremo certamente noi a negarlo. E' anche vero, però, che mettere alla gogna un'intera categoria professionale è pura demagogia: una demagogia ancora più pericolosa quando sorretta da un'ideologia che vede come il fumo negli occhi la libertà individuale all'esercizio delle libere professioni. Già negli ultimi anni i controlli all'interno delle strutture sanitarie pubbliche e quelli fiscali hanno colpito e sempre più ridotto i casi spregevoli sopra citati, così come una più accentuata riorganizzazione ed efficienza del sistema sanitario privato ha di fatto contribuito a soddisfare le esigenze, anche di ordine economico, di quanti si sentivano frustrati o sacrificati entro le strutture pubbliche. A noi liberali non sta a cuore soltanto la libertà dei medici di esercitare anche un'attività libero-professionale fuori dalle strutture pubbliche, ma quella libertà ci sta a cuore soprattutto come presupposto di un'altra e ben più importante libertà: quella dei cittadini di scegliere da chi e dove farsi curare. Il ministro non vuole porsi la domanda del perchè il cittadino si rivolge ad un medico del servizio pubblico per ottenerne, dopo la fase diagnostica, l'intervento terapeutico a pagamento fuori dalla struttura pubblica. Se si ponesse una simile domanda, dovrebbe giungere alla conclusione che la sfiducia dei cittadini non è indirizzata tanto verso la competenza del personale medico delle strutture pubbliche, quanto prevalentemente proprio verso la struttura pubblica in se stessa, la sua disorganizzazione ed inefficienza, la sua carenza in termini di attrezzature, assistenza e comfort. Se così stanno le cose, il ministro capirebbe tutta la stupidità del limitare all'interno delle sole strutture pubbliche l'attività libero-professionale dei medici della sanità pubblica e dei docenti universitari . Una stupidità che si trasforma in una grave ed inammissibile coartazione della libertà dei cittadini di scegliere il medico e nello stesso tempo la struttura in cui accedere alla terapia. Ancora una volta, questo governo ha scelto la strada della riduzione degli spazi di libertà dei cittadini: la cosa è ancora più odiosa, ove si consideri che è in gioco la libertà di curarsi e quindi la libertà di salvaguardare al meglio la propria vita.