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27.03.2000
- Sembra ormai fallito il
tentativo dei proporzionalisti di evitare il referendum del 21 maggio
sull'abolizione della quota proporzionale. Violante ha gelato le loro
speranze dichiarando che non ci sono i tempi tecnici per giungere ad una
modifica della legge elettorale in tempo utile per evitare il referendum.
D'Alema, preoccupato dello sbrindellamento della maggioranza in una
campagna elettorale regionale particolarmente critica per lo schieramento
di sinistra, ha convocato a palazzo Chigi tutti i leaders dei partiti che
la compongono (il Palaeur non era disponibile) ed è riuscito a strappare
loro un assenso di massima su di una riforma che lascerà sostanzialmente
inalterato l'attuale sistema. La sua proposta prevede, infatti, di
mantenere la quota del 25% dei deputati eletti con sistema proporzionale
destinandone, però, il 5% a premio di maggioranza e il restante 20% ai
partiti non coalizzati. Se poi, come sembra, sarà anche introdotta una
soglia di sbarramento, è evidente l'intenzione di D'Alema di offrire a
Bertinotti su un piatto d'argento il miglior regalo per l'aiuto offerto ai
candidati presidenti di sinistra in queste elezioni regionali. D'Alema non
dovrà più fare patti di desistenza con Bertinotti o concedergli seggi
nella quota di parlamentari eletti con il sistema maggioritario: essendo,
quello di Bertinotti, l'unico partito non coalizzato capace di superare
una eventuale soglia di sbarramento, è facile prevedere che si papperà
la stragrande maggioranza dei 126 parlamentari eletti in quel 20%. Ma la
proposta di D'Alema ha un valore aggiunto in termini di rapporti tra
sinistra e destra: la sinistra, frazionata come è in tanti partiti
minuscoli, subirà meno le tentazioni di sganciamento e certamente quei
partiti minuscoli potranno essere accontentati con un piatto di
lenticchie; al contrario, Berlusconi sarà costretto a concedere l'arrosto
ai suoi alleati Fini e Bossi, per evitare un eventuale loro vantaggio a
presentarsi da soli e non coalizzati con Forza Italia. Come si vede, in
Italia le regole del gioco non sono mai finalizzate a rendere migliore il
gioco stesso, ma solo ad attribuire vantaggi a questo o quel giocatore che
fa le regole. Insomma, il "bipolarismo" perde il pelo, ma non il
vizio. Bisogna dunque sconfiggere il "bipolarismo" con norme
elettorali che lo scoraggino e con una legge che regoli e certifichi
l'esistenza dei partiti, stabilendo quali hanno le carte in regola per
presentarsi a ciascun livello di elezione.
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