la giustizia contesa tra papa e antipapi

02.04.2000 - Nel giorno del congresso dell'Associazione Nazionale Magistrati, il Papa si rivolge ai giudici invitandoli a garantire processi celeri, a mantenere il massimo riserbo sulle indagini e a non usare la carcerazione per ottenere confessioni. E' proprio il caso di dire "parole benedette"! ma, si sa, Benedetto fu anche il nome di tre antipapi e la storia sembra ripetersi. Berlusconi, dal transatlantico sul quale sta conducendo la campagna elettorale, non perde l'occasione per affermare che il Papa ha colto i valori suoi e della sua Forza Italia. Noi, da laici, continuiamo a credere che il Papa sappia cogliere i suoi fiori migliori in altri giardini che non siano quelli di Arcore e che, fortunatamente, Arcore non sia la nuova Avignone. La lista dei candidati ad antipapi non si esaurisce a Berlusconi: c'è anche Caselli che, in cerca di santità, ammonisce che anche i poveracci hanno diritto alle stesse garanzie dei ricchi e dei potenti: se tanto ci dà tanto, è meglio che i poveracci non si augurino la "poveropoli" di Caselli, cui certamente non può essere rimproverato di aver garantito ricchi e potenti. Noi da liberali, vorremmo che le più elementari garanzie dei diritti individuali - anche quelle connesse con l'applicazione della Giustizia - non venissero concesse o limitate a seconda che si appartenga alla classe dei ricchi o a quella dei poveri, date agli uni perchè gli altri non le hanno, o tolte agli uni perchè non le hanno neppure gli altri. Vorremmo che tutti indistintamente, ricchi e poveracci, non avessero motivo di piangere per la violazione dei loro diritti umani.
I magistrati del processo di revisione della sentenza di condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani arrestati il 28 luglio 1988 per l'omicidio del commissario Calabresi (avvenuto sedici anni prima il 17 maggio 1972) rendono note le motivazioni della sentenza. Tutte le nuove prove fornite contro la sentenza di condanna si sono dimostrate fallimentari e, anzi, in alcuni casi rafforzative di quella sentenza: sono colpevoli, però oggi non vi sono ragioni per tenerli in galera. E' vero che Sofri, Bompressi e Pietrostefani non erano e non sono nè ricchi nè potenti, ma è vero anche che hanno avuto reggimenti di angeli e cherubini a sostenere per ogni dove la loro completa innocenza, a cominciare da tutti quegli ex militanti di "Lotta continua" che, dopo aver fatto carriera e soldi come direttori di grandi quotidiani borghesi o di telegiornali del capitalista Berlusconi, hanno continuato la lotta solo per proteggere i loro tre amici e forse la memoria di ciò che essi stessi sono stati. In questo sito Internet (sezione "Biblioteca") abbiamo riportato un passo di Isaiah Berlin, tratto da "Il legno storto dell'umanità": "La giustizia, una giustizia rigorosa, è per alcuni un valore assoluto, ma non sempre è compatibile, nelle vicende reali, con la pietà, con la misericordia, cioè con valori che possono essere altrettanto assoluti agli occhi di quelle persone". Noi liberali sappiamo che è sul terreno di questo dramma umano dei giudici che si gioca l'applicazione delle leggi e della giustizia: rispettiamo questo dramma - anzi, lo riteniamo essenziale perchè la giustizia sia quella che deve essere -, ma non crediamo che i giudici se ne possano liberare rendendo esplicita la delega ad altri della componente della pietà e della misericordia, quasi a voler vincolare costoro e affrancarli da quel dramma.