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09.06.2000
- Mercoledì scorso, in Senato, la sinistra e alcuni parlamentari laici
della destra hanno ritrovato un po' di orgoglio laico e la determinazione
sufficiente per affermarlo contro lo schieramento, altrettanto
trasversale, di quei senatori che non vogliono rinunciare a conformare la
legislazione dello stato ai valori della morale cattolica e alle
indicazioni della Chiesa che li interpreta. Quando sono in gioco i valori
e le convinzioni più profonde che derivano dalla fede religiosa, noi
liberali non smettiamo di rispettare quelle convinzioni e quei valori nè
di confrontarci con essi per sottoporre ad esame critico e non
pregiudiziale le nostre convinzioni di laici. Così abbiamo fatto già da
tempo anche sul tema della cosiddetta "fecondazione eterologa".
Siamo convinti che la legittima aspirazione alla maternità e/o paternità
configuri non solo un diritto individuale inalienabile, ma anche un
presupposto fondante di una società umana che non si voglia condannare
all'estinzione. Siamo anche convinti che una tale legittima aspettiva (che
diventa un diritto quando le opportunità della sua attuazione si fanno
concrete) deve coniugarsi con il massimo di responsabilità da parte di
chi aspira al ruolo di genitore. Il principio della procreazione
responsabile è ormai largamente diffuso ed accettato anche nella nostra
società, anche se la Chiesa non dismette le proprie battaglie contro la
contraccezione e l'aborto. Non le dismette, in nome di uno status
giuridico (di diritto naturale) del nascituro entro il quale convivono il
diritto alla vita di chi è stato concepito con atti devastanti ed
esecrabili (per la violenza con cui sono imposti e subiti) e il divieto alla
vita per chi non può essere concepito secondo le ordinarie vie della
natura ed entro il paradigma del matrimonio, anche quando quella vita è voluta
responsabilmente come atto di amore
rispetto al quale la scienza medica non offre altro che un aiuto. A noi
pare che la visione cattolica del problema sia del tutto apprezzabile per
chi vuol conformare la propria vita ai precetti della propria fede
religiosa, ma che non possa essere recepita da un ordinamento giuridico
statuale laico - e non teocratico - cui spetta di garantire i diritti, le
opportunità e le libertà dei cittadini quando essi sono attuati
responsabilmente e senza pregiudizio dei diritti e delle libertà altrui:
soprattutto quando l'ordinamento giuridico non discrimina tra chi è stato
concepito in un modo o in un altro. |