Ancora sulla riforma elettorale

19.09.2000 - Con la ripresa dell'attività politica, torna d'attualità il tema della riforma della legge elettorale per la Camera dei Deputati. Le elezioni si avvicinano e ciascuno schieramento vuole arrivarci nelle condizioni di maggior vantaggio rispetto all'avversario. Questo è l'unico dato di fatto oggettivo e, purtroppo, avvilente. I due schieramenti non discutono di quale sistema elettorale sia oggettivamente preferibile in Italia oggi, ma ricercano un proprio concreto interesse di bottega sui tempi brevi che coincidono con le elezioni della prossima primavera. I DS, che sono il maggior partito della sinistra, da tempo hanno preso una posizione netta a favore del sistema maggioritario: per loro, però, il problema è la coesione di uno schieramento in cui quasi tutte le formazioni minori sono aggressivamente proporzionaliste. Già per una sinistra coesa sarebbe oggi estremamente difficile far passare a maggioranza una riforma del sistema elettorale: se poi non c'è accordo all'interno della coalizione, ogni riforma resta al palo. Ben si comprende, dunque, come la sinistra - e soprattutto i DS - abbia sposato il modello elettorale alla tedesca, che è un modello sostanzialmente proporzionale: ha fatto di necessità virtù. Una virtù celata sotto una duplice foglia di fico: da un lato, l'enfatizzazione del risultato referendario; dall'altro, la convinzione che quella riforma sarebbe piaciuta e non sarebbe stata ostacolata dallo schieramento di destra, convertitosi di recente proprio al modello tedesco. Ma, se gli interessi di bottega condizionano la sinistra, questa non poteva certo pretendere dalla destra una posizione di principio su una riforma elettorale sulla quale non ha mai avuto alcuna posizione di principio (non pare qui il caso di ricordare tutte le posizioni assunte nel recente passato, non solo da Berlusconi e da Forza Italia, ma anche dalla Lega di Bossi e dall'AN di Fini). Soprattutto con Berlusconi, che della destra è il leader indiscusso, pare davvero impossibile pensare a posizioni dettate dall'interesse di tutti e dal ragionamento: quello bada solo ai propri interessi ed a quelli della coalizione. Gli esperti gli hanno detto che ha interesse ad andare al voto con l'attuale sistema e lui si adegua respingendo ogni proposta di accordo con la maggioranza circa una riforma che lui stesso, non più tardi di tre mesi prima, aveva sostenuto come l'unica adatta al Paese.
Non sappiamo come andrà a finire il tentativo della sinistra di forzare la mano in Parlamento per arrivare ad una riforma in senso proporzionale. Probabilmente abortirà, sempre che non sia disposta a fare concessioni alla destra sul conflitto d'interessi, sulla regolamentazione della pubblicità politica in televisione, sulla riforma della RAI (per inciso e a conferma di quanto si è detto su Berlusconi, non ci si deve neppure stupire se, oggi che assapora la vittoria elettorale, è diventato l'unico sostenitore del servizio pubblico televisivo).
Noi liberali abbiamo sempre detto e scritto di preferire un sistema elettorale maggioritario all'inglese. Ma se il Parlamento decidesse davvero di passare ad un sistema elettorale proporzionale, vorremmo che avesse almeno il pudore di armonizzarlo con quella riforma federalista che la sinistra dice di sostenere e per la quale la destra ha ingaggiato una battaglia a suon di referendum regionali. Può bastare ai federalisti nostrani, quelli di vecchia data e quelli dell'ultima ora, una legge che si limiti a definire il numero dei parlamentari da eleggere regione per regione in presenza di uno sbarramento al 5% su base nazionale ? O non sarebbe, invece, più coerente che lo sbarramento venisse posto entro i confini delle singole regioni ? A quest'ultima proposta dovrebbe essere interessata una Lega che stenta a raggiungere quella percentuale su tutto il territorio nazionale, mentre non avrebbe difficoltà a superarla nelle regioni del nord. Quei seggi che oggi Berlusconi le garantisce, potrebbe domani perderli tutti se passa lo sbarramento su base nazionale: invece no, anche la Lega ha presentato un progetto di legge in tal senso e si batte per lo sbarramento su base nazionale. O noi e tanti altri come noi non capiamo niente di politica e di federalismo, o siamo in presenza di una stupidità sesquipedale.
La cosa, però, che ci rende furiosi e contro la quale stiamo conducendo, da anni e in solitudine, la nostra battaglia, è la riproposizione del premio di coalizione anche nel sistema elettorale maggioritario: ovvero l'introduzione ex novo, in un sistema elettorale che fin qui non l'ha previsto, di quel concetto di coalizione alla cui attuazione in concreto deve essere imputato lo sfascio attuale del nostro sistema politico. Vale qui la pena di ricordare quanto scriveva Giovanni Sartori l'11 gennaio scorso: "Propongo così, anch'io stufo di essere turlupinato, una semplice regola di semplice decapitazione. Questa: che sono sistemi truffaldini tutti i sistemi elettorali maggioritari - sia a turno unico che a doppio turno, non fa nessuna differenza - che si fondano su coalizioni precostituite al voto".