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20.09.2000
- Da liberali non possiamo passare sotto silenzio il 130° anniversario di quella presa di
Roma che ha segnato il culmine delle guerre risorgimentali e portato a
conclusione il processo di unificazione dell'Italia.
Non potevamo passarlo sotto silenzio per almeno tre buone ragioni:
- da tempo è in atto nel Paese il tentativo di stravolgere la storia
risorgimentale e quella dell'unità d'Italia e la reinterpretazione rozza e strumentale della storia da parte di
alcune forze politiche sta facendo proseliti, non solo tra gli
ignoranti, ma soprattutto tra quelle formazioni che vantano
un'ascendenza nella più retriva tradizione del cattolicesimo italiano;
- nel momento in cui il
Parlamento si accinge a modificare la Carta costituzionale in senso
federalista e la destra, saldandosi con la Lega e sposandone le
istanze antiunitarie, lancia dalle regioni settentrionali un duro
attacco alle prerogative del Parlamento repubblicano, diventa sempre
più evidente che la riforma federalista dello Stato, a destra come a sinistra, non
viene vista come un'occasione di razionalizzazione delle competenze e
delle funzioni della politica, ma come occasione per saldare i conti con
un passato mai accettato;
- la recentissima solenne beatificazione di quel Pio
IX che fu
protagonista in negativo dell'unificazione italiana, dimostra che anche
all'interno della curia vaticana sta prevalendo quel tradizionalismo
integralista che non ha mai dismesso la "scomunica" del
liberalismo e degli ideali risorgimentali.
Per noi liberali il 20
settembre è l'unica vera festa dello Stato italiano: quella data sta nel
nostro cuore e nella nostra mente; è la pietra fondativa del nostro
essere liberali in un'Italia unita che i nostri padri hanno voluto e
realizzato con il sacrificio delle loro opere e, sovente, della loro vita;
simboleggia il nostro laicismo, oltre che la nostra ragione nella lotta
per l'affermazione della libertà, della democrazia, dei diritti civili.
"Vota liberale, contro i clericali che sono gli eterni mortali
nemici dell'Unità d'Italia": con questo monito, nell' '800
chiudevano manifesti e manifestini elettorali dei liberali. Oggi la Chiesa
non è più nemica dell'Unità d'Italia e, anzi, con Giovanni XXIII ha
riconosciuto che per essa rappresenta un fatto "provvidenziale";
ma quanto la Chiesa ha seminato nell'Ottocento, contro l'Unità
d'Italia, è rimasto nel DNA di gran parte delle nostre popolazioni. L'antiunitarismo
ottocentesco delle chiuse vallate cattoliche della Lombardia e del Veneto,
terre di coltura della Lega, è arrivato sino a noi in gran parte intatto.
Ora che si è sposato con la destra cattolica, vediamo farsi ogni giorno
più concrete l'irrisione e l'offesa proprio a quei valori su cui si fonda
lo Stato liberale e la nostra ragione d'essere liberali. Nè possiamo
attenderci, da una sinistra concordataria e rinunciataria, alcuna
sostanziale difesa di valori che appartengono compiutamente solo a noi. In
un momento storico in cui la destra e la sinistra possono governare in
assenza dei liberali dalle istituzioni, è una ragione in più per
rinnovare il nostro impegno alla costruzione di un forte movimento
liberale in Italia. Senza retorica e con l'umiltà che ci deriva dalla
consapevolezza della nostra attuale debolezza, non rinunciamo ad affermare
con cuore e voce saldi VIVA L'ITALIA UNITA, VIVA IL XX SETTEMBRE ! |