|
02.11.2000
- Mai come in questi ultimi tempi la Chiesa si è tanto intromessa nella
vita politica italiana: e con tanta arroganza. Fino al 1992 essa ha sempre
delegato a terzi il compito di contestare ogni scelta di civiltà laica
dello Stato italiano: ora erano i comitati civici di Gedda, ora l'azione
cattolica, ora il Movimento per la vita o quello contro il divorzio e
sempre, avanti a tutti, la Democrazia Cristiana. La Chiesa faceva sorgere
dalla società civile gruppi di pressione e il partito dei cattolici ne
diventava l'interprete: insomma, nelle cose della politica italiana la
Chiesa si faceva quasi scrupolo ad intervenire in prima persona. Sapeva
che il mondo cattolico aveva sempre di fronte interlocutori sensibilissimi
sui temi della laicità dello Stato e pronti ad insorgere contro ogni
ingerenza clericale: da una parte, il PCI (almeno fino a quando non ha
intrapreso la via del compromesso storico), dall'altra i partiti laici
(indispensabili per formare i governi). Ora che non c'è più la D.C. e
che la pletora di formazioni cattoliche, nate dalla frantumazione di quel
partito, condiziona e paralizza entrambi gli schieramenti di destra e di
sinistra, la Chiesa può permettersi di interferire in prima persona nella
politica dello Stato italiano: sa di essere più forte oggi di quanto non
fosse all'epoca della D.C. Sia l'uno che l'altro schieramento hanno
bisogno dei voti cattolici e sono disposti a pagare qualsiasi prezzo. E
così, assistiamo a prese di posizione della Chiesa che suonano come
moniti allo Stato e alle sue istituzioni, ai partiti e agli uomini che ne
hanno la responsabilità democratica: sulla limitazione dell'immigrazione
ai soli extracomunitari cattolici, sulla fecondazione eterologa, sulla
libertà di unione e di manifestazione degli omosessuali, sulla pillola
del giorno dopo, sulla scuola cattolica. Ogni volta gli uomini più in
vista della gerarchia ecclesiastica assumono posizioni pesanti, precise e
dirette: nessuna formazione politica ha il coraggio di replicare a muso
duro, di dire ai gerarchi della Chiesa che in uno Stato di democrazia
laica e liberale essi hanno diritto di svolgere il proprio magistero dai
pulpiti e nei confessionali, ma non quello di dire ad un Parlamento
democraticamente eletto, libero e sovrano, ciò che deve fare o non deve
fare per privilegiare le aspettative dei cittadini cattolici e vanificare
quelle di chi cattolico non è ma rimane pur sempre cittadino italiano. Da
quando sinistra e destra si sono unite nel bipolarismo, la società
italiana rischia davvero d'essere ingravidata del peggior clericalismo:
dateci la pillola liberale del giorno dopo e libera nos a malo ... |