Le scuole della morte

09.03.2000 - La tragedia dello Jiangxi in Cina, dove hanno perso la vita 41 ragazzini nel crollo della scuola in cui confezionavano fuochi d’artificio per far fronte ai costi della scuola stessa, e quella di Jos in Nigeria, dove 30 ragazze sono rimaste carbonizzate nel collegio in cui erano state rinchiuse per evitare scappatelle, ci ricordano che all’inizio del terzo millennio il nostro mondo è segnato ancora da contraddizioni profonde. Da un lato la globalizzazione dei mercati, dei modelli culturali, degli stili di vita, l’internet-connessione di ciascuno di noi con chi si trova nell’altra parte del mondo; dall’altro lato, l’inarrivabile riscatto dalla miseria economica e sociale per una larghissima maggioranza della popolazione terrestre. Forse i ragazzi di Jiangxi e le ragazzine di Jos saranno stati uniti ai loro coetanei occidentali, dall’ascoltare la stessa musica e dal vedere gli stessi serials televisivi, dal bere la Coca-Cola e dal vestirsi in jeans, ma, quanto alle garanzie dei loro diritti individuali a crescere e formarsi senza vessazioni fisiche e psicologiche della famiglia, della tribù o della società statuale, i ragazzini di Jiangxi e le ragazze di Jos non avevano ancora superato quella soglia che separa le società della luce da quelle delle tenebre. Vessazioni fisiche e psicologiche che appartengono troppo spesso ad una cultura atavica, piuttosto che alla sola miseria economica: e anche il graduale superamento di quest’ultima non offre garanzie per il superamento dell’altra.

Cina e Nigeria sono paesi ricchissimi di risorse naturali. La Nigeria, con i suoi 124 milioni di abitanti (il 40% d’età inferiore ai 14 anni), è il paese più popolato dell’Africa e ne è anche il maggior produttore di petrolio. E’ anche il paese in cui musulmani e cristiani sono quasi alla pari, mentre la società è divisa in circa 300 etnie diverse che convivono grazie ad una piramide al cui vertice sta una cricca che usa l’etnicismo e la religione per coprire i propri affari e la propria corruzione. La società civile ed la comunità internazionale fa oggi affidamento sulla capacità del Presidente Olusegun Obasanjo, il leader liberale che, dopo anni passati in carcere, nelle elezioni del maggio 1999 ha sconfitto Sani Abacha, l’ex dittatore che si era assicurato all’estero una fortuna di oltre tre miliardi di dollari. La tragedia di Jos e le continue rivolte tribali aizzate dalla vecchia e corrotta cricca di potere fanno intendere che il cammino intrapreso da Obasanjo per portare il proprio paese fuori dal tunnel dell’arretratezza economica e sociale è tutt’altro che facile.