Le statue del Buddha, i paria e la "par condicio"

13.03.2001 - E se, invece delle grandi statue dei Buddha, i talebani avessero distrutto i megamanifesti elettorali di Berlusconi e Rutelli che infestono ogni borgo d'Italia ? Chi di noi non ha accarezzato  per un attimo questo sogno, in cui il sacrificio di Berlusconi e Rutelli avrebbe salvato tanta parte del patrimonio storico-monumentale dell'umanità e, nello stesso tempo, risparmiato al Bel Paese lo sfregio dei megamanifesti ? Purtroppo i grandi Buddha non ci sono più, mentre i megamanifesti prolifereranno ulteriormente da qui al 13 maggio. La campagna elettorale - quella prevista dalla legge e per la quale sono previsti limiti di spesa e rimborsi - è appena cominciata. L'altra, quella cominciata l'estate scorsa non ha subito pause di sorta con l'affissione, appunto dei megamanifesti, con gli spots televisivi, con i giri d'Italia in treno, con i compiacenti laudatores della carta stampata prostrata a venerare il piccolo e il grande Buddha della politica italiana. Lasciamo al lettore decidere chi sia il piccolo e chi il grande. Ora che la campagna elettorale - quella prevista dalla legge - è appena iniziata il piccolo e il grande Buddha si buttano nella inesausta guerra della "par condicio": ovviamente una guerra in cui non sono più nemici, ma alleati. Alleati contro coloro che non hanno ceduto a quei ricatti o a quelle lusinghe che li avrebbero introdotti a corte: DS e Forza Italia non vogliono che lo spazio riservato alle singole liste sia uguale a quello riservato alle coalizioni, mentre le liste non coalizzate dovrebbero spartirsi i tempi insieme alle altre 20 e passa liste che già usufruiscono del vantaggio d'essere coalizzate. Sono avvisati i radicali, i dipietrini, i d'antoniani, i bertinottiani e i rautiani: non sono pari agli altri, sono semplicemente dei "paria" e sul treno  della politica a loro spetta di viaggiare accovacciati sul tetto. Come "paria" deve essere loro vietato ogni contatto con gli elettori. Chi ha riscritto e riscrive le regole della nostra democrazia, ha riscritto anche la definizione di uguaglianza. A noi liberali continua a piacere la vecchia definizione di uguaglianza: che possiamo farci ? siamo fatti così, un po' all'antica !