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14.04.2001
- Proprio nel momento in cui ha inizio la campagna
elettorale ufficiale (quella ufficiosa e assai più aggressiva è
iniziata l'estate scorsa) la sinistra sembra non reggere i
continui "uppercuts" che i suoi stessi leaders le
sferrano. Da un lato, infatti, sono ancora aperte le recentissime ferite
delle dichiarazioni di Veronesi addotte come motivazione della sua
rinuncia a candidarsi per la sinistra e quelle di Amato sulla
mancanza di un capo nello schieramento di sinistra; dall'altro lato, non sembra
del tutto superato il definitivo appassimento della
"margherita" se è vero che Rutelli è giunto a
minacciare la presentazione di una propria "Lista Rutelli"
per convincere il PPI e Marini a rientrare nei ranghi degli
accordi presi a suo tempo. A poco è servito il massaggio di un
Montanelli che invita a votare la sinistra anche se lui si ritiene
"un uomo di destra ma mica di questa destra qua". E' di
oggi la notizia dell'allarme lanciato da Mastella: in Campania Di
Pietro viene dato dai sondaggi intorno al 7% con punte del 9%, a
tutto discapito della sinistra e di quelle componenti
ex-democristiane (UDEUR di Mastella e PPI di De Mita) che vi hanno
tradizionalmente i propri feudi elettorali. Dal canto suo Antonio
Di Pietro sembra dar prova di grande capacità tattica, colpendo
ai fianchi proprio lo schieramento di sinistra. L'agenzia
Adnkronos riferisce oggi deIl'appello dell'ex-PM agli elettori:
nei collegi dove si vota con il maggioritario votate pure i
candidati della sinistra, ma nel proporzionale votate la mia
lista. La mossa è abile perchè i partiti minori dello
schieramento Rutelliano saranno comunque rappresentati dai
parlamentari eletti nei collegi uninominali, mentre un maggior
numero di parlamentari dell' "Italia dei Valori" eletti
nel proporzionale incrementerà complessivamente gli oppositori di
Berlusconi in Parlamento, riducendone, dunque, il peso politico.
L'appello di Di Pietro mira anche a rendere superfluo ogni accordo
della sinistra con "Rifondazione Comunista". Ma
l'appello dell'ex PM contiene anche una cospicua insidia per la
destra: esso, infatti, nel proporzionale potrebbe spostare una
parte consistente di quell'elettorato leghista tradizionalmente
sensibile alla politica di moralizzazione della vita politica,
vanificando anche il ricorso della destra alle liste civetta: alla
fine proprio la Lega potrebbe ritornare ad essere determinante in
uno schieramento di destra che vedrebbe eroso il proprio margine
di maggioranza rispetto ad uno schieramento parlamentare composto
dalla sinistra e dagli eletti di Di Pietro. Senza scordare il
ruolo che, comunque, avranno gli eletti nelle liste radicali e in
quelle di D'Antoni, se è vero che l'obbiettivo del 4% sembra
essere alla loro portata. Insomma, se Rutelli piange, Berlusconi
non ride al pensiero che si reciti lo stesso copione del 1994.
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