
Francia: 12 dicembre
1999
Disastro della "Erika"
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Il petrolio ed i suoi derivati non inquinano soltanto quando bruciano in
motori dautomobili non catalizzate, o quando i pozzi petroliferi
vengono immolati alla "madre di tutte le battaglie". Inquinano
anche quando viaggiano per i mari, spesso su carrette da rottamazione con
bandiere di comodo: a volte affittate dalle grandi compagnie petrolifere
presso armatori di pochi scrupoli, a volte appartenenti a stati al cui
degrado economico e civile ben si attaglia di avere quelle carrette come
messaggere per i mari. Vogliamo qui fare un accenno, sintetico e
incompleto, alle catastrofi ambientali causate dai naufragi delle
petroliere nella sola Europa.
Nel 1991 il disastro ambientale ha colpito lItalia
con laffondamento nel mar Ligure della petroliera "Haven":
50.000 tonnellate di petrolio si sono riversate in mare e sulle coste, con
danni irreparabili alla fauna e alla flora. Per quella catastrofe il
governo italiano ha ottenuto 117 miliardi di risarcimento dalla compagnia
petrolifera e dal FIPOL, il fondo internazionale delle compagnie
petrolifere per il risarcimento dei danni da inquinamento. La cifra
realmente disponibile sembra, però, essere di soli 90 miliardi, un
ottantesimo di quanto lo stato dellAlaska ha ottenuto dopo lanalogo
incidente della Exxon Valdez, inferiore anche al miliardo e mezzo di
franchi ottenuto dalla Francia per il disastro dell "Amoco"
del 1978.
Lultimo disastro del secolo testè passato è
toccato alla Turchia. Il 29 dicembre 1999 nello stretto di Marmora si
spezza in due la petroliera russa "Volgoneft 248" sono 4.365 le
tonnellate di grezzo che si riversano sulla costa Turca e sul porto di
Costantinopoli che vi si affaccia.
Pochi
giorni prima, il 12 dicembre, è toccato invece alla Francia: al largo
delle coste bretoni si spezza in due la petroliera "Erika" e
10.000 tonnellate di grezzo si riversano in mare e sulla costa atlantica.
In una delle aree naturali protette, tra le più belle ed importanti di Francia,
vengono stimati in 20.000 gli uccelli morti e ritenuta a rischio gran
parte della flora litoranea e, in particolare, la "euphoria peplis"
già scomparsa in tutta la rimanente costa atlantica. Per la Francia il
disastro ecologico della petroliera "Erika" è il sesto dal
1967.
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1967 -
Il 18 marzo la petroliera " Torrey
Canyon " naufraga nel canale della Manica: 120.000 tonnellate di
grezzo si riversano su 180 Km di coste inglesi e francesi. Distrutte
35.000 tonnellate di pesci, crostacei, conchiglie, oltre a 100.000
tonnellate di alghe.
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1976 - Il 24 gennaio la
petroliera "Olympic Bravery" naufraga al largo dell Ile dOusseant.
Il 13 marzo si spezza in due, scaricando sulla costa 800 tonnellate di
grezzo.
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1976 -
Il 17 ottobre, al largo dell Ile de
Sein affonda la petroliera "Bohelen". Delle 9.700 tonnellate
di petrolio ne vengono recuperate solo 2.000; le altre 7.700 in parte si
disperdono in mare e in parte si riversano sulla costa.
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1978 - Il 16 marzo l"Amoco
Cadiz" naufraga davanti a Porstall (Finistère). 233.564 tonnellate
di grezzo si riversano in mare. Alla fine di agosto, da Brest a alla
baia di Saint-Brieuc, 200.000 ettari di costa sono devastate. Un
disastro ecologico.
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1979 - Il 28 aprile la
petroliera "Gino" affonda al largo dOuessant dopo una
collisione con una petroliera norvegese. 41.000 tonnellate di bitume, si
disperdono in parte sul fondo e in parte tornano in superficie.
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1980 - Il 7 marzo la
petroliera "Tanio" si spezza in due al largo dell Ile de
Batz. La prua cola a picco; la poppa è rimorchiata fino a Le Havre.
8.000 tonnellate di petrolio si disperdono in mare e vanno ad inquinare
140 Km di costa tra Finistère e la Cote dAmour.
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1999 - Il 12 dicembre,
a sud di Penmarch, la petroliera "Erika" si spezza in due.
10.000 tonnellate di petrolio si riversano sulle coste della Bretagna.
Con la Francia, La Norvegia è la più colpita in Europa dallinquinamento
petrolifero di mare e coste. Meno pesanti i naufragi subiti nei pressi
delle sue coste, ma non si può dimenticare il continuo rilascio in mare
di petrolio dalle piattaforme petrolifere del Mare del Nord: solo nel 1995
se ne sono contati 264. 36 sono i relitti che minacciano ancora le coste
norvegesi. Nel 1994, a distanza di 54 anni, è stato possibile recuperare
quanto ancora rimaneva delle 1.000 tonnellate di petrolio contenute nel
relitto di una nave tedesca affondata nel 1940 nel fiordo di Oslo. Per 54
anni sopra il relitto ha galleggiato in continuazione una pellicola di
petrolio. "Azalea" (1990), "Sonata" (1991), "Arisan"
(1992), sono le petroliere naufragate recentemente nei mari norvegesi. |