On. Luigi Barzini Jr.
LE TRE FUNZIONI DELLA STAMPA LIBERALE
Intervento al "Convegno della stampa liberale"
Bergamo 27/28 ottobre 1973 (trascrizione dal nastro audioregistrato)

Sommario
La stampa locale e la pubblicità
La stampa tra petrolieri ed editori "editori"
Quale stampa di partito ?
Tre funzioni per la stampa di partito: a) il foglio d'ordine
b) la piccola stampa di provincia
c) l'ufficio stampa
L'arte di costruire macchine di parole dalla forma aerodinamica

 

La stampa locale e la pubblicità

I vecchi ricordano quando il giornale - la Perseveranza, il Corriere della Sera - era di poche pagine, piegato in tre e veniva stretto stretto e si metteva in tasca e l’avvocato se lo teneva per leggerlo la sera a letto perché era il solo divertimento la sola finestra aperta sul resto del mondo. Ricevo ancora da eredi di ottuagenari che muoiono i ritagli degli articoli di mio padre messi via da questi signori delle più lontane provincie italiane perché erano da conservarsi. Questo non esiste più. Oggi c’è la macchina, c’è la bella ragazza, c’è il cinema, c’è la magnata fuori porta, ci sono tanti modi di riempire la vita. Non c’è più quella costrizione: o leggi il giornale o giochi a carte. Non c’era altro da fare. Poi c’è il problema della pubblicità che è un altro problema vastissimo. Da noi la pubblicità è sempre stata scarsa, perché è un paese dominato dai monopoli. In America ci sono le pubblicità delle linee aeree, noi ne abbiamo una sola; le pubblicità dei tabacchi, da noi c’è una sola ditta; la pubblicità delle assicurazioni, da noi ce ne sono diverse ma sono tutte d’accordo; e via di questo passo. In America c’è pubblicità delle banche, le banche che si fanno la guerra l’un l’altra: da noi tutte le banche sono dell’Iri. Da noi la pubblicità è sempre mancata, salvo che per le cose di bassissimo prezzo: il dentifricio, un aperitivo e il procol che faceva il Dr. Rocchetta di Pinerolo. Praticamente da noi la pubblicità è mancata perché era una società dominata dal monopolio e dalla mancanza di mezzi del pubblico. Però oggi la pubblicità è molto più abbondante, ma non è sufficiente a mantenere la RAI-TV e la stampa quotidiana.

Che cosa si potrebbe fare ? Io penso, ma di questo vorrei parlarvi più avanti quando parlerò della stampa provinciale, che non si sono sfruttate abbastanza le fonti di pubblicità locali; che i giornali di provincia sono impostati a riprodurre, più che altro, un grande giornale nazionale con minori mezzi e quindi non hanno quelle radici capillari nella loro zona che fanno sì che il bottegaio dell’angolo a cui è arrivata la partita di qualcosa di particolare faccia la sua pubblicità. Si legge il giornale ed è sempre nutrito di grandi pubblicità nazionali: il detergente che copre tutta Europa, o l’amaro olandese che fa digerire i sassi; ma non c’è la vendita del bianco o i particolari sconti per gli studenti all’angolo del negozio di Via Garibaldi, che invece nutrono la stampa di provincia di tutti gli altri Paesi industrializzati.

Vi invito solo a pensare all’utilità dei giornali francesi del Midi, della Costa Azzurra, che sono ricchissimi di notizie locali, come era un tempo il Gazzettino di Venezia, e ricchissimi di pubblicità immediata, locale, di avvenimenti, di vendite, di arrivi di prodotti nel negozio della cittadina dove si stampa il giornale. E’ inutile che insista che la stampa provinciale è molto importante e dovrebbe essere sempre più importante, perché dovrebbe legare veramente, all’abitudine al giornale, il piccolo pubblico provinciale, interessato soprattutto ai piccoli fatti suoi e meno ai grandi problemi internazionali.

La stampa tra petrolieri e editori "editori"

Il problema non è solo quello della cosiddetta pluralità delle testate, ovvero della morte delle testate gracili che si vanno fondendo con le testate più forti: è un problema internazionale, è un problema prodotto dall’aumento dei costi di produzione in tutti i paesi industrializzati. Questa anestetizzazione dei quotidiani dipende da quei fattori che rendono il bilancio del quotidiano sempre più difficile da pareggiare. Tutto questo non è un problema tecnico, un problema manageriale aziendale; è un problema politico nazionale, perché quando il giornale va in passivo e quando il passivo è irrimediabile, l’unica maniera per sopravvivere è quella di andare con il cappello in mano da un petroliere di turno - poi vi sono petrolieri di destra, petrolieri di sinistra, petrolieri di finta destra, petrolieri di finta sinistra; vi è la scelta del petroliere - e si va a chiedere aiuto a uno di loro o a un fabbricante di automobili, lascio a voi la scelta del nome.

Il giornale attivo non può che dipendere da un editore "editore", da un uomo che dice "io sono un impresario di carta stampata, per vendere la quale ho bisogno di giornalisti buoni, ottimi, ben guidati, coordinati e ho bisogno di non spendere di più di quanto non possa permettermi il mio bilancio ". Sono criteri per condurre un orto alla periferia, per condurre una piccola fabbrica di calzature. Però, senza l’impiego di quei criteri comuni a tutte le aziende, il giornale è passivo e, quando arriva il petroliere, quel giornale perde la fiducia dei suoi lettori: così manca alla sua funzione in una società libera e democratica.

L’editore "editore" naturalmente affronta come può i problemi di cui poc’anzi, problemi che come ha detto Bignardi - o che non ha detto Bignardi, ma era implicito nelle sue parole - non esistevano nel secolo scorso, perché i costi di produzione erano talmente modesti che, mettendosi la mano in tasca invece di andare a fare una villeggiatura per qualche mese, un signore abbiente finanziava un giornale per un anno. Bastavano poche lire, giornalisti non pagati o mal pagati, la voglia di esprimere delle idee che allora erano roventi nella società: oggi tutto questo non si può più fare; non c’è nessuno che sia ricco abbastanza da dire ecco i dodici miliardi che Indro Montanelli indicava come il minimo per fare un giornale - Indro Montanelli si sbaglia perché ce ne vogliono molti di più per arrivare al pareggio - ma, comunque, non c’è nessuno che dice "eccoti i dodici miliardi per fare un giornale".

Non è detto, tuttavia, che un giornale non legato ad una parte politica, il giornale proprio scritto da giornalisti , il giornale di un azienda editoriale florida costituisca un passo indietro di fronte al proliferare dei fogliettini di parte di cui parlava Bignardi. Oserei dire, da giornalista professionista di antica data, che la necessità di non filtrare le notizie attraverso l’ideologia - perché i lettori sono multiformi, variegati - rende il grande giornale in un certo senso più utile alla società, ne fa un servizio pubblico, perché elimina dogmi, nasconde tesi preconcette dell’ideologia - questo non si applica ad alcuni dei grandi giornali di cui poc’anzi, che non nascondono niente ed in cui si vedono chiarissimamente quali sono le parole d’ordine della marcia loro.

Quale stampa di partito ?

Ed ora vorrei passare al nostro tema: la stampa di partito. Elimino subito la stampa di un paese a partito unico, con unico giornale ufficiale di parte: Le Moniteur di Napoleone Bonaparte o i giornali sotto regime. Non li elimino per pure ragioni liberali ideologiche; li elimino perché io sono sempre stato contrario a un controllo sulla stampa e ai giornali monolitici, tutti in blocco: chi legge il giornale della propria fede - io chiedo scusa alle signore presenti, devo usare una parola ma è la sola tecnica - chi legge il giornale della propria fede, e null’altro, rincoglionisce. Ora i grandi capi dei paesi totalitari a un certo momento si dimenticano dei giornali che fanno scrivere loro in quella maniera e ci credono: questa è una delle cose più insensate che abbia mai visto nella mia lunga vita di giornalista. Mussolini leggeva Il Popolo d’Italia e diceva: perbacco, come è interessante. Non sapeva che non era così: era lui che aveva voluto che si descrivessero gli Stati Uniti come un paese imbelle, per cui a un certo momento fece la guerra agli Stati Uniti e le prese, perché non erano quello che Il Popolo d’Italia gli aveva detto.

Io mi ricordo, giovane giornalista al Corriere della Sera, ricevetti un’istruzione che veniva dal ministero della cultura popolare e, più in su, da Mussolini personalmente: diceva "non parlare più della crisi !". Ma eravamo in piena crisi nel 1931, si chiudevano le fabbriche, i disoccupati dilagavano, l’America era sull’orlo della miseria; una delle più grandi crisi che travagliò il mondo occidentale stava distruggendo la prosperità che esisteva fino a poco tempo prima. Allora io chiesi al mio direttore: se per esempio ci dicessero "non parlate più dell’oceano atlantico !", ci sarà la gente che annega cercando di andare in bicicletta a New York, perché non c’è più l’Oceano Atlantico. Il rincoglionimento della stampa di partito, quello di chi legge l’Unità e non altro che l’Unità, è un servizio prestato a un istituto per dementi. Ci conduce in una realtà che non esiste: ma questo non è quello che ci interessa.

Tre funzioni per la stampa di partito: a) il foglio d'ordine

Ci sono tre funzioni per una stampa di partito, di un partito, qual è il nostro, in una società pluralistica.

Prima di tutto c’è la funzione del foglio d’ordine: esiste cioè dal centro la necessità di far sapere e rendere palesi ai funzionari, sparpagliati e fuori coordinamento, le svolte tattiche, di chiarire alcuni punti di vista centrali e le soluzioni che il partito preferisce ai vari problemi. Questo foglio d’ordine che è camuffato talvolta da quotidiano, come l’Osservatore Romano o La Voce Repubblicana, è utilissimo e però costosissimo se camuffato da quotidiano.

Io calcolo che un quotidiano brutto, malfatto, da giornalisti malpagati che sperano soltanto di evadere da qualche parte appena trovano un posticino, costa circa due milioni al giorno. Ora sessanta milioni al mese si possono spendere meglio, tanto più che oltre quelle finezze e quelle nuances di politica per cui il giornale viene letto e anche citato da altri giornali, bisogna aggiungere lo sport, il teatro, il cinema, tutto scritto da liceali analfabeti, alla bell’e meglio. Tutto questo è costosissimo; costosissime le rese; la distribuzione di un giornale a bassa tiratura è costosissima. Ci sono, credo, 19.000 edicole in Italia a cui bisogna mandare almeno una copia del giornale e tre quarti di quelle copie non si vendono. Vi sono costi preminenti per fare un giornale che dia soltanto prestigio al partito.

b) La piccola stampa di provincia

Poi vi è la funzione della piccola stampa di provincia: utilissima. A me è capitato diverse volte di ricevere lettere in cui mi si chiedeva come impostare un giornaletto settimanale in una lontana provincia. Il mio consiglio è sempre stato quello di fare del giornale la coscienza della gente seria, della gente preoccupata del bene pubblico. Quindi, dare voce a quell’anelito di ordine - non ordine nel senso autoritario della parola - ma di cose fatte bene, al desiderio di pulizia. Non è vero che non esiste in Italia questo desiderio. Tutti ci congratuliamo con noi quando vediamo un ladro andare in galera, un ladro politico finire in carcere. Questo è il giornale della provincia, che non dovrebbe essere il giornale liberale della provincia, non dovrebbe essere il giornale dei liberali iscritti al partito, ma degli italiani liberali, degli italiani che credono nella libertà, e la libertà è lo stato di diritto, è il ladro che finisce dentro, è le balle spogliate dalla demagogia, è le cose definite con realistica precisione, è tutte queste cose che noi sentiamo vicine a noi e che sentono vicine a noi anche altri con altre tessere, che votano in modo diverso.

Ecco un piccolo segreto professionale per chi di voi fa un giornale liberale della provincia: oltre evadere dalla ristretta cerchia dei liberali di stretta osservanza, è quello di nominare molte persone. Più nominate e più il giornale va a ruba. Se voi riuscite a dire "erano presenti alla tale cerimonia duecento persone", avete venduto duecento copie di quel giornale. Insomma, bisogna sollevare problemi, esporre piccole cose, in cui si nominano tutti: da quello che ha disegnato il progetto, da quello che l’ha fatto, dal capocantiere e dagli operai scelti, specializzatissimi.

Poi, l’ultima ricetta che vale per il giornale liberale e vale per tutti i giornali, è l’antica formula che dicono i giornalisti. Dicono i giornalisti: "i giornali si fanno con la suola delle scarpe".

c) l'ufficio stampa

Io però vorrei concludere questo mio breve discorso con una terza funzione, con un progetto che raccomando molto a Bignardi e che troverà il mio aiuto, il mio consiglio. Invece di spendere due milioni di lire al giorno per fare un giornale, è bene che un partito politico come il nostro, che non manca di intelligenze, raccolga i soldi necessari per creare un ufficio stampa attivissimo. Un ufficio stampa che non deve costare due milioni di lire al giorno perché non stampa giornali, non ha rese, non deve mandare un inviato speciale a vedere una partita di calcio. E' un giornale fatto invisibile, perché utilizza i giornali altrui.

Un ufficio stampa deve, prima cosa, preparare il materiale per i settimanali liberali delle provincie che vogliono il pezzo fatto da Roma su un problema nazionale o sui riflessi, soprattutto, sui riflessi nazionali di un problema locale. Parlo, a casaccio, di un traforo nelle Alpi che colleghi più direttamente una parte dell’alta Italia con la Svizzera. Il progetto ha immediatamente riflessi pubblici: al ministero dei lavori pubblici, al ministero delle comunicazioni, ci saranno forze politiche che non vogliono che questo tunnel sia fatto. Ecco che l’ufficio stampa centrale del partito può dare i riflessi romani di un problema locale.

Poi può mandare note, trafiletti, chiarificazioni, anche su richiesta del settimanale, cioè può essere l’ufficio di corrispondenza di tutti i settimanali. Ma tutto questo non basta. Bisogna che questo attivissimo ufficio stampa, ricco di uomini, mantenga contatti, provochi dibattiti, polemiche e inchieste sugli altri giornali, prepari materiali per gli altri giornalisti. Voi sapete che il giornalista è per sua natura allo stesso tempo pigro e indaffaratissimo, quando deve fare un articolo e deve mettersi alla ricerca dei dati, girare per i ministeri e andare a parlare alla gente, preferisce che gli diano tutto già fatto: lui se lo riscrive elegantemente e l'articolo è fatto. Ecco, quest'ufficio stampa raccoglie dei dati e offre, al momento in cui ne ha bisogno, all'amico giornalista, non liberale ma simpatizzante, tutto il materiale che ha raccolto. Questa è la tecnica del controllo delle notizie nel mondo libero. Nel mondo totalitario le notizie vengono censurate. Nel mondo libero il giornalista viene coperto da una Niagara di notizie di tutti i giorni per cui non ne parla più, non capisce più niente: si arriva al controllo per saturazione.

La tecnica di un ufficio stampa di questo genere è anche il collegamento attivissimo con le case editrici, il trovare quelle tesi di laurea che, ampliate e rese più appetibili con l'arte dell'editore, possono finire nelle mani di un gran numero di lettori. Vorrei dire di più: anche l'avere funzionari, amici di produttori cinematografici, i quali sappiano qual è il film che sta per uscire nelle sale cinematografiche e possa interessare l'idea liberale, e parlo anche di quei film su Roma liberale o i carbonari, anche un po' spiccatamente anticlericali ma piacevolissimi. Io sarei felice se qualcuno mi dicesse: "sai c'erano dietro i liberali che gli hanno dato un aiuto, che…". Invece no, sono cose spontanee che nascono dall'anima liberale di qualcuno.

Insomma, io vorrei case editrici, convegni culturali, films, teatro anche, se necessario, ma soprattutto un'assidua assistenza cordiale alla stampa e che questa assistenza vada anche, e specialmente, ai giornali non chiaramente liberali: sono dati e notizie che ridondano a onore dell'idea liberale, ma che non sono necessariamente liberali.

Tutte queste, naturalmente, sono tecniche conosciute; non è che io sto inventando la polvere: sto inventando si e no l'ombrello di plastica trasparente, un aggiornamento di una vecchia cosa. Sono cose note agli uffici "promotion" delle grandi industrie, dai "public relations" degli uffici stampa, dagli uffici ricerca di tutte le grandi organizzazioni private. Bisogna partire dalla profonda conoscenza del mestiere.

Il giornalismo come arte della costruzione di macchine di parole con forma aerodinamica

Mi è dispiaciuto quando Bignardi ha detto che certi settimanali mettono dello zucchero sull'orlo del bicchiere per far accettare una bevanda, credo, un po' amara. Quello zucchero è l'essenza stessa del giornalismo. Chi scrive in modo inappetibile non è giornalista: è uno che tiene un monologo chiuso in una stanza per conto suo. L'arte del giornalismo è quella di costruire queste macchine di parole con una forma aerodinamica, che superino quella barriera dell'indifferenza e della noia che difende la pace di tutti i privati cittadini.

Bisogna avere conoscenza del mestiere. I giornalisti presenti sanno che al pubblico interessano, prima tutto, i fatti, poi le persone e, infine, per ultimo e quasi per nulla, le idee. Quindi il giornale che deve andare, il foglio di provincia come il grande giornale nazionale, si occupa di fatti, poi di persone - il ritratto di un uomo, l'intervista, il divorzio della stella del cinema - e, infine ma per ultimissimo, la disquisizione astratta, l'articolo intitolato "responsabilità", le cose che neanche io leggo se proprio non ne sono costretto. Invece, sono stranamente le prime cose che scrivono i non giornalisti quando entrano nel giornalismo: sognano soltanto di scrivere queste disquisizioni difficili.

Ora, questo ufficio stampa basato su queste conoscenze del mestiere - del mestiere altrui che è anche quello dello stesso ufficio stampa - deve seguire l'attualità minuto per minuto, per inserirsi. Deve utilizzare mezzi straordinari come, ad esempio, un appello all'opinione pubblica per denunciare un pericolo. Ricordo che Mazzini scrisse una lettera aperta a Carlo Alberto che fu importantissima per la storia del Risorgimento. Nei momenti gravi, poi, bisogna utilizzare l'ufficio stampa e i responsabili del partito, i suoi uomini migliori, costringendoli, se necessario, a fare notizia. I nostri sono schivi, non vogliono mostrarsi da loro. Invece, bisogna prenderli per il collo, costringerli ad intervenire in modo interessante o provocatorio o inaspettato in una polemica, con discorsi, interrogazioni, sassi in piccionaia, mettendo l'accento non sul contenuto ideologico o astratto o politico, ma sulla forma giornalistica, cioè quella forma aerodinamica che attraversa il muro della noia, che ti fa dire una cosa nuova, inattesa, una cosa tale che non può essere trascurata neanche dall' "Unità" o dal giornale "Il popolo" dei cattolici politici, come dice Bignardi.

Tutto ciò è il compito di un ufficio stampa: si collega naturalmente alla grande stampa nazionale, vivifica la stampa liberale di provincia, serve anche a diramare le parole d'ordine ai funzionari o ai più solerti organizzatori o amici liberali, riesce come può, coi mezzi ormai ridottissimi, a permeare i giornali degli altri - i cui deficit vengono pagati dagli altri - di contenuto liberale, contenuto cioè di quello che facciamo, che avremmo fatto noi se fossimo stati al governo, che faremo quando saremo al governo.

Questo costa molto meno della "Voce Repubblicana" o del "Giorno". Questo potrebbe rappresentare, se chi comanda nel partito ci credesse, una non piccola svolta nella vita del nostro partito liberale.

Grazie.