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Presentazione di Valerio Zanone
Sembra che
alla fine del secolo breve il liberalismo abbia vinto troppo, fino a rischiare di
consumarsi nel successo dei suoi ordinamenti.
In effetti nello
scenario di fine secolo gli ordinamenti liberali riscuotono un successo fuori programma.
Se si considerano le forme del liberalismo economico si può quasi parlare di conquista
globale; ma anche le forme del liberalismo politico stanno guadagnando terreno nel mondo,
diffondendosi oltre larea occidentale del loro insediamento storico.
Secondo la
vulgata corrente ormai quasi tutti in termini generici si dicono liberali e quindi serve a
poco che alcuni lo siano in termini specifici. Si assumono a prova anzitutto le forme del
liberalismo economico: nellultimo decennio i mercati aperti, la finanza privata, le
imprese transnazionali, la libera concorrenza hanno raggiunto la dimensione globale.
Qualche problema in più sussiste per le forme classiche del liberalismo politico; ma
anche in fatto di separazione dei poteri, decentramento delle istituzioni, limiti e
controlli della spesa pubblica, pluralismo delle comunicazioni il liberalismo
internazionale sta facendo notevoli progressi.
E
difficile pensare che ciò avvenga per derivazione da un pensiero unico. Il successo del
liberalismo dipende molto dallintreccio fra capitalismo e democrazia. Poiché negli
ultimi dieci anni il capitalismo è diventato globale e la democrazia ha almeno in parte
allargato i suoi spazi, lo scenario del nuovo millennio si aprirà con la confrontazione
fra capitalismo democratico e capitalismo senza democrazia.
Lintreccio
fra liberalismo, capitalismo e democrazia si manifesta sostanzialmente nel patrimonio
storico delle istituzioni e delle procedure, delle regole e dei diritti. Il successo del
liberalismo è nellaffermazione dei suoi ordinamenti. Lordine economico del
mercato ha dimostrato la superiorità della propria efficienza al confronto con le
economie comandate, gli istituti della democrazia liberale hanno dimostrato la propria
idoneità ad organizzare una convivenza desiderabile. Levidenza delle dimostrazioni
richiede a questo punto un retroterra filosofico? Non mancano assertori della tesi che il
contenuto del liberalismo sia in sostanza procedurale, tanto che la filosofia del
liberalismo diverrebbe politicamente labile fino a svanire nella filosofia della libertà
come dentro una nuvola.
Chi è
interessato ad approfondire la questione apprezzerà i cinque saggi di scuola napoletana
raccolti in questo quaderno della Fondazione Einaudi di Roma. Da tempo la Fondazione ha
trovato a Napoli la sede di varie sue attività culturali ed editoriali, per merito
principale di Ernesto Paolozzi e di altri studiosi in buona parte formati alla scuola di
Raffaello Franchini. In questo volume Ernesto Paolozzi si occupa del liberalismo
metodologico di Croce; Aldo Mattera e Francesco Ferrante trattano rispettivamente dei
crociani Carlo Antoni e Guido De Ruggiero; Renata Viti Cavaliere del liberalismo di Hannah
Arendt e Raffaele Prodomo dello storicismo di Isaiah Berlin.
Le
interpretazioni di Croce sono un caso (almeno in Italia il più discusso) della
complicazione che intercorre fra filosofia della libertà e liberalismo politico. La
religione crociana della libertà non si restringe nelle forme mutevoli delle istituzioni
giuridiche e delle procedure economiche, entrambe osservate da Croce con distacco. Già
quel distacco ha indotto i critici a classificare Croce come filosofo della libertà più
che del liberalismo. Di più, come osserva Paolozzi nellIntroduzione, il
liberalismo politico dispone di un retroterra filosofico differenziato, che spazia dal
razionalismo allempirismo al giusnaturalismo. Dalla teoria del sapere razionale ed
empirico discende la concezione liberale del limite della conoscenza e quindi del limite
del potere; dalla teoria giusnaturalista discende la concezione liberale dei diritti
universali dellindividuo. Eppure lo storicismo crociano si tenne a distanza da tutte
quelle dottrine.
Tuttavia Croce
non è stato soltanto il filosofo della libertà ma anche un filosofo del liberalismo. La
concezione della libertà che vive nella varie formazioni storiche senza risolversi in
nessuna di esse, contiene in sé una confutazione antiprovvidenziale e antitotalitaria di
innegabile effetto politico. Forse nello stesso esercizio della distinzione fra politica e
metapolitica Croce si riservò a volte un margine positivo di autocontraddizione.
La varietà del
retroterra filosofico porta a chiedersi se alla radice del liberalismo sussista quanto
meno come elemento fondativo il nucleo dei valori di individualità. La teoria
dellindividualità è, come osserva Mattera o proposito del rapporto fra Croce e
Antoni, uno degli aspetti che giustificano le definizioni di Croce come liberale anomalo.
Croce provava fastidio per le esibizioni dellindividuo transeunte e sosteneva che
lindividuo dovesse risolversi e dissolversi nella propria opera. Il liberalismo di
Antoni ripristina invece la centralità dei valori individuali. Nella descrizione di
Ferrante un altro crociano indisciplinato, Guido De Ruggiero, studia la personalità
individuale sviluppando, attraverso la nozione di libertà positiva, il connettivo sociale
dei vincoli intersoggettivi. Va riconosciuto a Croce il merito di avere coltivato
discepoli rispettosi ma non disciplinati: dal liberalismo anomalo di Croce discendono
liberali a loro volta anomali rispetto al liberalismo crociano.
Unaltra
filosofia politica non allineata al liberalismo classico si trova nel pensiero della
Arendt. Renata Viti Cavaliere ne mette in rilievo lefficacia antitotalitaria, che
colloca le opere della Arendt fra le letture obbligatorie di quanti vogliano porre i
successi liberali di oggi a confronto con gli orrori anche mentali della prima metà del
secolo. I viventi al duemila si trovano nella fortunata condizione di celebrare l'esito
liberale di un secolo che ha conosciuto le negazioni più criminali dei diritti umani. I
secoli precedenti non erano stati da meno, ma soltanto il nostro ha avuto
lefferatezza di consacrare la negazione radicale della libertà come ideologia,
ossia nel lessico della Arendt "logica di unidea". Anche la critica
arendtiana del mito progressista viene ad essere differenziata nellanalisi di Renata
Viti Cavaliere dallantimodernismo ricorrente, che ultimamente riaffiora nei
comunitaristi americani.
Della contesa
fra comunitarismo e liberalismo tratta anche lo scritto di Prodomo, incentrato sugli
elementi di storicismo presenti nel pensiero di Berlin. Prodomo accosta Berlin a Croce per
la avversione di entrambi verso la filosofia della storia e giustamente richiama in
proposito le memorabili pagine di Berlin sulla contestazione sessantottesca, interpretata
come insofferenza verso le finalità pianificate ed eterodirette.
Lo storicismo di
Berlin costituisce quindi, a quanto sembra cogliersi nel saggio di Prodomo, una replica in
anticipo al comunitarismo successivamente emerso in America per reazione alle spinte
libertarie dei primi anni Settanta.
Il connotato
più evidente dei comunitaristi è la percezione pessimistica della modernità, imputata
di anomia ed atomizzazione sociale. Al fondo della disputa riemerge la vecchia questione
del bene comune, che secondo i comunitaristi troverebbe espressione nelle identità
collettive mentre per i liberali il bene comune rimane un concetto vago, che trova
consistenza solo nella possibilità comune di accedere a concezioni del bene diverse.
Sebbene le
visioni dei comunitaristi americani siano tuttaltro che univoche, cè in essi
un fondo di conservatorismo che contrasta con il liberalismo di Berlin. Già
allinizio degli anni cinquanta Berlin confutava le identità collettive come idoli
di un moderno animismo. E la sua confutazione si opponeva ad eguale titolo tanto al
conservatorismo di destra quanto al conservatorismo di sinistra: al conservatorismo di
sinistra, che nella scomposizione delle classi sociali temeva la crisi dei movimenti di
massa, poi in effetti sopravvenuta per effetto delle nuove forme di lavoro post-fordiste;
ma non meno del conservatorismo di destra, che nellobsolescenza delle barriere di
classe temeva la dissolvenza delle gerarchie tradizionali.
Dunque negli
scrittori liberali variamente storicisti che sono descritti dai cinque autori del volume,
emerge come tratto comune la convinzione che il liberalismo politico non sia riducibile
allimpianto istituzionale e procedurale; alla radice del liberalismo politico
cè una filosofia, anzi una pluralità di filosofie.
La ricostruzione
della mappa intellettuale del liberalismo si può formare seguendo tracciati diversi. Il
presunto eclettismo del pensiero liberale non è un punto debole, semmai è una ragione di
forza. "La ricerca non ha fine". A ciò si deve la capacità del liberalismo di
adeguarsi meglio di ogni altra dottrina alle accelerazioni della storia senza rompere
lintreccio con le proprie molteplici matrici; ovvero nel linguaggio propriamente
politico di Raymond Aron, le capacità di "salvare la tradizione attraverso il
rinnovamento".
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