Isaiah Berlin
IL LEGNO STORTO DELL'UMANITA'

Capitoli della storia delle idee
(Adelphi - Milano 1994 - £.55.000)

Indice

Prefazione del curatore all'edizione italiana

  • La ricerca dell'ideale
  • Il declino delle idee utopistiche in Occidente
  • Giambattista Vico e la storia della cultura
  • Sul presunto relativismo nel pensiero europeo del Settecento
  • Joseph de Maistre e le origini del fascismo
  • L'unità dell'Europa e le sue vicissitudini
  • L'apoteosi della volontà romantica - La rivolta contro il mito di un mondo ideale
  • Il ramoscello incurvato - L'ascesa del nazionalismo

La presentazione di copertina

"Da un legno così storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire nulla di perfettamente diritto": da questo aforisma di Kant prende il titolo una raccolta di saggi - o "capitoli della storia delle idee" - che costituisce in realtà il magistrale compendio dell'analisi cinquantennale dedicata da un grande pensatore a filosofie e movimenti che hanno coinvolto e sconvolto le società umane. Isaiah Berlin si pone dalla parte dell'uomo, del "legno storto", per applicare il suo bisturi a molte piante ideologiche e penetrare ben oltre la corteccia, fino al nucleo della patologia. Diffidente verso tutte le teorie troppo dritte, perchè consapevole della necessaria conflittualità fra valori comunque irrinunciabili quali libertà, giustizia, uguaglianza, Berlin ha sviluppato una illuminata, salutare visione pluralistica, che ci può vaccinare per sempre dai devastanti guaritori dell'umanità. E molti ne incontreremo in questo volume, attraversando le opere degli utopisti, risalendo a Vico, a Herder e a Joseph de Maistre, come anche ripercorrendo le vicissitudini delle idee di unità europea e il formarsi dell'ideologia fascista.

Dal primo capitolo "La ricerca dell'ideale"

L'intercomunicazione fra culture diverse, oltre i confini di tempo e di spazio, è possibile solo perchè ciò che rende gli uomini umani è comune a tutti e funge da ponte fra loro. Ma i nostri valori sono nostri e i loro sono loro. Noi siamo liberi di criticare i valori di altre culture, liberi di condannarli, ma non possiamo fingere di non comprenderli affatto o di considerarli semplicemente soggettivi, nient'altro che prodotti di creature di un ambiente diverso, con gusti diversi dai nostri, con le quali non c'è nulla da dirsi.
    Esiste un mondo di valori oggettivi. Chiamo così quei fini che gli uomini perseguono in assoluto e rispetto ai quali le altre cose sono mezzi. Non posso ignorare quelli che erano i valori dei Greci - non saranno i miei valori, ma posso intuire che cosa sia una vita vissuta alla luce di quei valori, posso ammirarli e rispettarli, e persino vedermi intento a perseguirli, anche se non lo faccio - e non desidero farlo, e forse non potrei se lo desiderassi. Le forme di vita variano tra loro. I fini, i principi morali sono molti. Molti, ma non innumerevoli, perchè devono restare entro l'orizzonte umano. Se non vi restano, vuol dire che sono fuori della sfera umana. Se incontro uomini che adorano gli alberi, e non perchè siano simboli di fertilità o siano divini, con una vita misteriosa e con poteri propri, o perchè il tal bosco sia sacro ad Atena - ma solamente perchè sono fatti di legno; e se poi domando a questi uomini perchè adorino il legno, ed essi dicono "perchè è legno" e non danno altra risposta: ecco, allora io non so che cosa intendano. Se sono umani, non sono però esseri con i quali io possa comunicare - tra loro e me c'è una barriera reale, insormontabile. Per me non sono umani. Non posso nemmeno chiamare soggettivi i loro valori se non posso immaginare che cosa potrebbe significare vivere una vita come la loro.
     Quello che è chiaro è che i valori possono scontrarsi tra loro - ed è il motivo per cui vi sono civiltà incompatibili. L'incompatibilità dei valori può esistere fra culture diverse , fra gruppi della stessa cultura o fra te e me. Tu credi che si debba dire sempre la verità, in qualunque caso; io no, perchè credo che a volte possa essere troppo dolorosa e troppo devastante. Possiamo discutere il nostro rispettivo punto di vista, possiamo anche cercare di arrivare a un punto d'incontro, ma in sostanza ciò che tu persegui può essere inconciliabile con i fini ai quali ritengo di aver dedicato la mia vita. Può benissimo accadere che vi sia un conflitto di valori nell'animo di uno stesso individuo; e non è detto che per questo alcuni debbano essere veri e altri falsi. La giustizia, una giustizia rigorosa, è per alcuni un valore assoluto, ma non sempre è compatibile, nelle vicende reali, con la pietà, con la misericordia, cioè con valori che possono essere altrettanto assoluti agli occhi di quelle persone.
      Libertà  e uguaglianza sono tra gli scopi primari perseguiti dagli esseri umani per secoli; ma libertà totale per i lupi significa morte per gli agnelli; una totale libertà dei potenti, dei capaci, non è compatibile col diritto che anche i deboli e i meno capaci hanno a una vita decente. Un artista che voglia creare un capolavoro è indifferente alla miseria e allo squallore a cui condanna col suo tipo di esistenza la propria famiglia: noi possiamo condannarlo e sostenere che il capolavoro dev'essere sacrificato ai bisogni umani, oppure possiamo schierarci dalla parte dell'artista; ma in entrambi i casi ci troviamo davanti a valori che per certi uomini e donne sono valori assoluti e che sono intelligibili a tutti noi se abbiamo immaginazione o solidarietà o comprensione per gli esseri umani. L'uguaglianza può esigere la limitazione della libertà di coloro che vorrebbero dominare. Senza un minimo di libertà ogni scelta è esclusa e perciò non c'è possibilità di restare umani nel senso che attribuiamo a questa parola; ma può essere necessario mettere limiti alla libertà per fare spazio al benessere sociale, per sfamare gli affamati, per vestire gli ignudi, per dare un alloggio ai senzatetto, per consentire agli altri di essere liberi, per non ostacolare la giustizia e l'equità.
     Di fronte al dilemma di Antigone, Sofocle suggerisce una soluzione e Sartre offre la soluzione contraria, mentre Hegel propone la "sublimazione" a un livello superiore - magra consolazione per chi è tormentato da dilemmi di questo genere. La spontaneità è una meravigliosa qualità umana, ma non è compatibile con quella volontà di organizzare, di pianificare, di calcolare esattamente (che cosa, come e dove) dalla quale può dipendere in larga misura il benessere della società. Tutti sappiamo quali tremende alternative abbia posto il recente passato. Un uomo deve resistere a tutti i costi a una tirannia mostruosa, anche mettendo in pericolo la vita dei genitori e dei figli ? Si devono torturare i figli per strappare loro informazioni su traditori o criminali pericolosi ?
     Questi conflitti di valore fanno parte dell'essenza di ciò che sono i valori e di ciò che siamo noi stessi. Se qualcuno ci dice che queste contraddizioni saranno risolte in un mondo perfetto in cui tutte le cose buone possono ricomporsi in un'armonia ideale, a questo qualcuno dobbiamo rispondere che i significati che lui attribuisce ai nomi che per noi denotano i valori in contrasto non sono i nostri significati. Dobbiamo dirgli che un mondo in cui quelli che per noi sono valori incompatibili cessano di essere in conflitto fra loro è un mondo assolutamente al di là delle nostre possibilità di comprensione; che i principi coesistenti armoniosamente in quell'altro mondo non sono i principi che noi conosciamo nella nostra vita quotidiana: se si trasformano, diventano concezioni ignote a noi qui sulla terra. Ma è sulla terra che noi viviamo, ed è qui che dobbiamo credere e agire.
     La nozione di un tutto perfetto, la soluzione ultima in cui tutte le cose buone coesistano mi sembra non solo irraggiungibile - è lapalissiano - ma anche un'incoerenza concettuale; io non so che cosa s'intenda per un'armonia di questo genere. Alcuni dei Grandi Beni non possono vivere insieme. Questa è una verità concettuale. Noi siamo condannati a scegliere, e ogni scelta può comportare una perdita irreparabile. Beati coloro che accettano senza discutere la disciplina in cui vivono, che obbediscono liberamente agli ordini dei capi, spirituali o temporali, e ne rispettano appieno la parola come legge inviolabile; o coloro che sono pervenuti, per vie proprie, a convinzioni chiare e incrollabili su ciò che devono fare e ciò che devono essere, senza nutrire il minimo dubbio. Io posso dire soltanto che coloro che riposano su questi comodi letti dogmatici sono vittime di forme di miopia autoindotta e portano paraocchi che possono anche dare l'appagamento, ma non certo la comprensione di ciò che significa essere uomo.