DAL RISVOLTO DI COPERTINA
La celebre osservazione di Nabokov secondo la quale dovremmo ormai usare la
parola realtà solo fra virgolette è il più efficace avvio a questa
raccolta di saggi di Isaiah Berlin, che si apre con la lucida dimostrazione di
come la verità sia un atteggiamento, una tensione, un incessante movimento di
spinte e controspinte che disegnano un imprevedibile chiaroscuro conoscitivo.
Berlin parte da una critica al pericolo riduzionistico insito in ogni
applicazione indiscriminata dei metodi e delle conquiste delle scienze naturali
al5 proteiforme oggetto della storia: ma quando abbiamo colto i limiti di questo
appiattimento generalizzante ecco che egli ci addita le insufficienze e le
aporie della speculazione antimoderna. La realtà è insomma lì, nella sua
tenebra neutra, inafferrabile dal concetto hegeliano, dalla panacea
evoluzionistica e dall’intuito vitalistico-mitopoietico dei romantici: tutti
ne conoscono una faccia o uno strato, nessuno può catturarla nella rete di un
sistema.
Questo esercizio di navigazione negli arcipelaghi del pensiero si ritrova, di
saggio in saggio, in molteplici forme, offrendosi ogni volta come antidoto alle
pompose certezze degli "utopisti laici" e dei "bigotti
teocratici". Come in nessun altro autore del nostro tempo sentiamo qui
vibrare una variazione della metafora di Musil: pretendere di fissare la
"realtà", di capirla una volta per tutte, è come pretendere di
piantare un chiodo nello zampillo di una fontana.
SOMMARIO
Prefazione del curatore
Introduzione di Patrick Gardimer
- Il senso della realtà
- Il giudizio politico
- Filosofia e repressione statale
- Il socialismo e le teorie socialiste
- Il marxismo e l’Internazionale nell’Ottocento
- La rivoluzione romantica
Una crisi nella storia del
pensiero moderno
- L’impegno dell’artista
Un’eredità russa
- Kant come fonte poco nota del nazionalismo
- Rabindranath Tagore e la coscienza della nazionalità
Indice analitico redatto da Douglas Matthews