Luigi Einaudi
LEZIONI DI POLITICA SOCIALE
Einaudi Editore - Torino, 1965 - pagg.338 - £.1.500
(l'ultima edizione nota è del 1977 - £.12.000)

PREFAZIONE di Luigi Einaudi

Il presente volume fu dettato nell'anno 1944 quando l'Autore dimorava in Svizzera ed è il risultato dell'insegnamento da lui tenuto in quel paese.

La prima parte, di introduzione generale sul mercato economico, fu scritta per invito del Comitato italiano di cultura sociale allo scopo di fornire una traccia o testo, che servisse di norma agli incaricati di impartire le lezioni d5 speciali corsi di educazione civica i quali furono tenuti nei duecento campi nei quali erano albergati circa ventimila italiani rifugiati nell'ospitale Svizzera fra il settembre e il novembre 1943 allo scopo di sottrarsi al servizio dell'invasore. Altri rifugiati contribuirono con sommari intitolati Fede nell'avvenire, Sommario di un cinquantennio, Il cittadino e lo stato, La nazione nel mondo, L'economia regolata; toccò all'autore di compilare il capitolo su Il mercato ed i prezzi che qui si ristampa a guisa di introduzione.

La parte seconda è il rendiconto stenografico delle lezioni dettate dall'autore nel semestre di primavera del 1944 nei due campi universitari della Università di Ginevra e della Scuola di ingegneria di Losanna a studenti italiani iscritti nelle facoltà di giurisprudenza, scienze economiche ed ingegneria. A quei corsi collaborarono, ciascuno per la propria materia, professori svizzeri e professori italiani rifugiati in Isvizzera.

La parte terza contiene la materia delle prime lezioni del corso che l'autore doveva tenere nel semestre invernale nella medesima UNiversità di Ginevra. Allo scopo di agevolare la compilazione delle dispense fino dall'inizio dell'anno scolastico, l'insegnante aveva messo per iscritto la materia delle prime lezioni. Risulta da una annotazione che il corso doveva iniziarsi con la trattazione del "concetto e dei limiti dell'uguaglianza nei punti di partenza", che qui si riproduce; proseguendo poi con la discussione di alcuni altri problemi fondamentali di politica sociale, determinati dall'importanza assunta nella economia contemporanea dai prezzi di monopolio o quasi monopolio (cartelli, consorzi, trusts ecc.); dalle modificazioni indotte dalla pubblicità nella domanda dei consumatori; dalla mancata coincidenza del risparmio e degli investimenti (crisi economiche); dalla estensione dei servizi pubblici gratuiti o semigratuiti. La partenza dalla Svizzera avvenuta nel dicembre 1944 di un gruppo di insegnanti e uomini politici italiani per invito del governo di Roma impedì che il corso avesse inizio e che la stesura delle lezioni continuasse oltre la materia delle prime lezioni.

Essendo ora le lezioni riprodotte così come furono dettate o preparate, si notano nel testo parecchie ripetizioni, nate da ciò che le diverse parti riguardavano un pubblico diverso (dirette a soldati la prima parte ed a studenti universitari la seconda e la terza) e momenti diversi di insegnamento. Ma si preferì non togliere le ripetizioni, allo scopo di non rimaneggiare un testo volutamente serbato nella stesura originaria.

La lontananza della suppellettile libraria esistente in Italia e la difficoltà di consultare nella Svizzera il necessario materiale bibliografico spiega perchè le citazioni, ad eccezione di alcuni libri in lingua francese, siano fatte a memoria. Anche qui si preferì serbare la forma originaria, tuttoché talvolta approssimativa e quindi particolarmente invisa all'autore, del quale forse è nota la avversione a riferimenti bibliografici abbondanti ed inesatti.

E' anche superfluo avvertire che gli esempi in lire e franchi si riferiscono al livello dei prezzi esistente nel 1944 ed al ricordo che l'autore aveva dei prezzi correnti in Italia nel 1943. Il richiamo che talvolta si legge tra parentesi a lire 1914 potrebbe facilitare, con l'uso di un moltiplico forse non inferiore a 3000, la conversione approssimativa in lire attuali.

Dovrebbe essere inutile avvertire che il tipo del ragionamento adottato nelle presenti lezioni come in tutte le altre scritture dell'autore è sempre quello ipotetico: se noi supponiamo che esista una certa premessa, deriva da essa questa o quella conseguenza ; non mai quella precettistica: è desiderabile, è bene, è comandato da qualcuno operare in questo o quel modo. Soltanto il primo tipo fa parte della scienza; laddove dovremmo riservare il secondo al territorio della morale e della politica. D'altro canto, la ripetizione continua nel parlare di forme a tipo ipotetico è, fa d'uopo confessarlo, estremamente fastidiosa per insegnanti ed ascoltatori; sicchè può accadere che il discorso, invece di normativo, appaia talvolta inteso a dar consigli o precetti. Giova sperare che il lettore voglia, mentalmente, sostituire alla apparenza precettistica la sostanza ipotetica, introducendo la riserva tacita sempre presente del se noi supponiamo che. La riserva della presenza ipotetica prende in qualche caso la forma del: chi non voglia; seguendone che che chi non voglia A deve volere invece B o C. Ad esempio, accade in qualche caso, particolarmente nella parte terza, leggere: chi non voglia il tipo di società collettivistico e, cionondimeno, per ragioni le quali non hanno nulla a che fare con la scienza economica, ma invece molto con la morale, con il costume, con la politica, con la stabilità sociale, reputi necessario evitare le conseguenze degli estremi di uguaglianza perfetta o di disuguaglianza troppo notabile nelle condizioni economiche tra uomo e uomo, epperciò ritenga vantaggiosa una certa uguaglianza nei punti di partenza, deve reputare logica questa o quella condotta del legislatore. Risulta da certi appunti che i paragrafi5da 129 a 150 dovevano essere, e per le circostanze accennate sopra non furono, riscritti allo scopo di spiegare più ampiamente le ragioni, d'indole sovratutto morale e politica, per le quali non si riteneva desiderabile il tipo di società anzidetto; quel che monta è che, posta quella premessa, il ragionamento successivo sia logico. Compito della scienza non è di inculcare una fede; ma di insegnare il metodo di osservare i fatti (economici od altri) e di ragionare correttamente intorno ad essi. Perciò qualcuno stupirà che lo scrittore di queste pagine, volutamente semplici ed in qualche parte popolari, non abbia predicato quel verbo liberistico di cui lo si dice banditore; intrattenendosi invece quasi esclusivamente sui problemi attinenti alle limitazioni della libertà d'azione economica e sociale dell'uomo. Non potè predicare nessun verbo, nè liberistico, nè comunistico, perchè da più di duecento anni , da quel 1734 nel quale Cantillon scrisse l' Essai, la scienza economica studia le leggi le quali regolano le azioni degli uomini, e non fa prediche.

SOMMARIO ANALITICO

Nota introduttiva di Federico Caffè
Avvertenza
Cronologia di Luigi Einaudi
Prefazione del curatore della presente edizione (con nota bibliografica)

PARTE PRIMA
Sull'Economia di mercato, introduzione alla politica sociale

  1. Che cosa è il mercato
  2. Perchè non si deve parlare di prezzo giusto od ingiusto. Il prezzo di mercato
  3. Come si fa il prezzo di mercato e che cosa esso vuol dire
  4. In un mercato in concorrenza il prezzo tende al costo
  5. Perchè si paga un prezzo anche per i doni di Dio
  6. Il mercato registra domande e non bisogni; ed indirizza la produzione in corrispondenza della domanda
  7. Non confondiamo il meccanismo del mercato col meccanismo della distribuzione della ricchezza
  8. Si può affidare a qualcun altro la decisione intorno ai bisogni degli uomini ?
  9. Gli uomini non intendono rinunciare al loro diritto di scegliere le cose che vogliono acquistare
  10. I monopolisti ed i prezzi di monopolio
  11. Col monopolio si produce di meno e si distribuisce peggio il minor prodotto
  12. Due specie di monopoli e due metodi di lotta contro di essi
  13. I prezzi di mercato non sono arbitrari, nè in potestà dei produttori
  14. Quel che sta attorno alla fiera ed influisce su di essa
  15. L'influenza delle abitudini sui prezzi
  16. L'influenza della legge sul mercato
  17. L'importanza delle imposte sulle eredità
  18. L'influenza sul mercato della buona o cattiva moneta, dei buoni governi e di quelli cattivi
  19. La libertà di associazione operaia e di sciopero ed i salari
  20. L'influenza delle possibilità per tutti di tirocinio e di istruzione
  21. Conclusione: il compito del mercato e come lo si può indirizzare

PARTE SECONDA
Di alcuni problemi di politica sociale

I - I presupposti teorici della legislazione sociale

  1. I presupposti teorici della legislazione sociale
  2. Il concetto di concorrenza
  3. In regime di concorrenza non esistono problemi sociali d'intervento dello stato
  4. Come lo schema della concorrenza non risponda alla realtà presente
  5. L'ipotesi del monopolio
  6. La prima ragione fondamentale dell'intervento dello stato
  7. La lotta contro i monopoli artificiali
  8. La lotta contro i monopoli naturali
  9. La seconda critica allo schema di concorrenza
  10. Diversità degli ideali possibili rispetto al momento originario
  11. La seconda via dell'intervento dello stato
  12. L'abbassamento delle punte
  13. L'innalzamento dal basso
  14. Il minimo nazionale di vita. La limitazione dei beni

II - Le assicurazioni sociali

  1. Le origini storiche
  2. Il piano Beveridge
  3. I principî dell'assicurazione sociale
  4. L'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
  5. L'assicurazione per le pensioni di vecchiaia
  6. Le assicurazioni di matrimonio e maternità e gli assegni famigliari
  7. L'assicurazione malattia
  8. L'assicurazione contro la disoccupazione
  9. Gli argomenti non decisivi a proposito della garanzia statale di un minimo di vita
  10. Gli argomenti favorevoli
  11. Gli argomenti contrari

III - Le associazioni (sindacati, Leghe) operaie

  1. Premessa
  2. La corporazione medioevale
  3. La corporazione decadente dei secoli XVII e XVIII
  4. L'abolizione delle corporazioni e la affermazione della libertà del lavoro
  5. La riaffermazione della libertà di associazione nel secolo XIX
  6. Le caratteristiche delle leghe operaie alla vigilia della grande guerra
  7. Differenze tra paese e paese
  8. L'ordinamento sindacale corporativo
  9. Come il sindacalismo corporativo fosse una branca della pubblica amministrazione
  10. Quid della sola variante all'ordinamento sindacale corporativo ritenuta necessaria dai più dopo la caduta del regime ?
  11. Si inizia lo studio degli effetti delle leghe
  12. Il salario nell'ipotesi di concorrenza perfetta
  13. Degli effetti della lega operaia ferma restando l'ipotesi della libera concorrenza
  14. Degli effetti della lega nell'ipotesi di monopolio unilaterale della sola lega dei datori di lavoro ovvero dei lavoratori
  15. Degli effetti della lega nell'ipotesi di monopolio bilaterale (coesistenza di leghe monopolistiche, padronali ed operaie)
  16. Interessi comuni e interessi contrastanti delle leghe padronali ed operaie monopolistiche
  17. La norma comune del contratto collettivo ed i suoi effetti
  18. Il criterio di conformità dell'azione delle leghe all'interesse collettivo è l'approssimazione massima all'impiego di tutti gli operai occupabili
  19. La lega può aver cresciuto la produttività dell'operaio
  20. La scelta fra molteplicità od unicità, libertà od obbligatorietà nelle leghe
  21. Contenuto del tipo delle leghe molteplici e libere
  22. Contenuto del tipo della lega unica e obbligatoria
  23. La variante delle elezioni dal basso nella lega unica ed obbligatoria

IV - La partecipazione ai profitti

  1. Perchè si studia la partecipazione ai profitti e non altri metodi di partecipazione degli operai alla gestione dell'impresa
  2. Cenni bibliografici e storici
  3. Definizione e requisiti essenziali della partecipazione
  4. Tipi di partecipazione
  5. Divisione degli utili
  6. Destinazione della quota spettante al lavoro
  7. Il pagamento in contanti
  8. Il pagamento differito con capitalizzazione
  9. Il pagamento alla collettività dei dipendenti
  10. Gestione dei fondi
  11. Inizio del diritto alla partecipazione e clausole di decadenza
  12. La condizione principale del successo nella partecipazione gestione
  13. I problemi contabilistici della partecipazione
  14. Problemi economici della partecipazione
  15. Utile (profitto) no4n è interesse
  16. L'utile non esiste in condizioni di concorrenza
  17. L'utile da monopoli artificiali
  18. L'utile da monopoli naturali
  19. L'utile da rischi imprevedibili
  20. L'utile da variazioni nell'organizzazione e nella struttura dell'impresa

PARTE TERZA
Concetto e limiti della uguaglianza nei punti di partenza

  1. Il dominus del mercato: la domanda effettiva dei beni diretti
  2. La domanda effettiva dei beni diretti determina la utilizzazione, la manutenzione, la rinnovazione e l'incremento dei beni strumentali
  3. Robinson Crusuè e la eguaglianza fra quantità domandata e quantità prodotta dei beni economici
  4. La uguaglianza in regime di divisione di lavoro
  5. Condizioni dell'eguaglianza fra quantità domandata e quantità offerta di beni e servigi esistenti innanzi al 1914: universalità del sistema aureo, rispetto dei contratti, eliminazione dello spazio e del tempo, contratti a termine, città di mercato mondiale
  6. Significato del concetto «domanda effettiva». I «desideri» non sono «domanda». Il mercato è un meccanismo perfettamente adatto alla domanda, ma non si occupa dei desideri; è idifferente alla distribuzione del numerario fra i cittadini
  7. Scarsa rilevanza di fatto dei tentativi di una diversa distribuzione del numerario
  8. Scarsa variabilità della distribuzione dei redditi nel tempo
  9. L'indifferenza del mercato non dipende dalla mancanza di istituzioni correttive ?
  10. La esigenza della uguaglianza nei punti di partenza
  11. Cautele necessarie nella valutazione degli effetti della disuguaglianza nei punti di partenza
  12. Paragone con le condizioni di «lealtà» poste nella gare di corse
  13. L'esigenza della uguaglianza non vuol dire taglio netto fra le successive generazioni; ed imponendo un minimo di agevolezze nei punti di partenza, non vieta lo sforzo dei genitori per elevare i figli al disopra del minimo
  14. Non è accetta universalmente a tutti la condizione che a tal fine sia vietata la proprietà privata dei mezzi di produzione
  15. Escluso il collettivismo pieno, l'uguaglianza nei punti di partenza sembra richiedere un'imposta ereditaria nel tempo stesso uguagliatrice e stimolatrice
  16. Incompatibilità tra i due connotati. I beni strumentali sono una continua creazione
  17. I piani delle società collettivistiche sono imposti dalla necessità di consacrare il lavoro di una parte degli uomini alla conservazione ed all'incremento dei beni strumentali
  18. Gli uomini egoisti individuali e gli uomini costruttori. Il medioevo e il concetto dell'eterno
  19. L'ideale della città-giardino
  20. L'ideale della città-giardino non vive di vita autonoma
  21. Il tipo dell'uomo dilapidatore
  22. Quello dell'uomo conservatore
  23. E quello dell'uomo risparmiatore
  24. In una società risparmiatrice esiste una divisione del lavoro fra produttori di beni di consumo e beni strumentali la quale non coincide con quella fra dilapidatori, conservatori e risparmiatori
  25. In una società non comunistica, deve esistere il risparmio volontario con la proprietà privata dei beni strumentali
  26. Le varie fonti del risparmio: il non saper cosa fare del reddito. Colui che non sa per lo più appartiene alla schiera dei dilapidatori
  27. I risparmiatori per istinto. Gli "avari" non sono indifferenti alla sorte del risparmio dopo la loro morte
  28. Il risparmio derivante dal bisogno di fondare una famiglia
  29. Il risparmio derivante dal bisogno di fondare un'impresa
  30. Il bisogno del risparmio degli enti collettivi
  31. Il comportamento del legislatore di fronte alle diverse specie di risparmio
  32. L'eredità si riferisce alle cose; ma il limite di essa si misura a norma del valore in moneta stabile. Il caso dei beni durevoli di consumo
  33. Nel caso di beni strumentali la convenienza degli eredi provvede alla loro trasformazione
  34. Il "milionario" in tempi di svalutazione monetaria. Necessità di mutare i nomi usati nel linguaggio monetario
  35. L'innalzamento del minimo a mezzo dei5 servizi pubblici gratuiti
  36. L'abbassamento del massimo si ha in primo luogo con la riduzione delle imposte sui consumi, con l'imposta progressiva sul reddito normale con detrazione del del credito dei contribuenti verso lo stato a titolo di assicurazioni sociali
  37. Il limite dell'imposta ereditaria normale; e l'avocazione del valore monetario del patrimonio allo stato in tre generazioni
  38. L'imposta successoria avocatrice suppone una moneta stabile
  39. L'eliminazione degli eredi incapaci a gerire imprese od a conservare patrimoni conseguente all'imposta successoria avocatrice
  40. L'uguaglianza nei punti di partenza, se si riferisse ad uomini nudi, condurrebbe ad una società di mandarini, con preferenze per i figli dei mandarini
  41. Le disuguaglianze ereditarie apparenti a danno delle femmine, dei sacerdoti e dei figli cittadini. Come nasce la disuguaglianza tra figli ugualmente dotati dal padre
  42. La persistenza dei patrimoni nelle famiglie è dovuta a fattori morali; che soli possono sormontare l'ostacolo dell'imposta ereditaria avocatrice
  43. La venalità delle cariche giudiziarie fu in tempi di assolutismo inizio e garanzia dell'indipendenza della magistratura
  44. L'indipendenza della magistratura oggi connessa con la persistenza dello spirito di corpo proprio di un ceto chiuso
  45. La famiglia è inconcepibile in una società non differenziata
  46. Le case alveari e la inesistenza della famiglia. Ivi è uguaglianza nei punti di partenza per uomini nudi
  47. Dove non esiste la famiglia, domina il programmismo
  48. Ma, se così piace agli uomini, non è una società di parassiti
  49. E' una società di uomini impiegati, ubbidienti. Manca chi comanda
  50. La teoria del punto critico nella scienza economica
  51. La teoria del punto critico nelle scienze politiche
  52. Il punto critico nell'uso della radio
  53. Il punto critico nel numero dei figli
  54. Il punto critico nelle regole monastiche
  55. Il punto critico nelle società comunistiche. Il programma nelle opere scientifiche, nelle opere letterarie ed artistiche
  56. Il bando agli eretici, l'ostracismo ai ribelli al programma
  57. Il punto critico segna il passaggio dagli uomini vivi agli automi
  58. La società di uomini liberi è un fatto morale. Essa esiste anche nelle galere
  59. La libertà può esistere nei conventi e nelle imprese comunistiche; ma può esistere anche, fuori degli uomini gregari, tra artigiani, capitani d'industria, agricoltori, professionisti, artisti
  60. I nemici della libertà possono esistere in tutti i tipi di società economiche
  61. Della libertà desiderata dall'uomo comune e delle forze sociali contrarie alla tirannia
  62. La riprova tratta dalla esperienza di un paese dove esistono le condizioni favorevoli alla libertà e contrarie alla tirannia

Indice dei nomi