Giuseppe Maranini
STORIA DEL POTERE IN ITALIA 1848-1967

(Ed. Il Corbaccio 1995 - £.45.000)

Del compianto Giuseppe Maranini, professore di diritto costituzionale e rettore dell'Università "Cesare Alfieri" di Firenze, riportiamo qui di seguito il testo della manchette dell'edizione Vallecchi 1967 della sua opera più famosa: "Storia del potere in Italia 1848-1967". Riportiamo, altresì, oltre all'indice dell'opera, alcuni passi tratti dall'introduzione "Metafisica e fisica della democrazia".

La presentazione della prima edizione

La costituzione scritta della repubblica costituisce, o dovrebbe costituire il segno di una profonda rivoluzione nelle strutture politiche italiane; questo non solo in confronto al periodo fascista, ma anche, e non meno, in confronto al periodo prefascista, all'esperienza liberale sviluppatasi sulla base dello statuto albertino .
In un vasto disegno storico, Giuseppe Maranini ha cercato d'individuare le origini di un complesso d'istituti, di consuetudini, di prassi che costituirono insieme la forza e la debolezza dell'esperienza risorgimentale; e che, riflettendosi sull'attuazione e non attuazione, e comunque sull'interpretazione della vigente costituzione scritta, hanno contribuito a determinare il vero volto - complesso e contraddittorio - della costituzione di fatto nella quale si compone il volto politico dell'Italia repubblicana. Sono pagine scritte senza pregiudizi e senza conformismi, con carità, ma senza pietà.
Uno sforzo coraggioso per individuare ciò che vi è di essenziale nelle linee di sviluppo della vita costituzionale italiana, dal giorno della promulgazione dello statuto a oggi; e per sceverare ciò che vi è di vitale in una lunga esperienza liberale non priva di continuità, nonostante l'intervallo fascista; un vasto, denso, complesso affresco storico, ordito sopra un coerente e intransigente sistema di idee; un'opera scientifica largamente e minutamente documentata, e nello stesso tempo ricca di spunti polemici  che investono tutto il sistema della libertà e della democrazia, anche al di là dei limiti della specifica esperienza nazionale italiana. Un'opera singolare, quale si poteva attendere da uno studioso multiforme come Maranini, storico, politologo, giurista: da uno studioso che unisce al più rigoroso metodo filologico una intensa passione civile. Il Maranini di questa matura opera sulla storia delle moderne libertà italiane è ancora, per l'animo e per il metodo, il Maranini della giovanile - e ormai classica - storia della costituzione di Venezia.

INTRODUZIONE: "Metafisica e fisica della democrazia"

... Il regime politico italiano venne posto sotto accusa, verso la fine del secolo scorso, come un regime del tutto inefficiente, solo in apparenza rappresentativo, non funzionale, e in sostanza immorale. Poichè si qualificava democratico, e poichè la sua deformità andava diventando più vistosa in ragione diretta dello sviluppo della sua pretesa democrazia, il processo al regime diventò il processo alla democrazia: senza però che le aspirazioni a una autentica democrazia potessero venire sostituite da altri ideali compatibili con le fedi religiose e con le radici filosofiche del mondo moderno, e tali che la loro costruzione logica potesse manifestare qualche consistenza e offrire una legittimazione accettata e stabile a un regime di nuovo tipo. Incapace di approdare a sviluppi costruttivi, la reazione antidemocratica si risolse così in una parentesi di violenza irrazionale, destinata in partenza al fallimento. Hitler avrebbe potuto anche vincere la guerra; ma il suo regime e quelli satelliti sarebbero ugualmente caduti . Solo la guerra li sosteneva e ne nascondeva fino a un certo punto la irrazionalità e la virtuale (ma in qualche caso anche attuale) inefficienza. La pace vittoriosa li avrebbe prima o poi disintegrati, come li disintegrò la catastrofe militare, anche se con processi del tutto diversi, e con diverse conseguenze per quanto riguarda l'equilibrio delle nazioni e dei continenti.
Si rinnovò in parte, dopo la seconda guerra mondiale, il fallimento "democratico" che aveva caratterizzato nel continente il periodo fra le due guerre. Lo stesso errore che aveva portato alla esplosione delle dittature portò alla costruzione di nuove "democrazie" non valide. Poichè il principio democratico non era stato confutato, la caduta delle dittature doveva necessariamente dare luogo alla costruzione di nuove "democrazie": ma poichè d'altra parte non era stato compreso che la disonestà e la insufficienza dei regimi continentali pseudo-parlamentari prefascisti non erano dovute alla loro (presunta) democrazia, bensì alla loro mancanza di democrazia sostanziale, le nuove "democrazie" furono almeno in parte restaurazioni, o si trovarono esposte al pericolo di esserlo. Beninteso non fu restaurata, nè instaurata, la "democrazia" in senso assoluto, in quel senso assoluto che è una mera ipotesi ideale; ma furono restaurati in parte o in tutto quei sistemi politici che, ammantandosi di parvenze democratiche e anche con qualche generica buona intenzione democratica, avevano, prima dell'avvento della dittatura isolato il paese legale dal paese reale, creando nelle istituzioni disordine insincerità debolezza, e preparandone la caduta. Così la tremenda esperienza della seconda guerra mondiale corse il pericolo di risultare, alla verifica storica, una esperienza sterile.
Se guardiamo alla vicenda dei tre maggiori paesi del continente riemersi dalla dittatura, ci troviamo di fronte, nel caso della Francia, a una restaurazione esplicita e completa del regime pseudo-democratico che il nome prestigioso della democrazia aveva offuscato e coinvolto nel suo sfacelo; nel caso della Germania, a una restaurazione invece solo parziale, profondamente rettificata, che, le circostanze storiche aiutando, potrebbe anche risolversi in un superamento davvero democratico, e per conseguenza vitale, del regime prehitleriano; nel caso dell'Italia, come vedremo, abbiamo uno sviluppo ambiguo e contraddittorio, sul quale forse, ancor più che su quello tedesco, potrà esercitare una influenza definitiva proprio il confronto con la formula democratica; ammesso che la formula democratica, depurandosi delle sue scorie, possa riemergere nella vita del continente come una formula capace di conquistare la fantasia e attirare l'affetto operante delle nuove generazioni; ammesso cioè che la formula democratica diventi anche nel nostro paese una idea-forza sul piano costruttivo, come già lo fu sul piano distruttivo e che riesca ad offrire la sua legittimazione a regimi democratici sinceri, efficaci e operanti, dopo avere provocato la caduta dei classici regimi di diritto divino e delle loro recenti spurie e deformi reincarnazioni.

Il costituzionalista e politologo tedesco F.A. Hermens dice, presentando il suo ormai classico trattato di diritto costituzionale: "Questo libro è una protesta contro l'idea che lo stato costituzionale democratico necessariamente sia uno stato debole, costretto alla difensiva contro gli estremisti di destra o di sinistra". Io con lui non credo che lo stato costituzionale democratico, e cioè la democrazia liberale, sia o possa essere un debole, inetto e corrotto sistema politico. Credo al contrario che possa e debba essere il più forte, sano, efficace sistema politico, e proprio in ragione diretta del suo contenuto di democrazia effettiva.
Quale democrazia ? Naturalmente non penso di trarmi d'impaccio foggiando un concetto di democrazia a modo mio: non farei che accrescere la confusione delle lingue, già abbastanza grande. Perchè il discorso abbia un qualsiasi valore, occorre che il concetto di democrazia assunto a termine di confronto e a formula di legittimazione si adegui perfettamente a quella che è l'aspirazione "democratica" di tutti coloro che alla democrazia, sia pure con varia prospettiva, ma in buona fede, si sono richiamati e si richiamano; occorre che possa essere accettato da tutti coloro che, con idee confuse ma con sincera e nobile passione, nel nome della democrazia hanno combattuto e si sono sacrificati; occorre dunque che sia tale da non giustificare un'evasione, ma da confermare un impegno. E occorre anche che sia tale da reggere alla critica e all'analisi razionale. Molti che parlano sempre di "democrazia" sarebbero assai contrariati se qualcuno li invitasse a spiegare perchè il regime democratico sia desiderabile, sia anzi il solo desiderabile; e se cercassero di trovare qualche risposta, si troverebbero subito sconfitti, poichè sarebbe troppo facile provare che il loro regime democratico non solo non è il più desiderabile, ma non è desiderabile affatto e neppure giustificabile. Noi crediamo che il nostro concetto di democrazia possa invece affrontare questa prova.
Democrazia significa alla lettera potere del popolo, o governo del popolo. Ma il potere del popolo può esprimersi solo attraverso un sistema di governo, se non vuol essere disorganizzazione anarchica e potere tumultuario sul popolo di chiunque ne sappia sollevare e sfruttare le passioni. Il verbo "governare" è un verbo transitivo attivo. Dove c'è un governo ci sono dei governanti e dei governati: e c'è il problema di sapere chi sono i governanti e chi sono i governati; con quale criterio i primi sono scelti e da chi; di quali poteri sono investiti; quali poteri rimangono ai governati e quali strumenti di effettivo controllo. Il problema della democrazia si traduce dunque nel problema del governo democratico, che non è il governo del popolo, e neppure il governo della maggioranza aritmetica del popolo: ma è tuttavia quel governo nel quale si ottiene la maggior possibile identificazione fra governanti e governati, la minor possibile oppressione dei governanti sui governati: finalità complessa, al cui raggiungimento anche i procedimenti aritmetici volti a interpretare i risultati del voto popolare possono dare ausilio, ma che non può risolversi solo in quei procedimenti...

... Schumpeter disegna "un'altra dottrina della democrazia": che è in sostanza la dottrina intuita da Mosca quando indica sotto quali condizioni il sistema rappresentativo possa diventare vitale, quando parla della "grande superiorità dei regimi rappresentativi", quando, con solo apparente contraddizione, considera una somma sventura il profilarsi di una possibile caduta di quei sistemi rappresentativi che hanno reso possibile a tutte le forze politiche, ossia a quasi tutti i valori sociali, di partecipare - in un regime di libera discussione - alla direzione politica della società...

... Ricercando le condizioni necessarie perchè comunque il metodo democratico, questo metodo democratico, possa funzionare lo Schumpeter ricorda prima di tutto la qualità del personale umano che alimenta il congegno politico: e senza dubbio si tratta di un elemento fondamentale. Con uomini privi di cognizioni, d'intelletto, di moralità non si costruisce nessuna democrazia. Questo elemento però è condizionato non solo dalle strutture sociali e dal livello civile del paese, come rileva lo Schumpeter, ma anche, mi preme aggiungere, e non poco, dai metodi elettorali e dalle strutture dei partiti, oltre che dalle strutture costituzionali. Esistono metodi e strutture atti (oltre che ad esprimere un governo e a scegliere un indirizzo politico) a favorire una selezione positiva; altri esistono, ne abbiamo purtroppo larga dolente esperienza, foggiati apposta per garantire una selezione alla rovescia, e lasciar passare solo le nullità morali e intellettuali...

Sommario

Avvertenza

Introduzione
      Metafisica e fisica della democrazia
      Note e appendici

Parte prima. La monarchia risorgimentale
Capitolo primo
      Introduzione allo statuto albertino
      Note e appendici

Capitolo secondo
      Lo statuto albertino
      Note e appendici

Capitolo terzo
      Formazione del regime pseudoparlamentare
      Note e appendici

Capitolo quarto
      Contraddizioni e corrosione del regime
      Note e appendici

Capitolo quinto
      Ripresa giolittiana
      Note e appendici

Capitolo sesto
      Il travaglio del terzo potere nell'esperienza risorgimentale e prefascista
      Note e appendici

Capitolo settimo
      Caduta della democrazia liberale e fascismo
      Note e appendici

Parte seconda. L'esperienza repubblicana
Capitolo primo
  
   L'opera della costituente e il suo limite
      Note e appendici

Capitolo secondo
  
   La chiesa e la repubblica
      Note e appendici

Capitolo terzo
     
Principi fondamentali e dichiarazione dei diritti
      Note e appendici

Capitolo quarto
  
   Antinomie e ambiguità dell'organizzazione dei poteri
      Note e appendici

Capitolo quinto
  
   Contrastata affermazione del terzo potere nel ventennio repubblicano
      Note e appendici

Capitolo sesto
  
   Sviluppi problematici e contraddittori della costituzione di fatto
      Note e appendici

Indice dei nomi e dei paesi

Indice generale