Tino Simoncini
AL BALCONE DI UNA PICCOLA CITTA'
Autobiografia di un sindaco (1960-1965) a cura di Carlo Simoncini
(editrice Il Filo di Arianna - Bergamo 1999)

Presentazione

A Carlo Simoncini mi lega una lunga amicizia nata sui banchi di scuola e rimasta intatta nel tempo, anche se  la frequentazione si è andata diradando, come facilmente avviene in età adulta. Qualche incontro professionale, avvocato lui e avvocato io; una camminata veloce per le vie di Città Alta dove entrambi abitiamo, poi giù per via S.Alessandro fino ai nostri uffici, tra i quali si interpongono la Piazza Dante e la Piazza della Libertà. Si interpongono fisicamente, ma simbolicamente ci uniscono nella passione per i libri e per l'impegno civico e politico. Le idee politiche non sono le medesime; io i libri li leggo soltanto, lui li scrive anche - e con successo ! Nei nostri rari incontri, raramente parliamo di politica, quasi sempre parliamo delle piccole cose di tutti i giorni, della famiglia, dei figli che crescono. La sua discrezione veste una intelligenza lucida e coltivata, scalda una grande sensibilità umana. Discrezione, intelligenza, cultura, sensibilità umana: doti che è sempre più raro trovare riunite in un'unica persona. Sono anche le doti che gli hanno consentito di coltivare la memoria del padre, Tino Simoncini, sindaco di Bergamo dal 1956 al 1964. Un sindaco speciale, che ha saputo interpretare l'urgenza dei tempi nuovi, che ha lavorato per sottrarre Bergamo al suo provincialismo, che ha riconciliato la tradizione cattolica dei bergamaschi con la migliore tradizione laica e risorgimentale (con lui Bergamo si è fregiata della denominazione di "Città dei Mille"), che ha lottato per il recupero del suo patrimonio architettonico-monumentale e per la valorizzazione delle sue istituzioni culturali. Democristiano, ma in continuo conflitto con il partito che non gli perdonava le sue virtù laiche, Tino Simoncini è stato anche un uomo speciale: pluridecorato in guerra come ufficiale degli alpini, avvocato di successo e saggista giuridico, uomo di cultura e scrittore raffinato. Le testimonianze, gli appunti e i commenti che il figlio Carlo ha saputo selezionare, ordinare e pubblicare nel volume "Al balcone di una piccola città"  non costituiscono solo una lettura piacevole o una pregevole pagina di storia locale: sono soprattutto, per la nostra generazione spesso così distratta da altre cose, un monito a riscoprire le ragioni dello stare insieme come uomini e come cittadini. Un monito a non risparmiare il meglio di noi stessi per l'affermazione di quelle ragioni.
Vittorio Vivona

Di Carlo Simoncini riportiamo qui di seguito il testo integrale dell'introduzione  al libro

Dopo la pubblicazione del volume La grana del seminario nei diari del sindaco di Bergamo Tino Simoncini (Il filo di Arianna, 1994) furono in molti a chiedermi notizie dell'ulteriore contenuto dei diari di mio padre. Da tempo mi ero quindi posto il problema di far conoscere questi suoi scritti o almeno la parte di essi più significativa per le vicende della città di quegli anni, raccontate dal punto di vista (non secondario) del sindaco. Si tratta dunque di circa un migliaio di cartelle dattiloscritte (lui dettava queste annotazioni al dittafono e la segretaria le scriveva a macchina) riunite in undici raccoglitori, uno per semestre. Iniziano il 7 gennaio 1960 e finiscono il 12 settembre 1965. Riguardano quindi un periodo poco più ampio della sua seconda amministrazione come sindaco di Bergamo. Comprendono annotazioni di vario genere, riferite alla vita politica e amministrativa in massima parte, a qualche commento sulla famiglia e sul suo lavoro professionale, a ricordi d'infanzia, di guerra, a considerazioni generali di carattere politico, religioso, esistenziale.

E' curioso osservare come la parte più ricca e più vivace di questi diari sia la prima, la più piena di ricordi e considerazioni di vario tipo. Alla fine, al contrario, il diario tende a diventare una grigia registrazione di avvenimenti e di incontri, denunciando evidentemente la stanchezza dell'autore, la perdita di entusiasmo. Forse gli stessi eventi che avevano accompagnato la fine della sua seconda amministrazione lo avevano demoralizzato, snervato.

Il 16 settembre del '64 scriveva infatti di avere raccontato "una esperienza organica di come una piccola città cucina i propri uomini". Ma in molti punti scrive anche di voler utilizzare questo diario per scrivere un libro di carattere autobiografico "al balcone di una piccola città". Verso la fine del mandato di sindaco (1 dicembre '64), in un momento di malumore, cercando altri interessi che lo distolgano dallo sconforto per essere stato scaricato dal suo partito, dice a se stesso: "Pensa al tuo libro che devi scrivere!".

Non so perché poi non abbia concretizzato questa intenzione. Non aveva però mai abbandonato l'idea: ogni tanto ne parlava ancora, anche negli ultimi anni della sua vita. Anche in un profilo comparso su "L'Eco di Bergamo" dopo la sua morte, si ricorda come l'ultimo suo progetto, non realizzato, fosse quello di scrivere un libro autobiografico. Trovandomi in mano questi diari, ho sentito quindi come un dovere quello di non lasciarli cadere tra le tante cose inutili e di utilizzarli invece per realizzare quella aspirazione che lui non aveva fatto in tempo a soddisfare. 

Il 6 giugno del '60 scriveva: "Perché sviluppo queste annotazioni? Traccio lungo la settimana brevissimi appunti su un libriccino e, successivamente, sul ricordo dei fatti e delle espressioni, parlo al mio registratore. Annoto, conseguentemente, insieme una sequenza di sette o otto giorni. Maggiore comodità, minore genuinità di stati d'animo. Riferimenti cronologici, fissazione di particolari, sviluppi od involuzioni psicologiche così come descritte, potranno essermi utili o dilettevoli a suo tempo. Spunti per ulteriori approfondimenti, idee e propositi da coltivare, esperienze da meditare. Alla mia fine, queste note serviranno a qualcuno? Si tratta di esperienze di vita vissuta da uno che, in un piccolo angolo della terra, si trova appollaiato in cima ad un palo. Penso che serviranno … e a me? Alla mia dissoluzione nella universale sostanza statica dell'infinito non mi servirà più nulla".

Ecco, io vorrei appunto che queste note servissero a qualcosa, a conoscere meglio le vicende di una città, di un sindaco appollaiato in cima ad un palo, di un uomo, con i suoi umori, le sue passioni, le sue depressioni.

Cercando di interpretare quella che avrebbe potuto essere la volontà di mio padre, ho fatto su questi diari un lavoro di selezione e di montaggio, mantenendo sempre l'ordine cronologico. Non ho ritenuto di dover provvedere ad una pubblicazione integrale, sia perché alcune pagine sono di contenuto estremamente personale, certamente quindi non destinate - nelle intenzioni dell'autore - alla pubblicazione; sia perché in molti casi vi sono ripetizioni o mere cronistorie di giornate-tipo, prive di avvenimenti di interesse; sia infine perché la mole eccessiva avrebbe ostacolato una lettura scorrevole.

Ho quindi selezionato - nel campo della politica e della attività pubblica in genere - le pagine riguardanti le questioni ricorrenti, che hanno segnato la vita della città di bergamo di quegli anni. Non ho riportato invece in questo volume tutti i passaggi del diario che si riferiscono ai lavori di ricostruzione del seminario di Bergamo, lavori iniziati (con le prime demolizioni) nel 1960 e terminati nel 1967. E' stata questa la questione che più ha segnato, per lo meno all'epoca, la vita politica di mio padre. Ed è anche la questione che nei diari ricorre più frequentemente, l'unica che si risolve in una vicenda compiuta, con un inizio e una fine. Per queste ragioni, ho ritenuto che essa meritasse un volume a sé, che - oltre a riportare i brani del diario - ricostruisse la vicenda sulla base di materiali reperiti in vari archivi, presso la biblioteca civica A.Mai, presso l'archivio dell'ufficio tecnico del Comune di Bergamo e con l'ausilio delle cronache giornalistiche dell'epoca e di qualche testimonianza di diretti protagonisti. 

Per tutto questo rimando al volume La grana del seminario nei diari del sindaco di Bergamo Tino Simoncini. Poiché la conclusione della pratica edilizia del seminario aveva coinciso con la conclusione del mandato amministrativo di mio padre, le due vicende alla fine si intrecciano, nel senso che la prima concorre a determinare la seconda. Quel volume riporta pertanto brani di diario che si riferiscono sia all'una che all'altra e, in sostanza, deve ritenersi complementare di questo.

Nelle pagine di diario riportate in questo volume vengono percorsi gli altri avvenimenti che hanno interessato la città. I numerosi incontri - a Bergamo e a Roma - per discutere il problema del superamento della cinta ferroviaria. Il recupero alla città del complesso di S.Agostino. La realizzazione del nuovo quartiere di Monterosso. La ristrutturazione del sistema fognario. La circonvallazione, la strada di penetrazione verso la Valseriana e la strada panoramica di S.Vigilio. Il nuovo palazzetto dello sport e la donazione del terreno per la realizzazione del centro sportivo Italcementi. Il consorzio urbanistico e il suo piano regolatore intercomunale, con tutti i contrasti che aveva creato dentro e fuori il partito della Democrazia cristiana. Il tentativo (fallito) di creare un consorzio intercomunale di vigilanza urbana. La costituzione della Azienda di soggiorno. La municipalizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti, in precedenza appaltato alla società Pastorino. I lavori di restauro e di rifacimento delle fiancate del teatro Donizetti e i rapporti con la commissione per la gestione del teatro, con Bindo Missiroli, con Gianandrea Gavazzeni, con Giacomo Manzù, con Luigi e Sandro Angelini. Il restauro della Cittadella, del museo di scienze naturali e del museo archeologico. Il tentativo di acquisto dallo Stato del teatro Sociale, che stava per essere acquistato dalla parrocchia di città alta. Il tentativo (fallito) di portare a Bergamo il festival dei Due Mondi di Spoleto, e quello (riuscito) di portare istituzioni universitarie, come la Scuola superiore di giornalismo e l'Istituto di geologia. L'acquisizione al Comune dell'Istituto musicale Donizetti. L'introduzione degli spacci comunali a prezzi controllati. L'istituzione, molto contrastata, della cosiddetta "Consulta giovanile". Gli studi sui centri storici e in particolare su città alta, la politica urbanistica e la approvazione delle linee guida per l'aggiornamento del piano regolatore generale. La visita del presidente della repubblcia Gronchi, che conferisce a Bergamo il titolo di "Città dei Mille".

E' il periodo in cui a Bergamo il parito della Democrazia cristiana gode della maggioranza assoluta ed è diviso in due correnti, in forte contrasto tra loro: da una parte i fanfaniani, capeggiati da Enzo Zambetti, affiancato da Enzo Berlanda, Carlo Baruffi, Giacomo Pezzotta, Vito Sonzogni; d'altra i morodorotei, capeggiati da Giambattista Scaglia, affiancato da Carlo Cremaschi, Luciano Colombo, Emilio Paganoni, poi da Filippo Pandolfi, Severino Citaristi. Il sindaco Simoncini e il vicesindaco Ezio Motta ( ma anche la giunta in generale) sono considerati da loro partito troppo "indipendenti" e subiscono quindi frequenti intralci nella attività amministrativa. Il quotidiano "L'Eco di Bergamo", di proprietaà della Curia vescovile e diretto da don Andrea Spada, appoggia l'amministrazione cittadina in modo blando, attento soprattutto alla tutela dei valori cattolici. L'altro quotidiano "Il Giornale del Popolo", di proprietà dell'Unione industriali, mantiene una linea politica di destra moderata fino a quando lo dirige Ugo Cuesta, gentiluomo di stampo tradizionale; assumerà invece un'impronda scandalistica ed estremamente aggressiva, con una linea politica di destra estrema, sotto la direzione di Alessando Minardi, che darà al quotidiano il nuovo nome "Il Giornale di Bergamo". Per quanto riguarda i partiti di minoranza, esponenti principali del partito comunista, sono, tra gli altri, Eliseo Milani, Giuseppe Taino, Carlo Leidi; del partito socialista Giovanni Masseroni, Salvo Parigi, Vittorio Naldini, Lina Dasso; del partito socialdemocratico Piero Pedroli, Arbace Mazzoleni, Eugenio Bruni; del partito liberale Gianni Astori, Enrico Vivona, Antonio Rodari, Giovanni Riva; del movimento sociale Nino Carnazzi, Mirko Tremaglia.

In questi diari sono quindi anche descritti i vari contrasti politici, dentro e fuori il partito della Democrazia cristiana. Dapprima soprattutto con Enzo Zambetti, segretario provinciale della dc e poi presidente della amministrazione provinciale. Ma poi anche con Filippo Pandolfi, nuovo segretario provinciale della dc, col quale pure i rapporti non sono facili. Fuori dal partito i contrasti non sono soltanto con le opposizioni - di destra e di sinistra - ma soprattutto con l'Unione industriali e con il "Giornale di Bergamo", nell'epoca in cui direttore dell'Unione industriali era Stefano Gavotti Verospi e direttore del "Giornale di Bergamo" era Alessandro Minardi. Con quest'ultimo le polemiche sono particolarmente aspre, fino a giungere alle querele penali.

Ho lasciato poi tutte le riflessioni su vari argomenti, nonché i ricordi d'infanzia, di studi, di guerra. Ho lasciato anche le poche annotazioni che si riferiscono al lavoro professionale e alcune pagine che riguardano i rapporti con la famiglia, i viaggi, le vacanze. Ciò per dare un'immagine più ampia e rotonda della personalità dell'autore.

Circa le persone citate nel diario ho cercato di fornire in nota le indicazioni essenziali per la comprensione del testo, a volte solo il nome e cognome. In alcuni casi non ho fornito neppure queste indicazioni, trattandosi di persone o non identificabili oppure non significative nel contesto descritto. Le note in calce non hanno quindi alcuna pretesa di completezza e hanno solo lo scopo di illustrare - per quanto mi è stato possibile - il contesto delle vicende descritte nel diario, alcuni collegamenti e in qualche caso gli sviluppi successivi. Ho corredato la pubblicazione, oltre che di un indice dei nomi di persone e di un indice dei luoghi geografici, anche di un indice dei principali argomenti trattati. Ciò per consentire al lettore che lo voglia fare di seguire con più facilità gli sviluppi di singole vicende, evitando una difficoltosa ricerca tra le pagine del diario.

Occorre anche precisare che queste annotazioni sono – come l’autore stesso scrive – "divagazioni espresse con animo estremamente sincero e dipendenti dalla situazione psicologica del momento ". Pertanto esse non vanno prese sempre alla lettera, ma vanno comprese e interpretate in relazione appunto agli stati d’animo contingenti. Anche certi sfoghi contro ambienti o persone devono essere valutati in questa chiave e non essere considerati come opinioni negative consolidate. Se vi sono espressioni che a qualcuno possono apparire sgradevoli, me ne scuso fin d’ora. Ripeto però qui ciò che ho scritto nella introduzione all’altra pubblicazione già citata. E cioè che qualche intemperanza verbale è inseparabile dalla freschezza e dalla immediatezza. Ciò che costituisce – a mio parere – il pregio maggiore di questi scritti. In nessun caso si deve pertanto ritenere in discussione l’onorabilità delle persone menzionate nel testo.

L’epoca in cui questi diari sono stati scritti è quella delle grandi speranze di rinnovamento, che poi verranno deluse. L’epoca in cui nel mondo compaiono le tre figure che hanno rappresentato simbolicamente le speranze di una generazione, le speranze in un mondo nuovo: Giovanni XXIII, Kennedy e Kruscev. Uomini che hanno lottato per portare il mondo verso orizzonti più vasti e che sono stati sconfitti o dalla morte o da congiure di palazzo.

In Italia era l’epoca della fine del centrismo, della caduta del governo Tambroni, dei morti di Reggio Emilia. Era l’epoca dei primi governi di centro-sinistra, presieduti da Amintore Fanfani, i soli governi che tentarono all’epoca di attuare una politica riformatrice, che fu poi sconfitta dal "rumor di sciabole" del generale De Lorenzo.

Dunque da questi scritti emerge la passione di chi ha creduto in questi nuovi valori e ideali, ma emerge anche la delusione di chi li ha visti cadere. Si può dire che – da questo punto di vista – il diario si sviluppi proprio come una specie di parabola, dapprima con la curva ascendente e poi con quella discendente. Cambia il quadro della politica mondiale, cambia il quadro nazionale, cambia anche quello di Bergamo, la città "che cucina i propri uomini".

                                                                                    C.S.