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La qualità della libertà
nelle società aperte dei cittadini
Ispirandoci ai fondatori dell'Internazionale
Liberale che cinquant'anni fa lanciarono il Manifesto Liberale, noi 475 Liberali
provenienti da tutti i continenti siamo ritornati ad Oxford, tra il 27 e il 30 novembre
1997, per riflettere sulle risposte liberali alle sfide e alle occasioni che si presentano
alla soglia di un nuovo millennio.
Durante i 50 anni trascorsi, sono stati compiuti
progressi sostanziali nel formare società aperte fondate sulla libertà politica ed
economica. Però c'è ancora un lungo cammino da percorrere. Le nuove generazioni devono
ridefinire le priorità liberali di fronte alle nuove occasioni e ai nuovi pericoli.
Restano molte le sfide al liberalismo: la
violazione dei diritti umani e l'eccessiva concentrazione del potere e della ricchezza; le
ideologie fondamentaliste, totalitarie, xenofobe e razziste; la discriminazione in tema di
sesso, di religione, di età, di preferenze sessuali e verso chi è disabile; la povertà
e l'ignoranza; l'incremento del divario tra paesi ricchi e paesi poveri; l'uso distorto
delle nuove tecnologie; l'allentarsi dei vincoli di solidarietà sociale; la rivalità
sulle risorse scarse; il degrado ambientale in un mondo sovrappopolato; il crimine
organizzato e la corruzione politica. Il nostro compito di liberali del XXI secolo è dare
a queste nuove sfide delle risposte politiche che favoriscano la libertà individuale e i
diritti umani, le società e le economie aperte, la cooperazione globale.
I nostri
valori liberali
Noi riaffermiamo il nostro impegno sui
principi fissati nel Manifesto dell'Internazionale Liberale dell'aprile 1947: la libertà
e la responsabilità individuale sono il fondamento di una società civilizzata; lo stato
è soltanto lo strumento dei cittadini di cui è al servizio; ogni atto dello stato deve
rispettare i principi della responsabilità democratica; la libertà costituzionale è
basata sui principi della separazione dei poteri; la giustizia richiede che in ogni
procedimento penale l'imputato abbia diritto ad un rapido processo pubblico e ad un equo
verdetto scevro da qualunque influenza politica; il controllo statale sull'economia e i
monopoli privati minacciano entrambi la libertà politica; diritti e doveri sono
inscindibili; ogni cittadino condivide una responsabilità morale verso gli altri; un
mondo pacifico può essere costruito solo sul rispetto di questi principi e sulla
cooperazione tra le società democratiche. Noi riaffermiamo che questi principi sono
universalmente validi.
Libertà, responsabilità, tolleranza, giustizia
sociale ed uguaglianza delle opportunità: questi sono i valori essenziali del liberalismo
e continuano ad essere i principi sui quali deve essere costruita una società aperta.
Questi principi richiedono un attento bilanciamento tra società civili nel profondo,
governo democratico, liberi mercati e cooperazione internazionale.
Noi siamo convinti che le condizioni della
libertà individuale comprendano il rispetto della legge, uguali opportunità di
raggiungere un'educazione completa e diversificata, la libertà di parola, di associazione
e di accesso all'informazione, uguali diritti e opportunità per donne e uomini, la
tolleranza della diversità, l'essere inclusi nel contesto sociale, la promozione
dell'iniziativa privata e delle occasioni di occupazione. Noi siamo convinti che la
società fondata sul senso civico e sulla democrazia costituzionale rappresentino la base
più giusta e stabile per l'ordine politico. Ove per società fondata sul senso civico noi
intendiamo una società costituita da cittadini liberi che vivono in un sistema di leggi
certe, con diritti individuali garantiti e con poteri del governo limitati e tenuti a dar
conto al cittadini.
Noi siamo convinti che un'economia basata sulle
regole del libero mercato conduca alla più efficiente distribuzione di ricchezza e di
risorse, e incoraggi l'innovazione e promuova la flessibilità.
Noi siamo convinti che la stretta cooperazione
tra le società democratiche attraverso organizzazioni globali e regionali, in un sistema
di diritto internazionale, di rispetto per i diritti umani, per i diritti delle minoranze
nazionali ed etniche e di impegno comune per lo sviluppo economico mondiale, costituisca
il fondamento indispensabile per la pace nel mondo e per il progresso economico ed
ambientale sostenibile.
Il cammino
del liberalismo, 1947-1997.
Noi rileviamo con soddisfazione i progressi
conseguiti durante gli ultimi cinquanta anni nel tradurre in pratica i principi liberali
in un numero crescente di paesi:
il ritorno della libertà e della democrazia in
quelli che erano i paesi comunisti in Europa;
la diffusione dei governi democratici e il
rispetto della legge;
la fine del colonialismo, con i popoli già
assoggettati che ricuperano la facoltà di auto-governarsi;
il ritrarsi dello stato dal controllo delle
economie nazionali, con la diffusa accettazione del principio secondo cui l'economia di
mercato crea ricchezza con più efficacia e la distribuisce con più larghezza;
il trasformarsi dell'educazione da privilegio
di una minoranza a processo permanente per quote crescenti di cittadini;
il rispetto crescente per i diritti umani, sia
nell'ambito degli stati sia come soggetto di tutela internazionale e - se necessario - di
intervento;
una crescente consapevolezza nazionale e
internazionale dei diritti umani delle donne e dei bambini;
l'estendersi alle minoranze sessuali dei
criteri di uguaglianza e il riconoscere che omosessualità e lesbismo sono legittime
espressioni di inclinazioni personali;
il consolidamento di un'economia aperta
internazionale nel quadro di un sistema concordato di regolamenti internazionali;
il rafforzamento del diritto internazionale e
delle istituzioni globali e regionali;
l'aumentata libertà di informazione, di
comunicazione e di spostamento, dentro e attraverso i confini nazionali;
l'accettazione del fatto che la condivisione di
responsabilità nell'ambito della comunità internazionale comprende l'obbligo di
impegnarsi ad affrontare la povertà nel mondo e a proteggere globalmente l'ambiente.
Le sfide per la nostra
generazione.
Noi ci rendiamo conto che questi
considerevoli risultati sono stati raggiunti solo da una minoranza dell'umanità.
Le sfide che dovremo fronteggiare nei prossimi
cinquanta anni sono di costruire su quanto è stato raggiunto, di diffondere i principi
liberali nel mondo, e di imbrigliare le forze del cambiamento perché consolidino lo
sviluppo delle società aperte piuttosto che insidiarlo.
Le sfide che dobbiamo fronteggiare includono:
1. La sfida di estendere la
democrazia.
La democrazia liberale è stata finalmente
accettata come modello globale di organizzazione politica. Tuttavia solo una minoranza di
stati sono compiutamente democratici. Regimi autoritari, élites militari che usurpano il
potere, abusi dei poteri dello stato per fini settari, elementi criminali che acquistano
influenza sul governo, individui affamati di potere che sfruttano le speranze e le paure
popolari, bloccano ancora il cammino verso la libertà. Noi sollecitiamo tutti i governi:
a distinguere, nell'ambito delle relazioni
internazionali, tra governi che applicano o non applicano le norme sui diritti umani e la
democrazia;
ad abolire la pena di morte in tutto il mondo;
a rafforzare il rispetto della legge e a
promuovere la buona amministrazione nel quadro di strutture compiutamente democratiche,
a spostare la spesa pubblica dalle spese
militari verso gli investimenti a carattere sociale, per le attività di sostegno e per
alleviare la povertà;
a limitare il commercio delle armi, ad
ostacolare la vendita di ogni strumento repressivo ai regimi non democratici, e a
valorizzare il registro dell'ONU per le armi convenzionali;
a combattere la corruzione, la criminalità
organizzata e il terrorismo;
a impegnarsi perché i mezzi di comunicazione
siano liberi da indebiti controlli o interferenze del governo o di gruppi dominanti;
a infondere attraverso l'educazione il senso
dell'importanza cruciale della tolleranza perché una società evoluta esista davvero.
2. La sfida della violenza e del
governo globale.
In un mondo pieno di violenti conflitti, uno
dei compiti più impegnativi è trovare mezzi efficaci per evitare la violenza. Un mondo
in cui cresce l'interdipendenza, richiede un alto livello di cooperazione internazionale
per promuovere un ordine globale stabile, sostenibile e giusto. Il crimine organizzato
transnazionale, le malattie più difficilmente curabili, l'inquinamento ambientale e la
minaccia di mutazioni climatiche, rappresentano ulteriori sfide alla cooperazione
internazionale. I liberali si impegnano a rafforzare la capacità di governo globale
attraverso le Nazioni Unite e la cooperazione regionale. Noi sollecitiamo tutti i governi
a sostenere l'iniziativa di creare un tribunale internazionale penale con giurisdizione
sui crimini di guerra. Il nostro obiettivo nel 21° secolo è costruire un ordinamento
mondiale saldamente basato sulla certezza del diritto e rinforzato da adeguate istituzioni
globali e regionali.
3. La sfida per migliorare
l'esercizio della democrazia.
Noi riconosciamo che, per rispondere alle
attese di società più consapevoli e per proteggersi dalle delusioni verso i governi
rappresentativi, le abitudini democratiche devono essere ancor più allargate. I cittadini
meritano un miglior accesso all'informazione, più penetranti controlli parlamentari sul
potere esecutivo, più ampie possibilità di svolgere un ruolo attivo nella vita pubblica
e di criticare i loro governi. Il principio di sussidiarietà deve essere reso
obbligatorio per attribuire il massimo di autonomia alle regioni e alle comunità locali.
Decentrare davvero il potere politico, affidandolo alle comunità di autogoverno, resta la
strada migliore per dar più potere a ciascun cittadino.
4. Il conflitto tra auto governo e
diritti umani.
Autogoverno e, più specificamente,
sovranità dello Stato possono trovarsi in conflitto con la libertà individuale e con i
diritti umani. I regimi totalitari abusano del principio di sovranità per negare
l'intervento in appoggio di coloro cui è negata la libertà. I liberali insistono sul
fatto che la libertà e i diritti umani sono universali e indivisibili e non devono
dipendere dall'essere cittadini di un determinato stato o dall'appartenere ad un
particolare gruppo etnico o sociale, ad un genere sessuale, ad una religione o a un
partito politico. Delle sanzioni adeguate dovranno essere individuate dalla comunità
internazionale contro i governi che rifiutano di osservare i principi di una società
internazionale aperta.
5. La sfida della povertà e
dell'emarginazione sociale.
Povertà, disoccupazione ed emarginazione
sociale deteriorano la vita degli uomini, e specialmente delle donne, dei bambini, degli
anziani e costituiscono i pericoli maggiori per la società civile. La povertà genera
disperazione e la disperazione genera estremismo, intolleranza ed aggressività. Il
problema centrale nel fronteggiare la povertà è come fornire a ciascuno i mezzi per
combatterla da sé e per sfuggirle con le proprie forze. Noi richiediamo una attiva
politica sociale, capace di creare opportunità di istruzione e di impiego, di aiutare
quelli che non possono farcela da soli, e che si basi sul raccordo tra provvedimenti
pubblici e privati. Le istituzioni pubbliche e i sistemi di protezione sociale devono
essere quanto più possibile flessibili e amministrati a livello locale, in modo da
promuovere la responsabilità individuale e da corrispondere a singole situazioni.
6. La sfida dello stato
snello.
La vecchia erronea credenza che è compito
del governo organizzare la felicità della gente è in crisi, se non al collasso, in tutto
il mondo. Nei paesi più industrializzati, dei sistemi di sicurezza sociale e di
redistribuzione esagerati e con obiettivi distorti, minacciano di crollare, e lo stato
preventiva di imporre fardelli di debiti sempre crescenti sulle generazioni future. Nei
paesi in via di sviluppo, i tentativi di promuovere lo sviluppo esclusivamente o
soprattutto attraverso l'azione del governo, sono al limite del fallimento, proprio
perché sovraccaricano il governo e soffocano l'iniziativa privata, il solo fattore che
può produrre uno sviluppo realmente sostenibile. I liberali sanno che la capacità del
governo è limitata, che "il grande governo" e la crescita della spesa pubblica
sono in sé una seria minaccia per una società libera e che circoscrivere il campo
d'azione del governo e limitarne le spese deve essere considerata una priorità.
7. Il bisogno di un nuovo contratto
tra generazioni.
Noi riconosciamo un contrasto tra il premere
immediato della domanda e dei consumi e gli interessi di lungo termine della comunità e
dell'ambiente, dei quali i governi, come amministratori della società, devono tener
conto. Noi cerchiamo di definire un nuovo contratto tra generazioni, riconoscendo i
benefici che i cittadini e i consumatori di oggi hanno tratto dagli investimenti di ieri e
le responsabilità di cui devono farsi carico nel rinnovare l'ambiente naturale, i tesori
culturali, le risorse pubbliche e il capitale sociale a vantaggio delle generazioni
future. I prezzi dovrebbero includere i sottostanti costi dell'inquinamento e dello
sfruttamento delle risorse naturali.
8. La sfida del progresso scientifico
e tecnologico.
Noi accogliamo con favore le opportunità
economiche e sociali offerte dalle nuove tecnologie e dall'innovazione scientifica. Ma
riconosciamo anche la necessità di un pubblico esame critico del loro potenziale impatto
e abuso e la necessità di regole nazionali e internazionali. Il principio della
prevenzione dovrebbe essere il principio guida in tutta l'attività umana. Ciò è vero in
modo particolare per la minaccia dei cambiamenti climatici, che l'umanità deve affrontare
immediatamente. C'è urgente bisogno di accordi e scadenzari impegnativi per sostanziali
riduzioni del consumo dei combustibili fossili. Il consumo deve essere mantenuto entro le
capacità rigenerative degli ecosistemi. Tutti i prodotti chimici, tutte le sostanze
frutto di ingegneria genetica, tutti i prodotti industriali, dovrebbero essere
sperimentati con cura prima di essere diffusi sul mercato. Noi accogliamo con favore anche
la profonda trasformazione nel campo delle comunicazioni, che offre nuove occasioni per
incoraggiare la creatività, il decentramento, l'autonomia e l'iniziativa individuale. I
liberali insistono sulla molteplicità dei canali di comunicazione che si formano con la
competizione nel mercato aperto. L'informazione, le reti di trasmissione e le altre
strutture di comunicazione devono essere largamente accessibili ed essere affiancate da
sistemi aperti per i settori della produzione, del consumo e delle strutture di interesse
pubblico.
9. La sfida di creare mercati
aperti.
Le società aperte hanno bisogno di mercati
aperti. Una società, per essere liberale, aperta e tollerante, richiede un'economia di
mercato. Libertà politica e libertà economica sono due facce della stessa medaglia. Con
i mercati delle idee e delle innovazioni, con la gara per la ricerca della soluzione
migliore, l'economia di mercato innesca un progresso dinamico che attiva la miglior
opportunità di una vita indipendente. Con il sottostante principio di proprietà privata
e con una struttura legale per prevenire i monopoli, i mercati aperti generano
l'iniziativa privata e i mezzi economici per l'assistenza sociale. Regolamenti burocratici
delle economie di mercato e protezionismo sono pertanto barriere per nuove opportunità e
nuove imprese sia nei paesi in via di sviluppo sia nel mondo industrializzato. Per
raggiungere un sviluppo sostenibile da un punto di vista ecologico e sociale, il criterio
impositivo dovrebbe spostarsi dalla tassazione del lavoro alla tassazione del consumo
dell'energia e delle materie prime. Senza un cambiamento del genere, i problemi
dell'ambiente e la disoccupazione continueranno a crescere.
10.
La fida per lo sviluppo in tutto
il mondo.
I governi corrotti e autoritari, gli stati e
le società fragili, la disoccupazione, l'impoverimento, l'analfabetismo e la
sovrappopolazione contribuiscono tutti al degrado ambientale, generano flussi di migranti
e di rifugiati, e provocano rivolte contro l'ordine sociale e politico. In prospettiva è
nell'interesse di lungo termine del mondo progredito incoraggiare il progresso umano e
assistere lo sviluppo economico nei paesi poveri; è anche una responsabilità morale.
Dato che i mercati aperti globali sono essenziali per promuovere la prosperità, nei paesi
ricchi come nei paesi poveri, i Liberali dovranno attirare con forza l'attenzione, e farlo
al meglio, sulla loro ferma convinzione che il libero commercio, offrendo le migliori
opportunità a chi è debole economicamente, è la via più sicura per vincere la povertà
nel mondo. Opporsi al protezionismo resta perciò un cardine dell'impegno liberale.
All'alba del 21° secolo, noi, come Liberali, ci
impegniamo a lavorare insieme per affrontare queste sfide. Noi confermiamo l'impegno
liberale di porre la libertà e la dignità di ogni essere umano al centro della nostra
azione politica.
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